Ariele Vincenti: "La mia Marcinelle porta in scena una tragedia che parla dell'oggi"

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La pièce, allo Spazio Diamante di Roma dal 3 marzo, nel 70esimo anniversario dall’incidente sul lavoro più drammatico in Europa dal dopoguerra che in Belgio costò la vita a 262 minatori

24 febbraio 2026 | 12.13

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Marcinelle, la tragedia di un popolo, di un Paese, che ancor oggi parla di emigrazione, di morte e diritti sul lavoro, di razzismo, ma soprattutto di uomini e donne coraggiose, vittime sacrificali, che hanno pagato un prezzo altissimo alla modernità. Il regista, attore e drammaturgo Ariele Vincenti firma lo spettacolo teatrale 'Marcinelle, storia di minatori', in cartellone allo Spazio Diamante di Roma, dal 3 all'8 marzo, con lo stesso Vincenti in scena accanto a Francesco Cassibba, Sarah Nicolucci, Giacomo Rasetti, Vincenzo Tosetto.

Nel 2026 si celebra il settantesimo l’anniversario dell’incidente sul lavoro più drammatico in Europa dal dopoguerra ad oggi. Era l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Bois du Cazier, a Marcinelle, nel Belgio meridionale, 262 minatori morirono a causa di un incendio e dei fumi tossici propagatisi a oltre 970 metri di profondità. Tra le vittime, 136 erano lavoratori italiani immigrati in Belgio grazie a un accordo tra il governo italiano e quello belga, volto a fornire manodopera in cambio di carbone inviato in Italia.

"Nei miei spettacoli sento profondamente la necessità di raccontare", dice all'Adnkronos Ariele Vincenti. "Prima di 'Marcinelle' c'è stata la pièce 'Marocchinate' per ricordare le violenze subite da molte donne italiane durante la II Guerra Mondiale e 'Ago. Capitano silenzioso' dedicato ad Agostino Di Bartolomeo, storico capitano della Roma. Un teatro 'sociale', il mio, che vuol far riflettere, catapultandoci nella storia. Ho lavorato per oltre un anno e mezzo al mio ultimo spettacolo, leggendo, documentandomi, ascoltando la voce dei familiari di questa storia atroce, in quegli anni solo bambini".

Lo spettacolo segue le tracce, ripercorrendo minuziosamente la cronologia temporale, di tre minatori: dalla partenza dai propri paesi d’origine, alla morte nella miniera di Marcinelle. Viaggi disumani con le valigie di cartone, l'arrivo dopo cinque giorni di traversata e poi la scoperta di un'esistenza e di un lavoro impietosi. "Gli appartamenti erano ricavati da un ex campo di concentramento tedesco, il cibo insufficiente, il lavoro disumano - racconta ancora il regista -. I minatori scendevano a mille metri di profondità e per ore stavano sdraiati in piccole gallerie alte mezzo metro. Molti di loro morirono per aver inalato polveri, condannati da malattie polmonari irreversibili".

"Ho scelto di far parlare i miei minatori nei loro dialetti d'origine - prosegue il regista e drammaturgo - il veneto, il siciliano, l'abruzzese. Di mettere in scena le loro storie, le loro tragedie, ma non solo. Il mio spettacolo sarà anche un racconto al femminile. Dopo la morte dei minatori italiani, sono state le donne a prendere in mano il testimone dei loro mariti morti. Anche loro furono 'tradite'. Alcune furono risarcite con cifre incongrue, altre non ebbero nemmeno la pensione. I nostri minatori come vittime sacrificali - prosegue - in un periodo storico, dopo la guerra, in cui l'Italia aveva bisogno di forza lavoro per la ricostruzione del Paese. Nessuna retorica, nessun didascalismo nel mio spettacolo- conclude Ariele Vincenti - Il mio teatro fotografa la realtà. La tragedia dei 'Marcinelle', ha 70 anni, ma ci parla ancora dell'oggi". Lo spettacolo è una produzione Alt Academy Produzioni e Teatro Stabile d’Abruzzo.

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