Ulivi secolari e millenari a perdita d'occhio, vigneti, alberi di mandorle, di fico e verde, tantissimo verde. Una campagna dorata di cereali senza essere arsa, con il vento a spazzolare le spighe e tra e là si vedono sbucare pinnacoli. Si chiama cosi la cima del trullo, questa abitazione primordiale, caratteristica della Valle d'itria, con una forma circolare rintracciabile nelle architettura di tante altre civiltà primitive lontane tra loro, casa e rifugio, magazzino e abitazione come i nuraghi in Sardegna, alle Cabanas in Spagna o le Borie in Provenza.
Trulli di campagna o di borgo, agglomerati del 1400 come in Aia Piccola o del 1600 come nel centro di Alberobello, imperdibile località della zona, patrimonio Unesco, sempre affollata di turisti come le vicine Locorotondo, Cisternino, Ostuni, Martina Franca rimanendo in collina con il mare smeraldo di Polignano, Torre Canne sullo sfondo.
Il trullo vive da anni un grande revival chi ce l'ha lo mantiene, lo amplia e chi se lo ritrova rudere lo ristruttura secondo i crismi dai sempre più rari mastri trullari . Il mercato dei trulli è in grande espansione: ci sono agenzie specializzate e passaparola, olandesi e francesi e inglesi sono i principali acquirenti investitori, si ritirano qui in pensione e si trasformano in contadini di ritorno o si dedicano all'ospitalità alberghiera con trullo suite per tutte le tasche oppure questa conversione la fanno le nuove generazioni degli abitanti della Valle.
Su una delle contrade che circondano Locorotondo - un centro storico gioiello, bandiera arancione tra i borghi più belli d'Italia - c'è l'esempio della famiglia di Ottolire, che poi è il soprannome di Michele che nel 1973, neanche ventenne, con sua moglie Vita acquistò per abitarci un gruppo di trulli in malora. Una foto d'epoca con i due ragazzi sorridenti tra gli ultivi e le rovine è una sorta di portafortuna di quella che è una saga familiare: mostra da dove sono partiti e dove sono arrivati. Con l'esperienza del nonno paretaro e del bisnonno trullaro, artigiani esperti nella costruzione e nel restauro di queste tipiche abitazioni pugliesi, i due sposini riportarono in vita quei trulli, crescendo lì la loro famiglia con Erasmo e Antonella che oggi, con migliorie, sapienza imprenditoriale e gusto hanno trasformato con Anastasia e Angelo la località in 5 ettari tra vigneti, orto biologico, ulivi in una destinazione fuori dalla folla, con una clientela internazionale che va dalla Nuova Zelanda all'Inghilterra, proponendo una ospitalità raffinata nell'offerta gastronomica di interpretazione della tradizione, nelle esperienze da fare tra cui tour panoramici in bici e sono un esempio per tutta la zona per il legame alla terra e la visione di un turismo slow che va in direzione contraria all'overtourism che flagella l'Italia. Da cinque anni inoltre hanno nel bosco del resort una rassegna, Our Soul, aperta dal concerto tra gli ulivi di Raphael Gualazzi che richiama decine di persone.
Ci sono i trulli e le cummerse, come racconta Antonella di Ottolire, tipiche costruzioni che si ritrovano nei centri storici della zona, con i tetti così spioventi rari da vedersi in Italia, molto più tipici del nord Europa. Siamo a più di 400 metri d'altitudine, le sere e la mattina sono fresche e ventilate in Valle d'Itria, per il refrigerio dal caldo torrido poi ci pensano i trulli, queste antiche costruzioni in pietra. Secondo la leggenda, ci racconta, erano realizzati a secco per essere sgombrati velocemente al passaggio degli esattori dei Borboni, non figurando così come abitazioni vere e proprie e dunque esentasse. Al di là delle leggende, che da queste parti riguardano il famoso trullo siamese di Alberobello (una donna che non si sapeva decidere tra due gemelli), o il trullo sovrano che vuol dire a due piani, oggi possiamo leggere questa costruzione come un prototipo di architettura bioclimatica a Km0, grazie alle sue pareti a doppia fodera con nucleo in pietrame. Varcando la soglia di questi secolari edifici bianchi e grigi subito si percepisce un netto calo della temperatura.
"Tra l'interno e l'esterno di un trullo standard c'è una differenza di 7-10 gradi centigradi, ma a volte lo scarto può arrivare anche a 15 gradi", ha spiegato a Afp Francesco Fragnelli, restauratore di trulli. Caratterizzati tradizionalmente da un unico ambiente con alcove adibite a zona notte e cucina, i trulli iniziarono a essere costruiti a partire dalla metà del XIV secolo utilizzando blocchi di pietra calcarea grezza, raccolti dai contadini durante le operazioni di sgombero dei terreni destinati all'agricoltura. In estate, la pietra calcarea rilascia lentamente l'umidità assorbita durante i mesi invernali, mentre l'aria calda sale verso la sommità del tetto conico, raffreddando l'ambiente sottostante.
Pochi artigiani hanno tramandato le tecniche necessarie per riparare i coni realizzati con lastre di pietra calcarea disposte a secco (con la tecnica della falsa cupola). Le cisterne interne per la raccolta dell'acqua piovana si sono prosciugate. Quando Fragnelli iniziò il suo apprendistato con un cugino nel 1983, "andava di moda il cemento. I trulli rappresentavano un'epoca passata, fatta di sofferenza e fame", ha raccontato uno dei rari mastri trullari. Oggi lavora insieme al fratello e al nipote su trulli acquistati da italiani e stranieri per farne case vacanza, sia nelle campagne.
Con l'aumento delle ondate di calore, le soluzioni tradizionali (come i trulli) stanno diventando un prezioso punto di riferimento, capace di ispirare strategie di adattamento climatico anche per l'edilizia contemporanea", ha detto Gerardo Biancofiore, presidente della sezione pugliese dell'ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili). "Gli studiosi di architettura sostenibile guardano ai principi costruttivi dei trulli come a una fonte d'ispirazione per edifici più resilienti al riscaldamento globale", ha affermato Biancofiore.
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