>>>ANSA/Nel testamento di Ruini i dubbi su Bergoglio, 'riaprì ferite'

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(di Manuela Tulli) Si definisce "papista" ma non rinuncia a criticare Papa Francesco perché, a suo avviso, ha riaperto "ferite" nella Chiesa. E' l'ultimo lascito del cardinale Camillo Ruini: un lungo testamento spirituale nel quale non manca la franchezza e anche qualche autocritica.
    Intanto oggi si è tenuta una nuova celebrazione esequiale nella Cattedrale di Reggio Emilia, la diocesi di provenienza del porporato che ha segnato la storia della Chiesa italiana ai tempi di Papa Wojtyla.
    Parlando dei Pontefici il ricordo è soprattutto per Wojtyla con il quale ha condiviso non solo la gestione della diocesi di Roma, per quasi un ventennio, ma soprattutto valori e linee pastorali. "Sono sempre stato 'papista'", si legge nel documento scritto da Ruini nel giugno del 2016 nel quale parla di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. "Quando è stato eletto Papa Francesco ne ho gioito e, per quel che potevo, sono stato subito un suo sostenitore" ma "devo confessare - scriveva il cardinale dieci anni fa - però di trovarmi in una situazione di disagio, non certo per motivi personali ma perché fatico a comprendere alcuni orientamenti che mi sembrano riaprire ferite, dopo il Concilio a stento medicate". E in un momento in cui Papa Bergoglio era nel pieno dei primi anni del suo pontificato, Ruini aggiunge: "Chiedo umilmente al Signore di convincermi interiormente che la Chiesa è sua e che Egli stesso ne ha cura, al di là delle nostre vedute umane". Successivamente saluterà con favore, nelle interviste di quest'ultimo anno, l'elezione di Leone XIV che, a suo avviso, avrebbe potuto ricucire gli strappi del Papa argentino.
    Ruini nel testamento spirituale, faccia a faccia con Dio, fa anche un bilancio del suo operato sia alla guida del Vicariato di Roma che della Cei: "Spero, Signore, di aver operato non per interessi personali ma per gli obiettivi che mi erano affidati e che condividevo di cuore: ho superato così resistenze e ostilità non piccole". Anche qualche lieve autocritica: "Riconosco e confesso però di aver agito a volte con durezza sostanziale, sotto delle forme per lo più - non sempre - gentili: ne chiedo perdono al Signore e a tutte le persone, vive e defunte, alle quali ho procurato dolore".
    Dopo la messa di stasera a Reggio Emilia, Ruini sarà sepolto nella tomba di famiglia al cimitero di Dinazzano. Il vescovo di Reggio Emilia, mons. Giacomo Morandi, sottolinea: "Dopo tanta lontananza dalla diocesi, in giro per il mondo, anche accompagnando il Santo Padre, don Camillo, come tutti lo chiamano qui, ritorna nella Chiesa che lo ha generato nella fede". Il 24 giugno a Roma ci sarà una nuova messa, in suffragio del porporato, nella basilica di San Giovanni Laterano e sarà presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina.
   

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