>>>ANSA/Il cardinale Becciu, 'ora si riconosca la mia totale innocenza'

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Il processo per la gestione dei fondi della Santa Sede è da rifare e ora il cardinale Angelo Becciu, che si è sempre proclamato innocente, confida che questo possa essere presto confermato anche dai giudici. Parlando con i suoi avvocati ha infatti espresso "soddisfazione" per l'accoglimento delle eccezioni sollevate dalla difesa e auspica che "si arrivi presto al riconoscimento della mia totale innocenza, nel rispetto dei tempi necessari alla Corte per accertare i fatti". È quanto hanno riferito i suoi legali, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo.

Gli avvocati del cardinale tornano a sottolineare l'importanza della decisione pubblicata ieri dalla Corte d'Appello vaticana: "Ha accolto le eccezioni da noi sollevate sin dall'inizio, dichiarando la nullità della citazione a giudizio e disponendo la rinnovazione del dibattimento. Ha così riconosciuto un principio cardine: il pieno esercizio del diritto di difesa non può consentire la selezione degli atti da parte dell'accusa. Non parliamo di aspetti meramente formali, ma di regole a tutela dell'effettività del diritto di difesa", evidenziano Viglione e Marzo. La mancata pubblicazione di atti da parte del Promotore di Giustizia "ha viziato un atto fondamentale del giudizio quale è la citazione", sottolineavano i giudici nell'ordinanza di ieri decidendo che si ricomincerà daccapo con il dibattimento che si svolgerà davanti allo stesso giudice di secondo grado. In ogni caso la decisione che verrà presa alla fine del nuovo processo salvaguarda ciascuno degli imputati perché la sentenza "non potrà essere riformata a suo danno".

A chiedere di fare luce sulla vicenda è anche il vescovo di Ozieri, monsignor Corrado Melis, molto vicino al cardinale Becciu, e sempre al suo fianco anche nel corso di questa lunga vicenda giudiziaria. Tra l'altro lui stesso è coinvolto in un processo a Sassari per la gestione dei fondi 8 per mille, assieme a Tonino Becciu, fratello del cardinale Angelo. Per mons. Melis, dopo la pronuncia della Corte d'appello, "emerge con forza un'esigenza non più rinviabile: fare piena luce sui fatti. Una chiarezza completa, libera da ombre e ambiguità, capace di restituire dignità e ristabilire equilibrio". "Il fatto che il processo debba essere sostanzialmente rinnovato, con pieno accesso agli atti e possibilità effettiva di difesa, restituisce al giudizio il suo necessario equilibrio", sostiene Melis. "Il tempo della verità si avvicina", conclude il vescovo.
   

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