(di Paola Lo Mele)
I lavori della commissione Affari
Costituzionali che sarebbero dovuti andare avanti ad oltranza
anche nel weekend si interrompono prima di mezzogiorno. La pausa
dei voti a vari livelli dopo l'apposizione di una fiducia da
parte del governo (in questo caso sul piano casa) impone una
pausa anche per la legge elettorale, che continuerà ad essere
esaminata solo a partire da lunedì o martedì. Intanto, il
presidente della Camera Lorenzo Fontana risponde alle
opposizioni che ieri gli avevano chiesto uno slittamento
dell'approdo del testo in Aula per consentire un'analisi
adeguata del provvedimento. La riunione dei capigruppo per
parlarne - annuncia Fontana - si terrà a inizio settimana.
Per ora, nessuno si sbilancia sul possibile accoglimento
delle richieste della minoranza parlamentare. Se lo slittamento
dell'avvio della discussione generale consentirà in ogni caso il
via libera entro metà luglio - si ragiona in ambienti del
centrodestra - se ne potrà discutere. Ma tutto è demandato
all'interlocuzione politica tra i gruppi.
Tra gli ultimi emendamenti approvati dalla commissione
presieduta da Nazario Pagano c'è quello presentato dalla
maggioranza che interviene sull'indicazione del nome del
candidato premier al momento del deposito dei programmi delle
coalizioni, già prevista dal Bignami bis. La precisazione
aggiunta in commissione è che sono "fatti salvi le prerogative
del Presidente della Repubblica" e il principio di
rappresentanza nazionale degli eletti. Aspre le critiche delle
opposizione che parlano di "un'anticipazione del premierato" e
di "esproprio delle prerogative del presidente della
Repubblica". "La destra forza la mano fino ad aggirare la
Costituzione", punta il dito Filiberto Zaratti di Avs. Mentre il
dem Federico Fornaro evidenzia come se "dovesse essere approvata
la nuova legge elettorale le coalizioni dovranno indicare
obbligatoriamente il candidato presidente del Consiglio da
proporre al Presidente della Repubblica" ed "è del tutto
evidente che se fosse Giorgia Meloni, la Lega dovrà cambiare il
contrassegno elettorale in cui compariva la scritta 'Salvini
premier'. Analoga questione si apre per Forza Italia che oggi ha
nel suo simbolo la dicitura Berlusconi Presidente".
A difesa della riforma e della norma in questione
intervengono la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati e
diversi esponenti della maggioranza. "Le prerogative del Capo
dello Stato restano immutate - rimarca il vicesegretario azzurro
Stefano Benigni - e l'indicazione obbligatoria del candidato
presidente del Consiglio persegue l'obiettivo di rendere
pienamente conoscibili a priori per gli elettori le intenzioni
delle varie coalizioni". Fino ad ora la commissione ha approvato
solo tre emendamenti di maggioranza: oltre a quello sul capo
dello Stato, uno su Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta e uno
sulle liste circoscrizionali. Restano accantonati una trentina
di emendamenti su preferenze, fuori sede e firme digitali che
attendono ancora un parere di relatori e governo. Su questi
temi, ed in particolare sulle preferenze, FdI starebbe lavorando
ad un possibile punto di caduta, anche con gli alleati di
governo (FI e Lega) che sono apertamente contrari. Tra le
ipotesi di lavoro, c'è quella del capolista bloccato abbinato
alle preferenze.
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