Andreeva va ko a Indian Wells e sbotta: "Fanc... a tutti". Storia dei baby prodigi travolti dalla pressione

1 ora fa 1

La campionessa in carica in California dopo la sconfitta al terzo turno con Siniakova: "Non sono orgogliosa di me". Non è la prima volta che le capita, così come ad altri (ex) baby campioni 

Martina Sessa

10 marzo - 14:58 - MILANO

Reggere la pressione è una delle sfide più delicate per chi pratica sport. Nel tennis lo è ancora di più. Si è soli in campo: soli nel valutare ogni scelta, soli nel rispondere ai colpi dell’avversaria, soli davanti al pubblico, che può anche non essere dalla tua parte. Gestire la pressione non è semplice nemmeno quando i risultati arrivano; quando invece le cose iniziano a girare nel verso sbagliato, tutto diventa più complicato. E se a vivere questa situazione è una teenager, allora la partita si gioca anche contro se stessi. Per Mirra Andreeva, scendere in campo negli ultimi mesi non sembra essere stato facile. La russa, classe 2007, attraversa da tempo un momento complicato. La vittoria nel torneo di Adelaide è stata l’eccezione luminosa in una stagione segnata da difficoltà. A Indian Wells tutta la frustrazione accumulata è emersa con forza. Sconfitta al terzo turno del Wta 1000 dalla ceca Katerina Siniakova, la campionessa in carica non è riuscita a gestire la tensione: prima ha spaccato la racchetta, poi si è rivolta al pubblico del “Tennis Paradise” con un insulto: “Fan***o a tutti”. In conferenza stampa ha poi provato a spiegare l’accaduto: “Era diretto a tutti: verso di me, verso il pubblico”. E sono arrivate anche le scuse: “Non sono orgogliosa di come ho gestito la situazione”.

una storia già vista

—  

Gesti del genere non sono una novità per Andreeva. Racchette distrutte, pugni alle ginocchia, scatti di rabbia: episodi che si sono ripetuti più volte, sulla scia di quanto spesso accade anche al suo connazionale Andrey Rublev nel circuito maschile. Uno dei momenti più emblematici si è visto a Wuhan nella scorsa stagione. Nel match d’esordio contro Laura Siegemund, dopo aver sbagliato una comoda volée, la russa è scoppiata a piangere in campo, a match ancora in corso. Si è coperta gli occhi nel tentativo di nascondere le lacrime, ma la frustrazione era evidente. Anche in quell’occasione non sono mancate le urla in campo: “Sono stufa di questo fot***o tennis”, ha gridato a se stessa e al suo box. 

altri episodi storici nel femminile

—  

Il tennis ha già conosciuto storie simili: prodigi adolescenti travolti dal peso delle aspettative. Il caso più celebre resta quello di Jennifer Capriati. Diventata professionista a soli 13 anni, la statunitense fu uno dei talenti più precoci della sua generazione, ma anche protagonista di uno dei crolli più noti dello sport. Medaglia olimpica a 16 anni alle Olimpiadi di Barcellona ‘92, nel dicembre 1993 - a soli 17 anni - fu fermata in un centro commerciale di Tampa per il furto di un anello da un chiosco. È stato l’episodio che segnò l’inizio di un periodo turbolento nella sua vita. Nel maggio del 1994 fu poi arrestata per possesso di marijuana: una situazione che la portò ad avviare un percorso di riabilitazione. La storia di Capriati ha avuto un lieto fine. Il 1996 è stato l’anno in cui è tornata in campo e agli inizi del nuovo Millennio è riuscita a conquistare tre titoli del Grande Slam. La sua vicenda, tuttavia, spinse la Wta a intervenire introducendo un regolamento specifico per le tenniste tra i 14 e i 18 anni che si affacciano al professionismo. Un altro episodio rimasto nella memoria del tennis riguarda Martina Hingis. A 17 anni aveva già conquistato quasi tutto: Australian Open, Wimbledon e US Open. Le mancava soltanto il Roland Garros. L’occasione arrivò nel 1999, a diciotto anni, ma la finale contro Steffi Graf si trasformò in uno dei momenti più controversi della storia del tennis femminile. La svolta arrivò quando la svizzera contestò una chiamata di linea, nonostante l’arbitro avesse confermato il segno sulla terra. Hingis attraversò allora la rete per indicare personalmente il punto sul campo che, a suo avviso, dimostrava l’errore. Si rifiutò di riprendere il gioco e tornò alla panchina chiedendo l’intervento del supervisore del torneo. Il direttore Gilbert Ysern entrò in campo ma confermò la decisione arbitrale, arrivando a minacciare la squalifica. Con il pubblico ormai apertamente ostile, Hingis crollò emotivamente. Dopo la sconfitta lasciò il campo in lacrime prima della cerimonia di premiazione. Solo l’intervento della madre, Melanie Molitor, riuscì a convincerla a uscire dagli spogliatoi e a tornare per ritirare il premio.

altri episodi nel maschile

—  

Anche il tennis maschile ha conosciuto episodi eclatanti. Tra i più recenti e clamorosi c’è quello che ha coinvolto Denis Shapovalov. Il canadese era considerato uno degli astri nascenti del circuito: nel 2016 vince Wimbledon juniores e poco dopo entra nel circuito maggiore. Ma l’anno successivo in Coppa Davis, sotto la pressione del match decisivo negli ottavi di finale contro la Gran Bretagna, il diciassettenne perde la testa. In un momento di rabbia scaglia con forza una pallina a gioco fermo: il colpo raggiunge in pieno il giudice di sedia, il francese Arnaud Gabass, che successivamente riporta un vistoso trauma nella zona oculare. La squalifica è scontata e la sconfitta del Canada anche. Shapovalov, Andreeva, Capriati e Hinghis hanno storie diverse ma una cosa in comune: nel tennis dei prodigi, a volte, la sfida più grande non è l’avversaria dall’altra parte della rete. 

Leggi l’intero articolo