L’allenatore, ex vice di Spalletti, promuove i due rivali: "Sono considerati i migliori, ci sarà un motivo..."
La solita, floridissima, Toscana ha cullato e sfornato tantissimi allenatori da Serie A negli ultimi decenni: Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti, certo, ma anche quell’Andreazzoli che nei primi anni Duemila decise di mettere il turbo alla sua carriera da tecnico accettando la proposta dell’attuale guida della Juventus: Luciano allenatore e Aurelio vice, prima all’Udinese e poi alla Roma. I due si conoscevano già dai tempi della Serie C1 - una decina di anni prima - e avevano legato a Coverciano dove erano stati compagni di stanza.
Aurelio Andreazzoli, com’era scattata la scintilla con Spalletti?
“Eravamo stati avversari, lui all’Empoli e io alla Massese in Serie C1 l’anno in cui loro hanno vinto la Coppa Italia di categoria, nel 1995: non eravamo nello stesso girone, però ci siamo incontrati in Coppa. Poi abbiamo frequentato il super corso di Coverciano e da lì è nato il progetto di lavorare insieme qualora si fosse presentata l’occasione giusta. Non c’è stata subito, ma si è presentata con l’Udinese dopo qualche anno e da lì è cominciata la storia: Udine e poi Roma in due spezzoni, con il piacere di stare insieme e di condividere”.
Come vi completavate?
“È subito nata la curiosità, perché eravamo in camera insieme al super corso e lui in quel periodo allenava la Sampdoria: eravamo entrambi curiosi e quindi ci siamo avvicinati. A dire il vero ci eravamo incrociati già nei dilettanti da calciatori - lui era a Volterra e io a Pescia - però in quel periodo non ci si frequentava, eravamo avversari e basta”.
Oggi vede uno Spalletti cambiato rispetto a quando collaboravate?
“Ora chiaramente ha un’esperienza tale che la curiosità gli è un po’ scemata: è talmente pieno delle sue cose che non ne ha più bisogno, pur aprendosi sempre – per carattere – alle novità che il mondo del calcio offre. Anzi, più che seguire le novità, lui spesso le ha anticipate”.
Ora sembra aver riportato la Juventus sulla retta via.
“Ne ero certo: ha un bagaglio ampissimo, ha proposte e ha personalità per incidere, non c’erano dubbi che sarebbe accaduto. Per mettere a posto le cose era solo questione di tempo. La mano si sarebbe vista in fretta e non ci sono dubbi che lui abbia i mezzi per poter arrivare subito al dunque. Poi è evidente che per mettere a posto le cose che ci vorrà ancora un pochino, però molte cose già funzionano. È questione di caratteristiche e lui è uno che si impone sulla squadra, sia come idea che come comportamenti. Adesso la Juventus è una squadra seria che si comporta come il suo allenatore, in maniera seria. I calciatori non si buttano in terra, non perdono tempo... Poi hanno pure aggiunto la goliardia, perché si divertono: è un gruppo che sta bene insieme e si vede”.
Quale sarà la prossima sfida di Spalletti?
“Le ambizioni della Juve, che sono massime. Io non credo che se quest’anno dovessero arrivare quarti, il prossimo anno si accontenteranno di arrivare terzi. È normale che sia così, anche se non lo ammetteranno mai: non firmerebbero in anticipo per queste posizioni, sono ambienti che tendono al massimo, come è giusto che sia”.
Il futuro della squadra passerà anche dal mercato...
“Sì, ed è logico, perché con tutte le capacità che allenatore e società possono mettere a disposizione, poi si passa attraverso le qualità dei calciatori. L’allenatore bravo è quello che fa esprimere bene i giocatori e ciò fa la differenza dal punto di vista del tecnico. Dal punto di vista dei risultati, però, la differenza la fanno i calciatori in campo”.
Domenica la Juventus sfida il Milan di Massimiliano Allegri: che valutazioni si possono fare sulla sua gestione?
“Se guardiamo la classifica dell’anno scorso e quella di quest’anno, possono essere contenti tutti. Ci sono tanti aspetti da considerare che possono piacere o meno a livello personale, però ciò che rimane è l’oggettività della classifica per la quale tutte le squadre giocano, in particolare quelle di alto livello”.
Qual è l’ingrediente segreto del tecnico rossonero?
“Parliamo sempre di gente che conosce il mestiere: lui e Spalletti fanno questo lavoro da una vita e sono considerati i migliori, ci sarà un motivo... Hanno un bagaglio, seppur diverso, che li rende sicuri del lavoro che fanno. Poi, l’esperienza da sola serve a poco, altrimenti allenerebbero i settantenni come me che invece stanno a casa e allenano i giovani. Servono tante componenti, anche l’esperienza, ma al primo posto ci sono le capacità che uno può avere. A qualsiasi età”.









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