Per i cardiologi americani i benefici dell'attività fisica vanno ben oltre la semplice perdita di peso, perché migliorano la salute cardiometabolica
25 giugno 2026

Anche i cardiologi americani dell'AHA (American Heart Association) scendono in campo per dare il loro endorsement all'esercizio fisico nella lotta contro l'obesità, sottolineando che i benefici dell'attività fisica vanno ben oltre la semplice perdita di peso, perché migliorano la salute cardiometabolica. L'invito per i medici dunque è quello di promuovere il movimento nelle persone con obesità, in associazione a terapie farmacologiche o alla chirurgia bariatrica.
“Obiettivo del nostro scientific statement dell'AHA – spiega Francoise Marvel, autrice della dichiarazione e professore associato di medicina presso la divisione di cardiologia della Johns Hopkins University School of Medicine - è ridefinire il ruolo dell'attività fisica: che non è solo uno strumento per perdere peso, ma una vera e propria terapia cardiometabolica”.
In un momento in cui i farmaci basati sul GLP-1 sono al massimo della popolarità e moltissime aziende pharma si stanno lanciando nell'agone delle terapie basate sulle incretine, i cardiologi stelle e strisce, pur riconoscendo la vocazione di protezione cardiometabolica di queste nuove terapie (tanto da aver ricevuto approvazioni regolatorie per il trattamento dell'obesità associato a malattie cardiovascolari e apnea del sonno), ricordano che questi farmaci devono essere utilizzati in combinazione con l'attività fisica. “L'idea di utilizzare i farmaci basati sul GLP-1 in maniera isolata – ribadisce la Marvel – va assolutamente scoraggiata”.
I benefici dell'esercizio aerobico e di resistenza
L'esercizio aerobico – ricordano gli esperti dell'AHA - riduce i valori pressori, la resistenza insulinica e le dislipidemie (tutte condizioni molto spesso presenti nei soggetti con obesità) e migliora la forma cardio-respiratoria. Se associato all'allenamento di resistenza inoltre aumenta la massa magra, riduce il grasso corporeo, migliora ulteriormente la sensibilità all'insulina e riduce l'emoglobina glicata.
Insomma, anche se non si perde peso attraverso un programma di attività fisica (per ottenere questo risultato deve essere associato alla dieta e a terapie farmacologiche o chirurgiche), comunque la salute ne guadagna.
Farmaci GLP-1 e attività fisica: molti pazienti smettono di farla
La gestione dell'obesità richiede un approccio multidimensionale, ma le ricerche suggeriscono che spesso le persone non mettono in pratica questa strategia. Uno studio pubblicato su JAMA Network Open sulle esperienze di 23 pazienti in trattamento con farmaci GLP-1 rileva che le persone considerano queste terapie come un supporto ai cambiamenti dello stile di vita e alcuni riferiscono una maggiore propensione a praticare attività fisica.
Ma uno studio basato sui dati prodotti da dispositivi indossabili in oltre 700 adulti con obesità, presentato di recente ad un congresso, ha evidenziato che in media i pazienti riducevano addirittura l'attività fisica dopo aver iniziato i farmaci GLP-1.
E questo rappresenta un problema perché con questi farmaci si perde anche molto muscolo scheletrico, fondamentale per un invecchiamento sano e per la regolazione della glicemia. “A questo si aggiunge il fatto che - osserva John Jakicic, professore di attività fisica e gestione del peso presso l'Università del Kansas Medical Center e presidente eletto dell'American College of Sports Medicine - la qualità muscolare nelle persone con obesità può essere già compromessa dall'elevata infiltrazione di grasso nei muscoli. Quello che osserviamo negli studi è che invece l'esercizio fisico migliora la qualità del muscolo”.
Il modello delle ‘5A' e quello ‘SMART'
Le Physical Activity Guidelines for Americans (pubblicate su JAMA nel 2018) raccomandano agli adulti almeno 150 minuti di attività aerobica moderata, oppure 75 minuti di attività vigorosa ogni settimana, oltre a esercizi di rafforzamento muscolare, almeno due volte a settimana. Ma gli esperti dell'AHA sottolineano che anche quantità più modeste di esercizio possono produrre benefici misurabili per la salute nelle persone che iniziano da zero. L'importante è iniziare e proseguire con costanza.
Viene raccomandato l'adozione del modello delle “5A” per incoraggiare i pazienti a praticare regolarmente attività fisica: Assess (valutare), Advise (consigliare), Agree (concordare obiettivi), Assist (fornire supporto), Arrange (organizzare il follow-up). Si comincia con il valutare ciò che il paziente sta facendo in questo momento e la sua disponibilità a impegnarsi nell'attività fisica. Successivamente si forniscono informazioni su come allenarsi, si definiscono obiettivi condivisi, si individuano strategie per superare gli ostacoli e si stabilisce un piano per monitorare i progressi.
L'AHA raccomanda infine che gli obiettivi seguano il modello SMART e cioè che siano: Specifici, Misurabili, Raggiungibili, Rilevanti, Temporalmente definiti.
Pedometri e smartwatch alleati del movimento
La tecnologia può aiutare a centrare questi target. Dispositivi indossabili come pedometri, applicazioni per la salute e smartwatch possono aiutare i pazienti a monitorare i progressi dell'attività fisica, aumentare la motivazione e fornire ai clinici dati oggettivi utili per dare feedback informati ai pazienti.
A volte la motivazione a integrare l'attività fisica nella routine quotidiana c'è, ma mancano tempo, risorse o spazi sicuri. E anche in questo caso il medico ha un ruolo determinante nell'aiutare i pazienti a superare le barriere e a individuare le risorse disponibili. E visto che la mancanza di tempo riguarda anche i medici, è prezioso l'aiuto di altri professionisti sanitari, (infermieri, fisioterapisti, dietisti e consulenti comportamentali) per offrire un supporto più approfondito. “Ciò di cui abbiamo bisogno è una collaborazione tra clinici e risorse disponibili sul territorio che possano sostenere tutti gli aspetti dell'assistenza al paziente, compresi attività fisica ed esercizio - afferma Jakicic -. Lo facciamo per la riabilitazione cardiaca. Perché non dovremmo farlo anche nella cura dell'obesità?»











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