Ancelotti: "Questa sconfitta è il primo passo del nuovo ciclo. Da domani pensiamo al futuro"

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Il ct del Brasile ha un contratto fino al 2030: "Ho un gruppo di giovani interessanti, di meno giovani che sono forti e di veterani che possono continuare. Il rigorista? I migliori non erano in campo"

6 luglio 2026 (modifica alle 01:38) - EAST RUTHERFORD (USA)

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“Questa sconfitta è il primo passo del nuovo ciclo di questa nazionale” dice Carlo Ancelotti cercando di masticare un’eliminazione molto dolorosa per il turno e il modo nella quale è arrivata. “È ovvio che siamo tutti profondamente tristi, noi tecnici e i giocatori esattamente come i tifosi, perché la squadra magari non stava facendo un Mondiale spettacolare ma il nostro torneo era sicuramente buono e oggi meritavamo di vincere. Abbiamo fatto una prima parte di gara molto positiva, abbiamo avuto diverse opportunità sullo 0-0. Stavamo controllando la gara e avevamo delle occasioni. Avevamo scelto di non pressare tanto alto per le caratteristiche dell’avversario, veloce in contropiede. Tutto è andato bene per 70 minuti, poi è arrivato Haaland e ha deciso la gara”.

GRANDE AMBIENTE

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Cosa lascia questa Coppa? “Un’esperienza per me deludente sotto il profilo del risultato e un grande senso di tristezza, ma lascia anche una gran bella esperienza, un ottimo gruppo di lavoro e infatti ci tengo a ringraziare i ragazzi per l’ambiente che hanno creato. Non sempre tutto va come vogliamo noi, non tutto è sempre perfetto. Oggi non meritavamo di perdere, ma nell’equazione va considerato anche l’avversario, un rivale con ottimi giocatori che hanno fatto la differenza”.

I RIGORISTI

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Ovviamente è stato chiesto al ct la scelta del rigorista, perché Bruno Guimaraes e non Vinicius, per esempio, anche se il madridista ha tanti errori in carriera: “Prima della gara abbiamo fatto un’analisi statistica sui rigori tirati e trasformati negli ultimi mesi. Il migliore era Raphinha, poi Neymar, poi Igor Thiago. Nessuno dei 3 era in campo. Tra chi stava giocando il migliore era Bruno Guimaraes, e ha tirato lui. L’abbiamo scelto perché pensavamo fosse il migliore”.

IL FUTURO

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E ora? “Ora bisogna gestire questa grande tristezza e da domani iniziare a pensare al futuro di una nazionale che ha già un gruppo di giovani interessanti, di meno giovani che sono forti e di veterani che possono continuare”. Carlo non vuole buttare fuori bordo nessuno dalla sua nave che affonda. È sicuro di poterla tirare su e ha 4 anni di tempo per farlo. Prima del Mondiale ha allungato il suo contratto fino al 2030, anche perché questo torneo preparato in 13 mesi era chiaramente appeso a tanti fattori emozionali e sportivi di poca solidità. Il Brasile sognava l’Hexa e arriverà almeno a 28 anni senza l’agognata sesta stella. Non ha mai aspettato tanto, ma non è nemmeno stato tanto arido di talento.

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