I consigli del preparatore Carlo Samà su pulsazioni, attività alternative, lavoro sul core e cura della postura per la schiena
Laerte Salvini
29 giugno - 09:43 - MILANO
L'estate è arrivata e con essa il caldo torrido e quella sensazione diffusa di stanchezza. Eppure il periodo estivo non è soltanto un'occasione preziosa per costruire una base aerobica in vista delle prime gare autunnali: per gli amatori è anche il momento ideale per affinare le proprie capacità in modo diverso dal solito. Di questi accorgimenti abbiamo parlato con il dottor Carlo Samà, preparatore atletico con un importante passato nel mezzofondo italiano e un'esperienza internazionale nel mondo della preparazione sportiva. Dall'Iran alla Bulgaria, per una carriera da vero giramondo.
sollecitazioni
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Il primo punto su cui Samà insiste riguarda ciò che accade al corpo quando le temperature salgono. "Con l'aumento della temperatura il sangue fatica a raggiungere i muscoli, perché l'organismo lo dirotta verso la pelle per disperdere il calore: i muscoli risultano così meno irrorati", spiega. La conseguenza è diretta: "Ricevendo meno sangue, i muscoli dispongono di meno ossigeno. A parità di condizioni rispetto all'inverno, lo sforzo aumenta e le pulsazioni salgono". È una reazione fisiologica, non un calo di forma: il corpo deve smaltire il calore attraverso il sudore e concentra lì le proprie risorse. "Questo fa capire come la muscolatura vada in difficoltà già sotto sforzo lieve", aggiunge Samà, "e diventa un problema da gestire". Una difficoltà che gli amatori, spesso, faticano a riconoscere e ad accettare.
RITMO E SENSAZIONI
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Il cuore del discorso è il cambio di parametro. Gli amatori, osserva Samà, "sono sempre un po' fissati con i numeri, con i tempi al chilometro", e proprio per questo è difficile far loro capire che in certi periodi dell'anno il riferimento deve cambiare. "Ciò che conta non sono più le distanze percorse in un certo tempo: quello che bisogna tenere sotto controllo sono le pulsazioni", afferma. I numeri parlano chiaro: "Bastano 20-25 gradi per perdere 5-10 secondi al chilometro. Chi è abituato a correre il chilometro in 5 o in 4.30 si ritrova subito più lento". E con il salire della colonnina il divario cresce: "Sui 30 gradi si arriva a 10-20 secondi al chilometro in più, perché la fatica aumenta". L'errore tipico è leggere quel rallentamento come una giornata storta e caricare ancora di più. "Bisogna stare molto, molto attenti", avverte Samà. C'è poi un risvolto psicologico che complica le cose: "D'estate si gareggia spesso, e in gara ci si confronta inevitabilmente con le andature al chilometro: per questo è difficile far passare il messaggio". Convincere un amatore a guardare il cardiofrequenzimetro invece del passo, insomma, è già metà del lavoro.
ATTIVITÀ ALTERNATIVE
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La buona notizia è che non bisogna smettere di allenarsi, ma cambiare modo. "Esistono modalità alternative per lavorare in estate, e sono davvero efficaci", spiega Samà. Il primo è la bici: "Lì aumenta molto la ventilazione e quindi già il raffreddamento del corpo avviene in maniera più facile". Poi c'è la scelta dell'orario: "Lavorare la mattina presto o la sera tardi". E c'è il mare, con il lavoro sul bagnasciuga: "Posso immaginare un lavoro ripetuto fatto vicino all'acqua del mare", dice, con un'accortezza precisa per via della leggera pendenza della battigia: "Bisogna avere l'accortezza di farlo una volta verso destra e una volta verso sinistra, per non caricare sempre lo stesso arto". Anche la vicinanza dell'acqua ha il suo perché: "Lavorare vicino all'acqua, a temperatura più bassa, evita di stressare subito le articolazioni". Sono tutte modalità, sintetizza Samà, "per rimodulare il lavoro senza interromperlo, rispettando i giusti tempi di recupero".
postura e core
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C'è poi un capitolo che, secondo Samà, gli amatori tendono quasi sempre a trascurare: il lavoro posturale e il potenziamento del core. "Si pensa sempre alle gambe e ai polmoni, ma la corsa parte dal centro del corpo", spiega. "Un core debole significa una schiena poco protetta, e su distanze lunghe la postura cede: ci si accascia, il bacino non regge, e da lì arrivano i dolori lombari". Il consiglio è di dedicare tempo, soprattutto nei mesi estivi più tranquilli, a un lavoro mirato di stabilità: "Bastano pochi esercizi costanti per addominali, dorsali e fascia profonda. È un investimento che protegge la schiena e rende la corsa più efficiente". Un aspetto, sottolinea, che non vale per tutti allo stesso modo: "Ogni atleta ha la sua struttura, le sue debolezze, la sua storia. Il lavoro atletico è sempre un vestito cucito su misura: ciò che fa bene a uno può non servire all'altro".
più forti
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Allenarsi d'estate, insomma, non significa fermarsi né forzare, ma imparare a leggere il proprio corpo con parametri diversi. Chi accetta di mettere da parte il cronometro, di affidarsi alle sensazioni e alle pulsazioni e di curare anche ciò che di solito si dimentica – la postura, il centro del corpo – arriverà all'autunno non solo riposato, ma più consapevole dei propri mezzi. E spesso, paradossalmente, più veloce di prima.










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