Allo stadio di Zenica 9.500 spettatori per Bosnia-Italia - LIVEBLOG

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Allo stadio di Zenica 9.500 spettatori per Bosnia-Italia

Nello stadio Bilino Polje di Zenica, dove alle 20:45 è in programma Bosnia-Italia per assegnare un posto ai Mondiali di calcio, sono attesi in totale 9.500 spettatori. Gli italiani saranno 550. Mancherà quindi l'effetto tutto esaurito: l'impianto avrebbe una capienza di 13mila spettatori, ma la Fifa ha imposto una riduzione per cori discriminatori dei tifosi bosniaci contro la Romania. L'ambiente si preannuncia comunque bollente, visto che lo stadio non ha una pista di atletica e i tifosi si trovano a pochi metri dal campo. Si giocherà senza goal-line technology, che è opzionale in base alla volontà della federazione organizzatrice. L'arrivo dei giocatori della Bosnia è previsto per le 19:10, quello degli italiani per le 19:15.

Lo stadio Bilino Polje di Zenica comincia a riempirsi

Lo stadio Bilino Polje comincia a riempirsi per la finale dei playoff di qualificazione ai Mondiali tra Bosnia e Italia. Nelle strade si sono create lunghe code di tifosi in fila per entrare. Sono stati accesi numerosi fumogeni che hanno fatto calare la nebbia su Zenica, mentre sale il suono delle vuvuzelas.

A Zenica fa freddo, qualche goccia di pioggia. Ma non nevica

A Zenica le temperature stanno scendendo fino a poco sopra lo zero mentre si avvicina l'orario d'inizio di Bosnia-Italia, la partita decisiva per la qualificazione ai Mondiali. Sulla città è caduta a intermittenza qualche rara goccia di pioggia, ma al momento non si è vista la neve che era uno degli interrogativi della vigilia.

Il pullman degli azzurri arrivato a Zenica

Il pullman degli azzurri arrivato a Zenica dove questa sera saranno in campo per la finale del playoff contro la Bosnia per la qualificazione ai Modiali di calcio

IL PUNTO

Una notte per risorgere o per affondare. L'Italia si gioca tutto a Zenica, in uno stadio mignon, su un campo zuppo d'acqua, davanti al tifo indiavolato del pubblico bosniaco. Un sogno o un incubo, dipende dai punti di vista. Ma una cosa è certa, "chi gioca al calcio vive per notti così", sentenzia Rino Gattuso.

Non è una partita come le altre per nessuno dei contendenti, non solo perché in tribuna ci saranno il presidente della Uefa Aleksander Čeferin e il fuoriclasse della racchetta Novak Djokovic. La Bosnia farà la storia in caso di vittoria, l'Italia se sconfitta. Sull'epilogo peggiore, il ct non ne vuole nemmeno sentire parlare.

Per lui sarebbe "una mazzata importante. Mi devo assumere le mie responsabilità perché sono il ct, ma ne parliamo dopo", perché "ancora la testa non ce la siamo spaccata". Su cosa accadrà se gli azzurri resteranno fuori dal terzo mondiale consecutivo, "il mio pensiero lo tengo dentro di me" e "personalmente ci metto la faccia come ho sempre fatto".

L'Italia si gioca tutto in Bosnia, Gattuso 'non belli ma concreti'

Mondiali: la 'diaspora' bosniaca torna a casa, "è la nostra partita più importante"

Zenica si riempie di tifosi bosniaci e per le strade salgono i decibel dei clacson. Sui marciapiedi, nei centri commerciali e stasera nello stadio molti con le magliette gialloblù arrivano da lontano. Aladin ha 16 anni ed è nato in Austria, è venuto in auto col padre e lo zio. È cresciuto col mito di Dzeko, di cui indossa la maglia, ma non disdegna Muharemović e Dedic.

Ha già visto giocare la Bosnia in Lichtenstein, ma questa forse è la partita più importante nella storia della Bosnia: "Difficile da dire, ma forse sì. Per noi è molto importante vincere questa partita, vogliamo la Coppa del Mondo. Possiamo farcela".

Anche Admir arriva dall'Austria: vive nei pressi di Lienz, ha lasciato Sarajevo a nove anni per la guerra. È venuto a Zenica con la moglie e i suoi due bambini, stasera saranno allo stadio. "Per noi è una partita molto importante. Dieci anni fa avevamo una buona squadra e ora siamo tornati. Siamo un Paese piccolo, tre milioni di persone, non siamo l'Italia". Per gli avversari parole di rispetto, "i giocatori italiani sono fantastici. La squadra non è buona come anni fa, abbiamo una chance. Ma noi amiamo gli italiani e il calcio italiano".

Come lui, tanti altri arrivano dall'estero: "Qui il 60-70% di noi viene dalla diaspora. Lo stadio è piccolo, saremo in novemila. Non è tanto, ma siamo gente molto rumorosa". Emilio viene da Berlino, "ma la mia anima e il mio cuore sono in Bosnia". Per lui e i suoi amici Dude, Elma e Mustafa "ogni partita è importante per i bosniaci. Amiamo il calcio, amiamo questo Paese e diamo tutto per questo".

E poi "la nazionale è la nazionale. Puoi essere bosgnacco, croato o serbo, ma siamo una cosa sola. La partita della nazionale, oggi, è una". Non fa voto di scaramanzia, Emilio: "Vinciamo, abbiamo un cuore più grande dell'Italia. L'Italia ha buoni giocatori, nei migliori campionati del mondo. Ma noi bosniaci abbiamo cuore, emozioni e andiamo ai Mondiali in America. Abbiamo una canzone che dice 'Sono bosniaco, portami in America'. Voglio proprio vedere la Statua della Libertà".

Mondiali: Ceferin accolto a Sarajevo dalla federazione bosniaca

Il presidente della Uefa Aleksander Ceferin è arrivato in Bosnia ed Erzegovina, dove assisterà alla finale dei playoff per il Mondiale tra Bosnia e Italia. Lo rende noto sui propri profili social la federazione bosniaca. Il numero uno del calcio europeo è stato accolto all'aeroporto di Sarajevo dal presidente della Federazione, Vico Zeljkovic. Con Ceferin, sono arrivati in Bosnia i due vicesegretari generali della Uefa Zoran Lakovic e Giorgio Marchetti. 

Mondiali: Gattuso "Bosnia scorbutica, primi 15-20 minuti di fuoco"

"In questi giorni passati insieme l'ambiente è sempre stato positivo. Questa sera ci giochiamo tanto, in una partita importante. L'abbiamo preparata bene, con la consapevolezza di affrontare una squadra che ha tecnica e fisicità. Sicuramente ci vuole una grande prestazione da parte nostra". Rino Gattuso, nell'intervista esclusiva alla Rai, ha inquadrato così la partita con la Bosnia di questa sera.

"Quando i risultati non arrivano i ragazzi (della Nazionale, ndr) sono i primi che ne soffrono. In silenzio, fanno finta di avere le spalle larghe, ma non è così. Posso assicurare che faranno di tutto. C'è gente che darebbe la vita per raggiungere l'obiettivo" di andare al Mondiale, ha ripetuto il ct.

La Bosnia "è una squadra con i suoi pregi e difetti. Però sono scorbutici. I primi 15-20 minuti saranno di fuoco. Partiranno a mille e là dobbiamo riuscire a tenere botta e ribattere colpo su colpo".

La Bosnia ha la media più alta di falli commessi per partita rispetto a Italia, Galles e Irlanda: "Hanno questa caratteristica. Prima di tutto dobbiamo essere bravi a non reagire - ha messo in guardia Gattuso -. L'arbitro (il francese Turpin, ndr) é di grandissima esperienza, é uno che si fa rispettare". Da giocatore Gattuso ha vissuto la vigilia di finali Mondiali e di Champions, ma questa "é diversa perché per carattere io ero uno che ragionava sulla squadra, non pensavo a me stesso. Adesso sento la pressione, la responsabilità di chi ho intorno, un Paese sulle spalle". 

Mondiali: bandiere bosniache e caroselli a Zenica aspettando l'Italia

Col passare delle ore Zenica, sede di Bosnia-Italia, si colora sempre più di giallo e blu. Mentre aumenta il traffico, cresce il numero di auto che espongono le bandiere della Bosnia fuori dai finestrini. E sempre più passanti indossano la maglia della nazionale, coi nomi di Dzeko ma anche di Alajbegovic e Bajraktarevic.

L'entusiasmo dei bosniaci è alle stelle, "stasera vi battiamo 3 a 0", promettono padre e figlio che hanno i biglietti per la partita ma prima hanno voluto recarsi nell'area dove si trovano l'hotel dell'Italia e la fan zone. Si parla di migliaia di persone in arrivo da tutta la Bosnia ma anche da Europa e Stati Uniti, punti d'arrivo della diaspora causata dalla guerra. 

Mondiali: maxischermo e visite guidate, cresce l'attesa per Bosnia-Italia

Fuori dallo stadio Bilino Polje, stasera il cuore del tifo bosniaco a Zenica sarà l'arena Husejin Smajlović. Qui c'è la fan zone e si lavora per l'allestimento di un maxischermo. Il palazzetto, che ospita le partite della nazionale bosniaca di basket e di pallamano, può accogliere fino a 10mila persone. Stasera radunerà buona parte dei tifosi bosniaci locali privi di biglietto. L'indicazione, oltre alle classiche norme di sicurezza, è quella di presentarsi coi colori giallo e blu dei Dragoni.

Il palazzetto sorge in una zona in cui si trovano un centro commerciale e l'hotel Zenica dove alloggiano gli azzurri, che quindi si trovano esattamente all'interno dell'area in cui si stanno ritrovando i tifosi bosniaci e vengono allestiti i banchetti per la vendita di bandiere e sciarpe gialloblu. Ma nella città sono molti a organizzare la visione della partita. All'hotel Dubrovnik, uno dei più grandi di Zenica, saranno in 300 davanti a schermi e proiettore.

C'è anche chi ne approfitta per far conoscere la città a bosniaci e italiani. La guida turistica Afan Abazovic organizza un giro turistico dalle 17 alle 18 in bosniaco e italiano. E ancora, dalle 16 alle 20 un locale offre panini gratuiti e alcuni stand caffè, dolci e succhi di frutta.

L'ambasciatrice Castellani, 'Italia e Bosnia, avversari per una notte, amici per sempre'

"Ci sono partite che vanno oltre il risultato, oltre i novanta minuti, oltre persino il calcio. Sono quelle in cui il campo diventa un'occasione per ritrovarsi, in cui due popoli si riconoscono e si raccontano attraverso un pallone che rotola. La sfida che attende le nazionali di Italia e Bosnia Erzegovina domani sera a Zenica è una di queste. Sarà una partita decisiva, certo, e come tale carica di tensione, aspettative, sogni e scaramanzie. Ma sarà anche un'occasione per celebrare qualcosa di più grande: il legame tra due Paesi che nel corso della storia sono sempre stati uniti da una sincera amicizia". Lo scrive in una nota l'ambasciatrice d'Italia in Bosnia Erzegovina, Sarah Eti Castellani.

"Significativamente, proprio trent'anni fa, il 6 novembre 1996 - continua la nota -, la nazionale di calcio italiana allenata da Arrigo Sacchi venne a Sarajevo per disputare una partita amichevole contro la Bosnia-Erzegovina. Si trattò di un forte gesto simbolico: la guerra era appena finita e la visita dell'Italia testimoniò vicinanza alla popolazione bosniaca nel difficile periodo della ricostruzione. In campo c'erano grandi nomi dell'Italia, tra cui Roberto Baggio, Paolo Maldini e Gianfranco Zola. La partita finì 2-1 per la Bosnia Erzegovina, ma il risultato fu secondario rispetto al messaggio, perché si trattò di uno dei primi grandi eventi sportivi internazionali a Sarajevo dopo la guerra, e contribuì a ridare un senso di normalità e speranza.

"Proprio durante il periodo bellico i legami tra i nostri due Paesi si fecero più intensi. Moltissimi i cittadini bosniaci che trovarono riparo in Italia e che conservano tuttora un legame di affetto sincero per il nostro Paese. Tanti gli operatori umanitari o i semplici cittadini che durante la guerra dall'Italia vennero in Bosnia Erzegovina, anche a costo della propria vita, per portare un conforto alla popolazione civile, colpiti per "la guerra alle porte di casa".

Dalla ricostruzione del ponte di Mostar - per citarne uno - ai numerosi progetti di cooperazione allo sviluppo e di sostegno alla riconciliazione inter-etnica, l'Italia da allora sostiene concretamente la Bosnia Erzegovina, prosegue il messaggio. "L'Italia è oggi tra i Paesi che più sostiene il percorso euro-atlantico della Bosnia Erzegovina, auspicando la "riunificazione" della famiglia europea. Con il proprio contingente nella missione militare Eufor Althea - di cui quest'anno ha assunto il comando - l'Italia continua a sostenere la sovranità, l'integrità territoriale e la stabilità della Bosnia Erzegovina. Primo Paese esportatore e secondo partner commerciale, l'Italia ha in Bosnia Erzegovina un rilevante peso economico. La cultura italiana è qui unanimemente apprezzata e al nostro Paese continua a guardarsi con una simpatia sincera, dai tratti istintiva.

"E poi c'è una storia che unisce: quella dei tanti calciatori della Bosnia Erzegovina - come Dzeko, Pjanic o Lulic - che hanno trovato in Italia una seconda casa. Hanno portato talento, sacrificio, determinazione, contribuendo a rendere il nostro calcio più ricco e più umano. "In conclusione, domani sera il nostro cuore, inevitabilmente, sarà diviso a metà. Da una parte, ci sarà il sostegno sincero per la squadra del Paese che ci ospita, che ci accoglie con calore e ci fa sentire a casa. A questo popolo generoso, che ha attraversato difficoltà profonde e che continua a guardare avanti nonostante un presente non facile, non si può che augurare il meglio. Il suo entusiasmo, la sua passione, la sua umanità meritano rispetto e successo.

"Dall'altra parte, però, batte forte anche il desiderio di vedere l'Italia tornare al Campionato del Mondo. Non sarebbe solo un traguardo sportivo, ma un regalo per un'intera generazione, che non ha vissuto quelle stesse gioia che molti di noi ricordano ancora - dai Mondiali del 1982 a quelli del 2006 - legata ad estati indimenticabili. "Per questo, qualunque sarà il risultato, non ci saranno sconfitti. Perché quando il calcio riesce a essere ciò che dovrebbe — un linguaggio universale, un terreno comune — allora vince sempre qualcosa di più importante. Saremo avversari per una notte, sì. Ma amici, davvero, per sempre. In bocca al lupo! L'Ambasciatrice, Sarah Eti Castellani", conclude la nota.

Mondiali: bosniaci e italiani all'hotel degli azzurri, 'già fatto il 3/o tempo'

Davanti all'hotel Zenica, dove alloggia la nazionale azzurra, si è radunata una piccola folla per fotografare il pullman dell'Italia e sbirciare i movimenti dei media e all'interno dell'albergo. Tanti i tifosi bosniaci, ma non mancano gli italiani reduci da ore di volo e auto. Mario, Pierluigi e Francesco hanno volato da Napoli a Spalato, poi da lì sono saliti a Zenica via Mostar. "Pensavamo di fare tappa anche a Medjugorie...", scherzano. Non è la loro prima partita per tifare Italia, hanno assistito al match con l'Albania agli Europei e contro la Macedonia del Nord che costò l'eliminazione nel 2021.

"Dopo Palermo volevamo una sorta di rivincita personale", spiegano. Il clima con gli avversari è buono, "ci hanno detto 'friends, friends', poi vediamo dentro lo stadio...". Per esserci hanno dovuto affrontare un cambio di programma e qualche spesa extra: "Avevamo già prenotato i voli per Londra, credevamo ci fosse Galles-Italia...".

Da Roma arrivano Riccardo e Andrea, originari della Toscana. Avevano prenotato sia per andare a Cardiff sia per venire in Bosnia e hanno approfittato della partita per rimanere tre notti a Sarajevo. Hanno il biglietto ma pure un appartamento vista campo, "potremmo vedere la partita da lì", raccontano. Coi bosniaci il clima "è molto amichevole, ieri siamo stati con loro a bere, è già il terzo tempo. Loro sono fiduciosi, però vedremo stasera". 

Mondiali: papà e figlio da Lumezzane a Zenica 'dovevamo sostenere l'Italia'

Nove ore di macchina da Lumezzane, in provincia di Brescia, a Zenica per tifare Italia. È l'atto d'amore per gli azzurri da parte di Francesco e di suo padre Ezio, abituati a girare insieme il continente in occasione delle sfide della Nazionale. Hanno fatto insieme gli Europei dal 2008 al 2021, "io c'ero la notte di Wembley", racconta Francesco, che ha visto pure il match di Bergamo contro l'Irlanda del Nord.

"Li abbiamo visti in difficoltà e non potevamo non venire", raccontano i due tifosi in giro per la città bosniaca che aspetta la super sfida di stasera che assegnerà il pass per i mondiali. Arrivati ieri, hanno avuto il tempo stamattina di dare un'occhiata alla hall dove pernottano gli azzurri prima che l'ingresso venisse chiuso. In serata, dopo la partita, si sposteranno a nord per iniziare il viaggio di ritorno. Una sfacchinata "ma questa è una partita storica", spiegano. 

Mondiali: Abodi stasera a Zenica, 'in campo 60 milioni di italiani'

Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, sarà questa sera a Zenica a tifare Italia nella finale playoff contro la Bosnia che vale la qualificazione ai Mondiali. "In campo con gli undici giocatori saremo 60 milioni di italiani", promette Abodi a margine delle celebrazioni a Rozzano, nel Milanese, del 25esimo anniversario del Servizio Civile Universale. "Che succederà stasera - aggiunge il ministro Abodi - è difficile dirlo. Sarà una partita complicata, ma lo spirito deve essere quello dei giorni più nobili".

Dopo due esclusioni consecutive, "c'è la voglia di andare a questi Mondiali, di giocarli, per cui ci affidiamo a tutta la squadra e a Gattuso in particolare", aggiunge senza lasciare spazio alle scaramanzie e ai pensieri negativi. "Cosa fare dovesse andare male? Non penso al fatto che possa andare male, penso che se andrà bene dovremo cercare di cambiare passo". 

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