Alle 20 la sfida contro il Portorico nei quarti del Mondiale. L'unico lanciatore italiano in Mlb carica gli azzurri: "Quella di stasera è la partita più importante della mia vita"
Parla Samuel Aldegheri, ed è la voce di tutta l’Italia dei diamanti. "Quella di stasera è la partita più importante della mia vita". Gli azzurri contro Portorico, quarto di finale del World Classic, il punto più alto a cui arriviamo per la terza volta, dopo quelle del 2013 e del 2023. Ma mai lo abbiamo fatto così, da primi nel girone, davanti agli Stati Uniti. E’ una nazionale bizzarra ed emozionante, quest’Italia. Composta quasi esclusivamente di ragazzi coi nostri cognomi nati e cresciuti negli Stati Uniti. Ma stasera, nella notte "più importante" del baseball italiano, il nostro lanciatore è lui, Samu. Che ha imparato a giocare a San Martino Buon Albergo, Verona, ed è diventato il primo nostro pitcher in MLB, ai Los Angeles Angels. Se l’è meritata la palla del partente, perché la classifica dei lanciatori alla fine della prima fase del WBC ha detto che è il numero uno, davanti ad americani, dominicani e giapponesi che guadagnano centinaia di milioni. "Questa partita – dice Samu - è più importante anche del mio esordio. Perché quello era cruciale per me stesso, per il mio sogno personale. Stavolta lo è per la mia famiglia, per una nazione intera che, lo so, me lo stanno ripetendo tutti, ci sta guardando, ci sta supportando. È fondamentale per l’Italia e per questi ragazzi, per i miei compagni con cui stiamo facendo la storia…".
Compagni dei quali qualcuno si lamenta perché non rappresenterebbero il nostro movimento…
"Hanno la mia stessa divisa, e so che alcuni di loro hanno detto di no ad altre nazionali. Sono tutti orgogliosi di rappresentare le loro famiglie, i loro nonni. Soprattutto sanno quello che stanno facendo per l’Italia, per il nostro baseball. Se non si sentissero italiani non ci terrebbero così tanto".
Come ha fatto l’Italia ad arrivare fin qui?
"Nessuno ci calcolava, tutti davano per scontato che sarebbero passati Usa e Messico. Così noi abbiamo sempre pensato di non aver nulla da perdere, e continuiamo a maggior ragione ora. Ma fin dall’inizio il nostro gm, Ned Coletti, ci ha detto: 'Siamo qui per scioccare il mondo'. Da allora quelle parole mi risuonano in testa. Sono sicuro sia così per tutti. Perché abbiamo una consapevolezza che non so nemmeno dire da dove ci venga. Sappiamo quanto valiamo come giocatori e come persone. Fin dal primo giorno eravamo certi che saremmo andati lontani".
Come è possibile, di chi è il merito?
"Siamo insieme da due settimane e sembra che lo siamo da mesi. C’è un clima fantastico, parliamo molto. E abbiamo due grandissimi leader: Francisco e Vinnie (Cervelli e Pasquantino, ndr). Il manager ha scelto ragazzi con la testa sulle spalle, nessuno che se la tira, nemmeno quelli che sono in MLB da dieci anni. E il capitano con la sua presenza è fondamentale, rassicurante. Ha saputo esserlo anche nelle prime partite in cui non batteva. Poi contro il Messico è esploso…".
Come avete festeggiato?
In spogliatoio, nient’altro. Siamo consapevoli di dover ancora scrivere il pezzo più importante della storia. Dopo la vittoria con gli Usa, Vinnie ha fatto un gran discorso: “Nessuno ci credeva, forse neanche noi…”. É vero in parte, perché questo è un gruppo speciale, con una strana sicurezza. Anche col Messico avevamo una tranquillità che non avevo mai visto. Ognuno sa di poter sbagliare senza essere giudicato e che ci sarà un altro in grado di rimediare. Sembrava sapessimo che avremmo vinto".
"Questo è un gruppo speciale" è esattamente la frase che ha ripetuto Ferdinando De Giorgi, il c.t. della nazionale di pallavolo, durante tutto l’ultimo Mondiale…
"E sappiamo com’è finita".
Che percezione avete delle reazioni in Italia alle vostre imprese?
"Tutti mi dicono che è una cosa mai vista. Il mio telefono dopo la vittoria col Brasile è esploso. Mi raccontano che a Verona non si parla d’altro. E’ per questo che tutti sentiamo la pressione. Sappiamo quello che stiamo facendo".
Aldegheri è stato il miglior lanciatore della prima fase in termini di strike out in rapporto agli inning lanciati...
"Non lo sapevo, cerco di non guardare le statistiche. Mi sono preparato tantissimo. Ho attaccato tantissimo la zona dello strike dei brasiliani, con il limite dei lanci bisogna farlo. Ma non cercavo gli strike out, sono venuti. Devo dire che avere dietro un attacco come il nostro è molto tranquillizzante".
Stiamo facendo la storia, ci crederemo fino all'ultimo lancio. Sentiamo il tifo degli italiani
Com’è Portorico?
"Forte. In panchina ha un gran leader, Yadier Molina. E ha un lineup di gente tutta di MLB, con Christian Vazquez, Martin Maldonado e soprattutto il terza base Nolan Arenado (che ha giocato i WBC 2017 e 2023 per gli Usa, vincendo quello del 2017 in finale contro…Portorico, ndr). E poi ci sono Heliot Ramos, Eddy Rosario e il mio compagno agli Angels, Matthew Lugo, hanno tutti un sacco di esperienza".
Non hanno due superstar come Carlos Correa e Francisco Lindor. Meno male?
"Mah, no. A sto punto la competizione è talmente alta che mi sarebbe piaciuto affrontarli. Proprio a livello personale, per sfidarli. Arrivati fin qui si va, non si pensa troppo e soprattutto non si deve aver paura di nessuno".
Quante possibilità abbiamo?
"Abbiamo ancora tanto da dare. Abbiamo già fatto tanto, è vero. Ma ne abbiamo ancora. Nello spogliatoio tutti ripetono “we are not done yet”, non è ancora finita. Ci crediamo. E ci crederemo fino all’ultimo lancio".








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