Lewandowski: "Quella volta che stavo per andare al Genoa... Serie A in crisi? Non mi pare"

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Il tedesco del Barça "Nel 2010 mi portarono al derby con la Samp per cercare di convincermi ma poi passai al Dortmund. A Yamal dico di essere preparato per le cose buone ma anche per quelle meno buone"

14 marzo - 08:28 - MADRID

Robert Lewandowski è nato nel 1988. In questo Barcellona zeppo di ragazzini è senz’altro una figura paterna, ma il polacco è un cannibale da competizione e rifiuta il ruolo di chioccia di uno spogliatoio di sbarbati. No. Lewa vuole vincere e vuole essere protagonista. È arrivato al Barça sapendo che il club attraversava una grave crisi economica, ha fatto una scelta precisa e, lo scorso anno, con l’arrivo di Hansi Flick, ha raccolto grandi frutti con la vittoria nei tre trofei nazionali: Liga, Copa del Rey e Supercoppa di Spagna.

 Robert Lewandowski of FC Barcelona looks on from the stands prior to the Copa Del Rey Semi Final Second Leg match between FC Barcelona and Atlético de Madrid at Camp Nou on March 03, 2026 in Barcelona, Spain. (Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Robert Lewandowski

Attaccante

Polacco dell'agosto 88, ha giocato per Lech Poznan, Dortmund, Bayern e ora al Barcellona, con 163 presenze e 88 gol in nazionale

Lewandowski, com’è cambiato il Barcellona con Flick? 

"Ha trovato una squadra molto, molto giovane e ha lavorato per trovare la formula migliore, per imporre il suo gioco in una realtà particolare, adattandosi e facendoci adattare: ha a disposizione giocatori che possono decidere una gara in ogni momento, ma che possono ancora migliorare e crescere".

Ecco, i giovani. Lei a volte gioca con tre compagni nati nel 2007 quando lei stava per compiere 19 anni ed era già un professionista. Parliamo di Lamine Yamal, Pau Cubarsí e Marc Bernal. 

"Il processo di amalgama è stato veramente interessante. Siamo di generazioni diverse, ma per me è stato abbastanza facile capirli e rapportarmi con loro. Però il processo per funzionare deve essere a doppio senso: anche loro dovevano capire come sono, chi sono. Il calcio non è solo puro gioco e divertimento come quando sei nella cantera, hanno dovuto capire che bisogna lavorare duro per evitare di conquistare partite e titoli una volta sola ma per creare una mentalità vincente che duri nel tempo. Per farlo, il talento di base non è sufficiente. Ci vogliono sacrificio e continuità, e per questi ragazzi è stato duro un po’ come era stato duro per me il passaggio dalla Polonia alla Germania, dove trovai compagni abituati a lavorare sodo, a essere sempre concentrati tosti".

Per vincere il talento di base non è sufficiente. Ci vogliono sacrificio e continuità

Robert Lewandowski

Lei come ha contribuito a questo processo di crescita? 

"Ho cercato di prepararli, di fargli capire che devono essere sempre pronti perché il calcio come la vita non è sempre facile, tutt’altro. Più che dar loro consigli, ho cercato di far capire che se vuoi restare al top per tanti anni come è successo a me devi sempre pensare non solo a divertirti ma a vincere e continuare a farlo. Insomma, anche loro hanno dovuto fare uno sforzo per capirmi e penso di aver costruito un magnifico rapporto nel quale impariamo tutti: io non posso pretendere da loro ciò che i giocatori più anziani pretendevano da me quando avevo la loro età perché la vita, il calcio e la società in questi vent’anni sono cambiati clamorosamente. Non si tratta di dire se era meglio prima o è meglio oggi, è diverso e basta. Ma mi ha colpito la loro apertura mentale: col dialogo, il contatto quotidiano, il confronto tra come vediamo il calcio abbiamo raggiunto un punto di connessione importante e interessante che va a beneficio della squadra".

Possiamo dire che loro sono un esempio per lei e lei un esempio per loro? 

"Non so. Non direi che la parola esempio sia la più corretta".

E ispirazione? 

"Sì. Ecco, questo è il termine giusto. Se facciamo un confronto tra come è lo spogliatoio ora e com’era vent’anni fa, adesso questi ragazzi hanno molta più libertà di quanta ne avevo io allora. Gliel’ho detto: 'Dovreste essere felici perché io non avrei mai potuto dire o fare certe cose che per voi sono assolutamente normali', e l’hanno capito. Anche se vorrebbero comportarsi come quando erano nella cantera, hanno capito che nel calcio professionistico non è possibile e hanno mutato atteggiamento e comportamenti. Si sono adattati e mi hanno colpito, significa che vogliono essere i migliori, che non si accontentano di essere arrivati in prima squadra".

Non è scontato. 

"Per niente, perché io non so quanti esempi ci siano in top club europei del livello del Barcellona di giocatori importanti che abbiano 37 e 18 anni. Io presso ancora come un matto e posso giocare tre partite alla settimana, loro hanno giù una mentalità da veterani".

Mi dica qualcosa su Lamine Yamal. 

"Un bravo ragazzo. Ci parlo tanto, ha un futuro enorme davanti a sé, e lo vedo estremamente focalizzato. Io gli dico di essere preparato per le cose buone ma anche per quelle meno buone. Giocare con lui mi piace moltissimo perché vede il calcio in maniera diversa, ed è una grande qualità. Conosce il gioco e ha una visione molto ampia".

 Robert Lewandowski of FC Barcelona celebrates scoring his team's second goal during the LaLiga EA Sports match between FC Barcelona and Real Sociedad at Estadi Olimpic Lluis Companys on September 28, 2025 in Barcelona, Spain. (Photo by Judit Cartiel/Getty Images)

La pressione su di lui è notevole. 

"Eccome. E ancor di più in questo mondo moderno, se ripenso ai miei 18 anni. I social oggi pesano tanto, sono una realtà che condiziona chiunque lavori nel calcio".

Lei viene da un altro Paese e ha conosciuto differenti ambienti di formazione calcistica. Com’è la Masía vista da vicino? 

"Fantastica, fanno un lavoro eccezionale. Non è che noi in prima squadra riceviamo 2-3 giocatori dal vivaio, ne abbiamo molti di più! È chiaro che si è dovuta fare di necessità virtù, che il club vista la situazione economica è stato costretto a usare i ragazzi della cantera, ma qui c’è una differenza enorme: in tanti possono avere un’opportunità ma poi bisogna prenderla, e qui in tanti l’hanno fatto perché avevano le qualità per farlo. Le difficoltà finanziarie del club hanno aiutato i giovani ad accelerare l’arrivo in prima squadra, ma poi restarvi è stato solo merito loro. La Masía li prepara perché siano pronti per il salto".

E del suo futuro cosa possiamo dire? È in scadenza di contratto e compirà 38 anni in agosto. 

"Sinceramente oggi non c’è niente da dire. E sono sincero, eh. L’obiettivo è arrivare a fine stagione col maggior numero possibile di vittorie, gol e titoli, poi vedremo. Non ci penso e non ho deciso, al momento non è una priorità".

Come vede la Champions, con sei squadre della Premier su 16? 

"Le squadre inglesi hanno più soldi per i diritti televisivi e li usano per allargare la rosa comprando giocatori competitivi. Un tempo in primavera le squadre della Premier arrivavano un po’ spremute dal calendario, avevano troppi impegni. Per far fronte al problema hanno allargato e migliorato le rose, e ora sono molto competitive. In Liga il controllo economico sui club è ferreo. Posso dire perché l’ho vissuto: il Barcellona con il presidente Laporta ha fatto un lavoro eccezionale per potenziare la squadra considerati i problemi economici. Perciò spero che vinca di nuovo le elezioni. Ha fatto un gran lavoro".

Tornando alla Champions. Flick ha detto che la semifinale del 2025 con l’Inter è stato il suo momento più difficile come allenatore. 

"Beh, abbiamo imparato tanto da quella doppia sfida. Abbiamo segnato sei gol ma ne abbiamo presi sette ed è chiaro, non può essere, c’è qualcosa che non va. Non abbiamo perso per merito dell’Inter ma per colpa nostra. Ripeto, ci è servito di lezione".

L'anno scorso mon abbiamo perso per merito dell’Inter ma per colpa nostra. Ci è servito di lezione

Robert Lewandowski

Il Barça però continua a mostrare una grande fragilità difensiva. 

"Può essere, ma sono fiducioso per la seconda parte della stagione, siamo sulla strada giusta. Poi per la vittoria ci vuole forma e fortuna, non si sa mai cosa può succedere nelle ultime settimane di competizione, è difficile prevedere. E ancora di meno pensando al modo in cui ci è scappata la finale lo scorso anno".

E il Real Madrid? I due presidenti erano amici, e ora sono in guerra. 

"La rivalità è enorme, e penso faccia bene sia a noi che a loro. È interessante e ci divertiamo. Il Clásico è la partita più importante del mondo a livello di club, l’interesse che attrae può essere paragonato solo al Mondiale, e il fatto che questa Liga sia combattuta punto a punto rende tutto più interessante. Sono orgoglioso e felice di poter vivere questa sfida".

È mai stato vicino alla Serie A? 

"Nel 2010 ero ancora in Polonia e stavo per passare al Borussia Dortmund. Il Genoa voleva acquistarmi, così m’invitarono a una partita contro la Sampdoria. Ero curioso di vedere com’era il club, lo stadio, l’ambiente, e anche per essere corretto con chi aveva mostrato interesse per me venni ad assistere al derby a Marassi. È stata l’unica volta che ho avuto a che fare con una squadra italiana". 

Ora siamo un po’ in difficoltà.

"Io il campionato italiano lo vedo molto competitivo, di solito è combattuto e non vince sempre la stessa squadra. In Champions avete avuto le finali della Juventus, poi quelle dell’Inter, non mi sembra in crisi".

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