Alcaraz, 106 giorni out: è lo stop più lungo della carriera. E il rientro non è ancora fissato...

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Carlos non gioca dal 14 aprile per l'infortunio al polso destro. Scivolato al n. 3 del ranking, dopo aver saltato due Slam e tre Masters 1000, l'obiettivo ora è Cincinnati

Pellegrino Dell'Anno

29 luglio - 13:49 - MILANO

Mentre Jannik Sinner fa registrare record in termini di permanenza al n.1 del mondo (è nella top 10 all time, con 82 settimane contando quella in corso), Carlos Alcaraz può aggiornare il suo primato in termini di tempo trascorso fuori dal campo. I mesi sono infatti volati via, dalla terra rossa si è passati al cemento ma l’ultima partita dello spagnolo rimane abbastanza lontana. Carlitos, ora scivolato al n. 3 del mondo, ha disputato il suo ultimo match mercoledì 14 aprile, una netta vittoria su Virtanen a Barcellona. Da lì, il mondo gli è crollato addosso, e con oggi è arrivato a 106 giorni di fila senza tennis, saltando due Slam e, contando l’assenza dall’Open del Canada, anche tre Masters 1000. E il rientro rimane pieno di dubbi. Si tratta dello stop più lungo della carriera per Alcaraz, avendo superato di un soffio i 104 giorni in cui rimase ai box tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. 

il precedente

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Il 2022 fu l’anno della svolta per un Alcaraz ancora teenager, che vincendo lo Us Open, dopo tanti risultati esaltanti, divenne il più giovane n.1 della storia del tennis. Poi, quando le cose si mettevano per il meglio ed era pronto a disputare le prime Atp Finals, il fisico presentò il conto di una stagione giocata a ritmi altissimi. Il 4 novembre 2022, ai quarti di finale del Masters 1000 di Parigi, fu costretto a ritirarsi a partita in corso contro Rune per un problema addominale, chiudendo quindi in anticipo l’anno, in ogni caso al primo posto. Lo stop però impattò in maniera decisiva sui mesi successivi dello spagnolo, prolungandosi a causa di un muscolo della gamba destra mentre si preparava per l’Australian Open. In quel caso, saltando solo uno Slam “aiutato” dal periodo della stagione, riuscì a mantenere comunque la seconda posizione mondiale (alle spalle di Djokovic), rientrando il 16 febbraio 2023 a Buenos Aires contro Djere. Torneo che avrebbe poi vinto in finale su Cameron Norrie. Un precedente che può far sorridere Carlitos. 

il piano

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Per quanto infatti i giorni ai box aumentino, e la lunghezza dell’assenza finirà per superare i quattro mesi consecutivi, l’obiettivo di Alcaraz rimane in ogni caso quello di tornare in campo per il Masters 1000 di Cincinnati, dove difende mille punti in qualità di campione in carica. Non ci sono stati ancora sviluppi sulle sue condizioni fisiche, i dubbi permangono, ma quantomeno ha ripreso ad allenarsi, pur con una racchetta senza corde e con il telaio tagliato, e rimane iscritto al torneo che prenderà il via in Ohio il 13 agosto. Un crocevia fondamentale per la stagione di Carlitos. In primis per testare le condizioni del polso, un aspetto decisivo per un tennista, ma anche perché, dovesse saltare Cincinnati, sarebbe ancor più duro rientrare direttamente allo Us Open, con partite più lunghe e al meglio dei cinque set. Da disputare “a freddo”, senza neanche un torneo di preparazione dopo uno stop di più di quattro mesi. Il piano del n.3 al mondo, che punta ovviamente anche a rientrare in maniera competitiva e non perdere ulteriore terreno in classifica, rimane quindi quello di scendere nuovamente in campo a Cincinnati. Le riserve verranno sciolte nei prossimi giorni, ma un fatto rimane: quando resta fermo, per tanto o anche per un po’, Alcaraz torna ancor più carico di prima, e inizia da subito a macinare vittorie. E dopo lo stop più lungo della carriera la fame sarà ancor più grande.

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