A Roma la messa per le vittime di Crans-Montana con Meloni, i ministri e i leader dell'opposizione

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, numerosi ministri e leader politici hanno partecipato alla messa in memoria delle vittime dell'incendio di Crans-Montana, celebrata nella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso a Roma.

Per il governo, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano e ai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, hanno partecipato, tra gli altri, i ministri Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto, Elisabetta Casellati, Giuseppe Valditara, Alessandro Giuli, Roberto Calderoli, Gilberto Pichetto, Daniela Santanchè, Paolo Zangrillo, Marina Elvira Calderone, Nello Musumeci, Adolfo Urso e Andrea Abodi.

Presenti anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Tra i leader di opposizione, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi.

Prima dell'inizio della celebrazione, la premier e alcune personalità politiche si sono trattenute brevemente con i genitori di Giovanni Tamburi e Riccardo Minghetti.

"Non accada più": il cardinale vicario di Roma, Baldassarre Reina, nell'omelia si è fatto portavoce del sentimento di tutti. "Oggi nel dolore che punge avvertiamo che mentre sono tutti figli nostri, devono rimanere figli nostri anche tutti quelli che dovranno vedere riconosciuto per se stessi, per gli altri e dagli altri, il diritto a difendere la propria giovinezza, a vivere e a divertirsi in sicurezza, individuando regole e sostenendo convintamente il loro rispetto. Se tutti ci sentiamo genitori nel dolore, se ci sentiamo fratelli, sorelle, amici in questa tragedia, dobbiamo essere genitori, fratelli, sorelle, amici perché questo non accada più", ha detto.

"Di fronte alla morte ci sentiamo impotenti, travolti dalle domande, spettatori inerti, dilaniati dal dolore perché il filo prezioso della vita è stato spezzato, sappiamo che tutto questo poteva essere evitato, rendendo più acuto il soffrire. Più acuto sarebbe il tormento - ha sottolineato Reina - se di quanto accaduto rimanesse la cenere dei silenzi, dell'assenza di spiegazioni, dell'opacità e dell'inerzia nella ricerca delle cause, e peggio si rimuovesse la tragica lezione che ci impegna alla custodia del diritto alla giovinezza che non ammette negligenze".

Quindi ha citato, una per una, le sei giovani vittime italiane: "Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia, sono i nomi che Dio tiene scritti, indimenticabili nel palmo della sua mano, e che ora piange con le nostre lacrime, in attesa. Perché nulla è finito, nessuno è perduto". Ed ha anche ricordato chi "in quest'ora, lotta per la vita e la guarigione, aiutati da soccorritori, e assistiti da medici, infermieri, psicologi, nell'ospedale Niguarda di Milano e in tutti gli altri centri sanitari". Richiamando il Vangelo, Reina ha concluso: "Le domande tornano a noi mute: com'è stato possibile? Si può morire così?".

"Ogni volta di fronte alle tragedie è legittimo domandarci dov'era Dio, perché l'ha permesso, cercando in Lui la causa remota, la cui esistenza disperatamente sembra consolarci o alimentare la più radicale ribellione. Ma, come in questo episodio del Vangelo, cercando Dio, lo troveremo", "vittima con chi è vittima, figlio tra i nostri figli morti, feriti, lacerati da quanto accaduto, e la causa non dovrà essere cercata in cielo, ma in terra".

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