A Lissone "Sasso-carta-forbice", in tribunale il gioco del silenzio

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Rocchi, fiorentino nato a 80 chilometri dal paese di Pinocchio, e i suoi codici in sala Var

Luigi Garlando

Giornalista

29 aprile 2026 (modifica alle 07:34) - MILANO

Fiorentino, nato a 80 km da Collodi, Gianluca Rocchi amava Pinocchio fin da bambino e ha trasformato Lissone nel Paese dei Balocchi. Sembra che il designatore comunicasse con Var e Avar tramite un sistema di segni codificato, battezzato Gioca Jouer, dal popolare brano dance, Anni 80, di Claudio Cecchetto: “Dormire, salutare, autostop…”. Ecco perché il Var non ha corretto clamorosi errori arbitrali. Perché Rocchi aveva mimato: “Dormire”. Secondo l’ex arbitro De Meo, il designatore ricorreva anche al codice “Sasso, carta, forbice”. Altre volte, per attirare l’attenzione dei varisti in caso di errore arbitrale, pare che abbia soffiato bolle di sapone. Tra i codici preferiti pure le ombre cinesi: Rocchi faceva stendere sulla vetrata un lenzuolo illuminato da una fonte di luce e mandava messaggi muovendo le mani. 

Aveva maturato una notevole abilità, tanto che intrecciando le dita riusciva a rappresentare sul lenzuolo un perfetto step on foot. Per un fallo grave, ricorreva invece a “Strega comanda color”. Var e Avar studiavano le immagini per capire se l’infrazione fosse punibile con l’espulsione diretta, poi chiedevano: “Strega comanda color, color…”. E Rocchi rispondeva: “Rosso!” o “Giallo!”. Durante l’intervallo delle partite si bendava, entrava in sala Var e giocava a “Mosca cieca” con i due arbitri oppure a “Un, due, tre, stella!”. Var e Avar avanzavano senza farsi vedere da Rocchi che stava di spalle e si voltava di scatto: “Stella!”. Ci scherziamo sopra, per non piangere. Giochi finiti. O forse no. Domani Rocchi non si presenterà in Procura dal pm Maurizio Ascione. Il gioco del silenzio. 

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