2 Giugno, gli 80 anni della Repubblica, Mattarella: 'Noi siamo il risultato di tante migrazioni e non ci dispiace affatto'

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Il popolo italiano è il risultato di tante migrazioni e ciò "non ci dispiace affatto". Sergio Mattarella parla a tutto campo nella giornata del 2 giugno e lo fa con un serrato botta e risposta con un gruppo di "under 35" che è stato trasmesso su Rai 1.

Il presidente della Repubblica, sollecitato dalle domande dei ragazzi, si districa tra note personali, memorie di gioventù, analisi politiche. Ma soprattutto ricorda agli smemorati come si sia formato il popolo italiano, quali e quante influenze di stranieri abbiano formato la coscienza collettiva di un Paese sempre aperto - e sempre attraversato - da migrazioni e, soprattutto, immigrazioni. "Noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti paesi d'Europa e delle Americhe. Quindi conosciamo il problema dell'immigrazione, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo - sottolinea il capo dello Stato - anche la nostra storia. Dall'emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d'Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi - aggiunge - siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non lo consideriamo un problema".

Il presidente è ben consapevole che ci siano "alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica, che a volte si esprimono in maniera scomposta, qualche volta con gesti di rifiuto violento, ma sono fenomeni che appartengono alla patologia della società e non vanno confusi. Ma io- sottolinea - sono molto ottimista per il futuro, perché ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali". Poco prima di scendere nella piazza del Quirinale che ospita il grande evento del 2 giugno voluto proprio da Mattarella per un anno "fuori dal Palazzo e per la gente", il presidente non si sottrae alle domande dei giovani offrendo sprazzi di ricordi e analisi preoccupate. Come quella sui rischi dell'Intelligenza Artificiale. O meglio, sull'inaccettabile monopolio di supericchi che oggi gestisce l'IA e addirittura lo spazio, con un chiaro riferimento a Elon Musk. "Gli strumenti in questo settore sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché - spiega il capo dello Stato - sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: "Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà". Questo non potremmo consentirlo". Parole chiarissime che Mattarella rafforza parlando con preoccupazione anche della corsa alla conquista dello spazio sfuggita al controllo delle nazioni.

"Anche qui vi sono alcuni potentati finanziari che si immettono nello spazio vedendo lì un ambito in cui guadagnare e svolgere affari. Ora lo sfruttamento commerciale dello spazio non è accettabile, anche perché se avvenisse aprirebbe la strada a un altro, ancor più grave pericolo: la militarizzazione dello spazio, per fare di quella dimensione un ambito, uno scenario, anche lì, di guerre e di conflitti". Non poteva mancare poi l'allarme per gli attacchi al multilateralismo e al ruolo delle Corti penali internazionale che per il presidente è il vero problema di questi anni: "da tempo si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un grave ritorno fortemente indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali. Per l'Italia invece - assicura - il multilateralismo è indispensabile". E quindi una stoccata a bersagli senza nome: nelle crisi passate, per esempio quella pericolosissima per Cuba, forse se ne uscì anche perchè allora "non c'erano uomini soli al comando".

E poi una tirata d'orecchi a quanti fingono di non vedere i danni del cambiamento climatico che "sono sotto gli occhi di tutti"; un invito ad eliminare quelle "zone franche" che ancora esistone nella tutela del lavoro; la richiesta di politiche per la famiglia per contrastare la piaga della denatalità. Ma oggi si celebra la cifra tonda, 80 anni, della nascita della Repubblica. Quel 2 giugno del 1946 gli italiani non solo archiviarono con il loro voto la monarchia. Quel giorno iniziò "un percorso" che fece crescere l'Italia, strutturò la società e seppe garantire libertà e diritti sociali. Quel giorno va ricordato perchè celebra "un momento di alto significato che rinnova l'impegno collettivo all'affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, una "casa comune" che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà". Questo è il messaggio che entrera nelle case degli italiani attraverso il racconto di piazza tra immagini, canzoni e video.

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