Yips: il cortocircuito che manda in tilt il colpo perfetto

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La psicologa sportiva Elena Giulia Montorsi assicura che è possibile tornare come, o meglio, di prima

Daniela Cursi Masella

30 maggio - 11:49 - MILANO

Succede all'improvviso. Un gesto eseguito migliaia di volte, affinato negli allenamenti, automatizzato dal corpo, smette improvvisamente di funzionare. Un putt semplice nel golf che non entra più, un servizio nel tennis che perde fluidità, un tiro libero nel basket che diventa innaturalmente difficile. È come se il cervello inviasse un segnale sbagliato al corpo: il movimento si inceppa, diventa rigido, incerto, estraneo. È il fenomeno degli yips, una sorta di cortocircuito tra mente e gesto tecnico che può colpire atleti professionisti e amatori, mettendo in crisi sicurezza e prestazione. Non si tratta di semplice ansia o mancanza di allenamento: dietro questo blocco si intrecciano componenti psicologiche, emotive e neuromotorie. Ne parliamo con la psicologa dello sport Elena Giulia Montorsi.

Perché accade? 
"Gli yips sono un fenomeno complesso e multifattoriale. Non esiste una sola causa. In alcuni casi entrano in gioco fattori neurofisiologici, in altri componenti psicologiche come ansia, pressione o paura dell'errore. Un gesto normalmente automatico viene improvvisamente riportato sotto il controllo cosciente: l'atleta inizia a pensare troppo a qualcosa che il corpo aveva ormai imparato a fare spontaneamente. È come chiedere a qualcuno di spiegare nel dettaglio come cammina mentre sta camminando: ciò che era naturale può perdere fluidità". 

La reazione emotiva dell'atleta può peggiorare la situazione? 
"Sì, spesso è proprio ciò che accade. Si vive il blocco con frustrazione, rabbia o paura, innescando così un circolo vizioso: più cerca disperatamente di controllare il gesto, più aumenta la tensione e più il movimento perde naturalezza. In questa fase subentra una forte autocritica che aumenta il carico emotivo e può alimentare ulteriormente il problema".

Come agire per tornare come prima o accogliere nuovi modi e nuove performance? 
"Prima di tutto, è necessario indagare dal punto di vista medico. Escluse le cause di natura neurologica o di altra natura fisica, si può passare allo stato psicologico. L’obiettivo non è sempre recuperare esattamente il gesto precedente. A volte l'atleta riesce a tornare ai livelli iniziali, altre volte costruisce un nuovo equilibrio. Il primo passo è interrompere l'idea di dover forzare il ritorno immediato alla normalità. Si lavora sulla gestione emotiva, sulla riduzione della pressione interna e sul recupero della fiducia nel proprio corpo. Possono essere utili tecniche di respirazione, visualizzazione, esercizi attentivi e una revisione delle routine. In alcuni casi, accettare che il corpo stia attraversando una fase diversa permette di aprire nuove strade e trovare modalità di espressione efficaci, anche differenti da quelle precedenti".

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