L'ex campione: "Quest'Italia mi ricorda la mia Svezia all’inizio degli anni 80, trainata da Borg. Cobolli mi ha sorpreso, sono dispiaciuto per Berrettini"
È il 1982 e un ragazzino non ancora diciottenne conquista Parigi cavalcando l’onda lunga della rivoluzione svedese iniziata otto anni prima con Bjorn Borg. Si chiama Mats Wilander e in quel momento è il più giovane vincitore Slam della storia, un record che gli sarà sottratto solo da Michael Chang nel 1989 e sempre al Roland Garros. A quel successo ne seguiranno altri sei nei Major, accompagnati dal numero uno per 20 settimane tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989. Insomma, Wilander è stato uno dei campioni più grandi in un’epoca di leggende e anche oggi, da acuto talent televisivo con Discovery, resta un osservatore privilegiato del suo mondo.
Mats, finalmente Zverev ha sfatato la maledizione degli Slam.
“In tanti pensavano che ancora una volta non avrebbe retto la pressione, soprattutto quando è diventato il favorito con le eliminazioni di Sinner e Djokovic. Invece stavolta è riuscito a trasformare la tensione in energia positiva, si è motivato pensando di avere finalmente l’occasione della vita e giocando sempre meglio più il torneo andava avanti e gli proponeva avversari complicati come Jodar e Mensik. E in fondo anche in finale ha gestito meglio le emozioni”.
Adesso che ha rotto un tabù, cosa dobbiamo aspettarci da lui?
“Secondo me giocherà più rilassato, si è tolto un peso molto grande. Credo che se cercavamo il terzo incomodo tra Sinner e Alcaraz, finalmente lo abbiamo trovato. Jannik e Carlos non potranno più stare così tranquilli, secondo me Sascha si avvicinerà molto al loro livello”.
L’Italia ha perso Sinner quasi subito, eppure ha portato tre giocatori ai quarti e Cobolli in finale.
“State vivendo un momento incredibile, che mi ricorda un po’ quello della mia Svezia all’inizio degli anni 80, quando con l’ispirazione di Borg si formò una grande generazione di giocatori. Solo che il vostro movimento mi sembra più solido, avete atleti di altissimo livello che possono vincere su tutte le superfici. Cobolli mi ha sorpreso, ma ha giocato in maniera eccezionale: in questo momento sulla terra vale i più forti, ma non dimentichiamoci che l’anno scorso fece i quarti sull’erba a Wimbledon. Mi è spiaciuto per Berrettini, un po’ facevo il tifo per lui, si meritava di giocarsi un altro titolo”.
Si è fatto un’idea del problema di Sinner?
“Solo una questione fisica. Ha giocato molto nei due mesi precedenti il Roland Garros, con poco recupero e poche possibilità di allenarsi con intensità, così si è trovato senza energie. Ora ho visto che si è riposato, quindi lo rivedremo in gran forma quando rientrerà”.
Sarà il favorito a Wimbledon?
“Certamente, anche perché mancherà ancora Alcaraz. Però al Roland Garros secondo me aveva più possibilità, l’erba può nascondere sempre delle insidie”.
Magari Djokovic?
“A Parigi ha perso contro un grande Fonseca, ma Wimbledon è lo Slam nel quale conserva più possibilità di vincere e raggiungere finalmente il record dei 25 Slam che è diventato quasi un’ossessione. Sull’erba le distanze da Sinner secondo me un po’ si riducono. E poi è anche una questione statistica: sulla terra gli avversari che possono batterlo sono 10 o 20, sui prati di Londra si riducono a cinque”.
Prima ha fatto riferimento a Jodar, Fonseca e Mensik: cosa pensa di questa nuova generazione di possibili fenomeni?
“Mi piace molto: tutti è tre sono la conferma che il tennis porta sempre con sé la capacità di rigenerarsi e trovare con continuità nuovi protagonisti. Mensik forse è leggermente davanti agli altri solo per una questione di età, ma sono molto impressionato da Jodar, mi sembra già molto maturo. La loro forza per adesso è che possono giocare liberi di testa, a 19 o 20 anni non devi preoccuparti delle aspettative ma cercare solo di migliorare, e siccome ci sono Sinner e Alcaraz, nessuno li critica se perdono. Perciò possono maturare senza mettersi fretta”.
Però lei vinse il Roland Garros che non aveva ancora 18 anni.
“Ma proprio perché giocavo senza pressione, con la spensieratezza della mia età, pensando a godermi le partite una dopo l’altra. Quando raggiunsi i quarti, l’unica preoccupazione era che se avessi vinto mi toccava trovare un altro volo per tornare a casa: avevo il biglietto fino solo al giorno dopo”.










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