Volkswagen e Stellantis: “Servono incentivi e sussidi per l’elettrica Made in Europe”

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Lettera aperta firmata dai rispettivi amministratori delegati Oliver Blume e Antonio Filosa: “Così difendiamo la nostra industria automobilistica”

Gianluigi Giannetti

5 febbraio - 10:47 - MILANO

Incentivi all’acquisto per l’auto elettrica “Made in Europe” e sostegno alle aziende continentali per “affrontare la concorrenza di importatori che operano in condizioni normative e sociali meno rigorose rispetto all’UE”. Volkswagen e Stellantis chiamano in causa la Commissione europea in una lettera aperta firmata dai rispettivi amministratori delegati Oliver Blume e Antonio Filosa, un appello che riaccende i riflettori sulla modifica piuttosto lieve proposta da Bruxelles al divieto alla vendita di vetture a benzina e gasolio oltre il 1° gennaio 2035, ovvero il passaggio dal 100% al 90% di riduzione delle emissioni di CO2. La sfida dell’auto elettrica che viene posta da Blume e Filosa è però in termini di strategia: “Volkswagen e Stellantis sono i due maggiori produttori automobilistici in Europa, siamo in forte concorrenza tra noi. Allo stesso tempo, condividiamo la responsabilità di fare dell’Europa una potenza industriale. L’industria automobilistica europea ne è parte integrante, generando l’8% del PIL europeo ogni anno e dando lavoro a 13 milioni di persone”. Nella lettera aperta, indirizzata ai tre quotidiani economici Handelsblatt, Les Echos e Il Sole 24 Ore, i due manager invitano ad un metodo generale per affrontare il futuro del settore. “In primo luogo, chiunque venda veicoli a clienti europei dovrebbe anche produrli in condizioni simili. Ciò garantisce una concorrenza leale. In secondo luogo, il denaro dei contribuenti europei dovrebbe essere utilizzato in modo mirato per promuovere la produzione europea e attrarre investimenti nell’UE”.

Incentivi e sussidi

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Oliver Blume e Antonio Filosa propongono requisiti “Made in Europe” per i mezzi elettrici immatricolati nell’UE, definiti in riferimento a quatto categorie: “la produzione del veicolo, comprese le fasi di assemblaggio e di ricerca, la realizzazione del powertrain elettrico, quella delle celle delle batterie e infine di alcuni componenti elettronici importanti”. L’idea è quella di una vera e propria patente europea. “Ogni veicolo che soddisfa i criteri dovrebbe ricevere un’etichetta e beneficiare di diversi vantaggi, ad esempio incentivi nazionali all’acquisto o appalti pubblici. Ma gli incentivi all’acquisto a livello di veicolo non sono sufficienti. I produttori che concentrano la maggior parte della loro produzione in Europa dovrebbero ottenere vantaggi che compensino almeno i costi”.

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