Il direttore delle nazionali tedesche: “Vengono da un annata complicata, ma li vedo in forte crescita. Woltemade mi somiglia? Si, forse per i capelli di quando ero giovane”
13 giugno - 08:53 - DALLAS (USA)
Come Manuel Neuer, anche Rudi Voeller, oggi direttore delle nazionali tedesche, aveva dato l’addio alla Germania, nel lontano 1992, per poi tornare due anni dopo, in occasione del Mondiale americano. “Era un torneo molto diverso da questo, con alcune stranezze per noi europei: il giorno del debutto, noi campioni del mondo contro la Bolivia, a Chicago, tutte le tv erano sintonizzate sul famoso inseguimento di OJ Simpson. A dire la verità, molti di noi non lo conoscevano bene come campione di football americano, ma come attore. Credo che avesse recitato in un film, come si chiamava, Una pallottola spuntata?”.
Certo. Come ha ritrovato gli Stati Uniti, calcisticamente parlando?
“È tutta un’altra situazione, si può anche scherzare dicendo che adesso gli americani conoscono le regole del calcio”.
Da giocatore campione del mondo nel 90 e da ct vicecampione nel 2002, cosa le insegna la sua esperienza? Che tipo di Mondiale si aspetta?
“Sarà un torneo duro, sono curioso di vedere come si procede perché è una nuova avventura per tutti, con un turno in più, il clima e gli spostamenti. Bisogna adattarsi”.
Qual è il ruolo della Germania?
“Noi ovviamente vogliamo fare più strada possibile, però dico anche che ci piacerebbe essere quella nazionale difficile da battere. Fate conto che abbiamo perso la prima partita delle qualificazioni, contro la Slovacchia in trasferta, poi abbiamo vinto nove gare consecutive. Arriviamo tonici a questo avvio di torneo, e sarà importante partire bene. Il primo passo è fondamentale: vogliamo arrivare primi anche se il girone è complicato, con Curaçao dobbiamo vincere, naturale, poi cresceranno le difficoltà; la Costa d’Avorio ha battuto la Francia in amichevole, l’Ecuador sarà difficile. Ma quando inizia l’eliminazione diretta cambia tutto, lo sappiamo”.
Attenzione ad Havertz, attraversa una fase importante
Rudi Voeller
La Germania è una nazionale fondata sul blocco del Bayern ma con altre individualità rilevanti: si formerà una squadra unita?
“Sì, abbiamo veramente dei giocatori molto forti. Chiaro, la nostra rosa non è come quella della Francia, Deschamps può anche assemblare tre nazionali con gli uomini di cui potrebbe disporre, però noi siamo a un buonissimo livello”.
Wirtz e Musiala non hanno disputato una stagione eccezionale, per motivi diversi: si riprenderanno in nazionale?
“Certamente, potranno recuperare tutto il loro valore, perché ne hanno tanto. Wirtz era al primo anno al Liverpool, le cose non sono andate a meraviglia ma non solo per lui, bensì per tutti. Sappiamo che i Reds hanno sofferto in tutta l’annata, ma lui è migliorato molto anche fisicamente, ha giocato quasi tutte le partite, si è adattato a un calcio più atletico, sono sicuro che potrà fare un grande Mondiale. Musiala ha patito per un infortunio terribile, proprio qui un anno fa al Mondiale per club; è stato fuori tanti mesi, è rientrato con il Bayern e ha cominciato a crescere anche qui con noi, però gli serve tempo. Per come lo vedo io, si allena bene, può tornare quello di prima. Ma la Germania davanti non è solo Wirtz e Musiala, avete visto anche in finale di Champions League cosa ha fatto Kai Havertz?”.
Si può dire che è nel momento più maturo della sua carriera?
“Certo, lo conosco da sempre perché quando aveva dodici anni l’ho portato a Leverkusen: Kai è in una fase importante anche per come fa gruppo: lo spirito della squadra è fondamentale per noi”.
Woltemade dicono che le assomigli: concorda?
“Fisicamente, di viso e capelli, ma di quando ero giovane. Ho sentito anch’io questi paragoni che escono su Internet. È un bravo ragazzo, anche lui conterà molto per noi: ha sofferto il primo anno a Newcastle, ma piano piano ce l’ha fatta. Servirà tanto come altri perché ci saranno parecchi cambi”.
Rudi Voeller
Hanau,Germania, 13 aprile 1960
Centravanti, ha giocato nella Roma segnando 68 gol in 198 partite. Con la Germania ha vinto il Mondiale di Italia 90
Il ritorno di Neuer come è stato digerito dal gruppo?
“Anche se si era ritirato, era sempre stato in contatto con Nagelsmann. Noi avevamo Oliver Baumann che ha sempre giocato bene in nazionale, lo si è visto anche nelle ultime amichevoli, però l’esperienza e la presenza in campo di Manuel erano troppo importanti per noi. Niente lo scompone, sembra sempre rilassato ma allo stesso tempo è sul pezzo”.
Una sorpresa a questo torneo?
“Tutti dicono la Norvegia, ma io guardo anche all’Africa. Però in fondo rimarranno sempre le grandi”.
Anche la Germania?
“Non sempre le favorite degli esperti sono quelle che vincono”.
I suoi parenti a Roma come hanno preso l’assenza dell’Italia?
“Spiace veramente a tutti. La mia non è retorica o discorsi scontati che sento da tante persone qui. Gli azzurri hanno pagato l’espulsione di Bastoni. Giocare in dieci nel calcio di oggi è difficile. Lo dico anche ai nostri giocatori qui: un errore del genere è fondamentale anche adesso al Mondiale, con questo caldo e questi ritmi. Se fai un’entrata così da ultimo uomo e devi giocare in dieci per un’ora, perdi. Senza questo errore l’Italia sarebbe alla Coppa del Mondo”.










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