Villas-Boas: "All'Inter esperienza super e con Mou siamo amici. Leao? Talento incredibile"

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Il presidente del Porto si racconta: "Con José ci sentiamo nonostante siamo rivali. Ho bei ricordi dell’esperienza a Milano e mi spiace per l’Italia fuori dal Mondiale. Per tornare in alto il vostro calcio ha bisogno di talenti e di una riforma come è successo in Germania"

Andrea Ramazzotti

Giornalista

19 aprile - 09:41 - MILANO

Nel calcio professionistico, a parte il giocatore, ha ricoperto tutti i ruoli: da osservatore ad assistente, da allenatore a presidente. André Villas-Boas ha un’esperienza vastissima e conosce le molte sfaccettature del mondo del pallone. È stato collaboratore di Mourinho all’Inter, ha lavorato in tanti Paesi, ha scoperto talenti ed è stato anche nominato ambasciatore di Laureus. Con lui abbiamo parlato della stagione trascorsa nella Milano nerazzurra con Mou (2008-09), della crisi del nostro calcio, del talento di Leao, di Farioli, il tecnico che è felice di aver scelto per il “suo” Porto, e di molto altro.

Villas-Boas, quando a 16 anni ha iniziato a inviare relazioni a Robson, avrebbe mai immaginato di fare una simile carriera? 

"Assolutamente no, ma il mio sogno è sempre stato quello di dare un contributo alla squadra della mia città e del mio cuore. Ci sono riuscito da allenatore e adesso voglio ripetermi da presidente. Sono un socio del Porto da quando sono nato, da bambino andavo a vedere le partite con mio nonno e mio zio, a 22 anni sono stato assistente qui di Mourinho, a 32 sono diventato io l’allenatore e a 46 il presidente. La mia al Porto è una storia di cui vado fiero e che voglio portare avanti regalando altre soddisfazioni ai tifosi". 

Con lo Special One ha lavorato anche al Chelsea e all’Inter, dove ha vinto lo scudetto.

 "Ero più giovane... Quella all’Inter è stata una bella esperienza che ricordo con piacere. Mourinho mi ha insegnato molto e a volte ci scambiamo dei messaggi, anche se allena il Benfica, uno dei club che ha una grande rivalità con il Porto. Siamo in competizione per la vittoria del campionato (insieme allo Sporting, ndr), ma ci rispettiamo". 

Segue ancora il campionato italiano e il nostro calcio per la terza volta di fila fuori dal Mondiale?

"Certo e mi è dispiaciuto per l’Italia che ha perso la qualificazione alla Coppa del mondo contro la Bosnia. Un Mondiale senza la vostra Nazionale perde qualcosa. Se i rigori nella finale dei playoff fossero finiti in un altro modo, adesso non si parlerebbe di crisi e invece è tornato d’attualità l’incubo delle precedenti due eliminazioni. È difficile da fuori dare una ricetta per uscire da queste difficoltà: forse avete bisogno di far crescere qualche talento, di una riforma che parta dal basso, come successo in Germania. Come allenatori invece non siete in crisi e ne avete diversi bravi".

Uno è Farioli, che lei ha voluto al Porto. 

"Francesco è fantastico. Ha energia, personalità, grandi intuizioni, studia in continuazione e può contare su uno staff di nove professionisti che hanno compiti specifici e danno un grande contributo. Lui ha l’ultima parola, ma tutti partecipano alla decisione finale. Il Porto gioca un calcio ad alta intensità e molto interessante. E poi è bravissimo nel comunicare, sia con i calciatori sia all’esterno". 

Non poteva scegliere un allenatore migliore... 

"È un tecnico moderno e ha appena 37 anni. Questo vuol dire che i suoi margini di crescita sono notevoli: siamo molto soddisfatti di lui, dei risultati che sta ottenendo e dell’armonia che ha portato in tutte le aree del club. Per questo gli abbiamo rinnovato il contratto con grande anticipo. Vogliamo che resti con noi a lungo". 

Lei lo sta aiutando con colpi di mercato come per esempio Gabriel Veiga e Thiago Silva. 

"Thiago è stato un’incredibile opportunità e, con l’ok di Francesco, abbiamo chiuso l’affare velocemente. Non credevamo di poterlo avere di nuovo, dopo che ha iniziato la sua esperienza in Europa vent’anni fa con il Porto. Siamo felici di aver riportato dall’Arabia Gabri Veiga, un talento pazzesco e a settembre aspettiamo il ritorno dall’infortunio di Samu".

Farioli è il nuovo Villas Boas? (Ride)

"Un po’ ci assomigliamo... Gli auguro di vincere più di quanto ho vinto io con il Porto. È l’allenatore che ci porterà nel futuro e siamo felici che sia con noi".

Portoghese invece è Leao, che in Serie A alterna alti e bassi. Cosa si aspetta da Rafa e dal Portogallo al prossimo Mondiale? 

"Come talento Leao non è secondo a nessuno. La nostra nazionale è a un punto di svolta perché attualmente è composta dalla ‘generazione d’oro’ e da giovani interessanti che non a caso giocano nelle principali leghe europee. Probabilmente sarà l’ultimo Mondiale di CR7, ma con Cristiano... mai dire mai: in fondo non sarei del tutto sorpreso di vederlo in campo anche nel 2030. La squadra c’è, idem le possibilità di disputare un grande Mondiale. Mi auguro che Leao sia protagonista, che ci aiuti a colmare il gap con la Francia, la favorita alla luce dei tanti talenti che ha, e a lottare con Spagna, Argentina e Brasile". 

Come talento Leao non è secondo a nessuno. Mi auguro che al Mondiale sia protagonista, che ci aiuti a colmare il gap con la Francia, la favorita per la vittoria finale

C’è più stress a fare il presidente o l’allenatore? 

"Da tecnico ci sono tante pressioni e tante cose da controllare all’interno e fuori dallo spogliatoio, ma il presidente ha grandissime responsabilità, su tutte quella di mettere le persone giuste al posto giusto nelle varie aree del club. Il Porto è una polisportiva che ha squadre di calcio, ma anche di basket, volley e pallamano. Per me, che sono stato eletto dagli altri soci, è una grande sfida. Il primo anno è stato difficile, di trasformazione, e abbiamo rimesso a posto la parte finanziaria, restituendo stabilità alla società. Ora con Farioli stanno arrivando i risultati e siamo in corsa per la vittoria della Liga e in semifinale della Coppa di Portogallo". 

Che sogno ha nel cassetto?

 "Al Porto ho vinto un campionato e un’Europa League oltre a una Supercoppa e a una Coppa di Portogallo. Spero di fare meglio da presidente. Non è facile perché il gap con le grandi d’Europa è aumentato rispetto al passato, ma prima di candidarmi e di essere eletto nell’aprile 2024 ho studiato e lavorato per due anni con l’obiettivo di essere pronto. Sto dando il mio meglio".

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