Vendita San Siro, perquisizioni e 9 indagati: ipotesi turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio

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Nel mirino della Procura di Milano ex e attuali dirigenti del Comune e di Milan e Inter. L'ipotesi da verificare è che la vendita del Meazza ai club, per cui Milano ha incassato 197 milioni di euro, sia stata un'operazione che possa aver favorito interessi privati a scapito dell'interesse pubblico

31 marzo 2026 (modifica alle 09:57) - MILANO

Perquisizioni all'alba e nove indagati per turbativa d'asta e rivelazione del segreto di ufficio. La Procura di Milano, nell'ambito dell'inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, coordinata dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, ha iscritto nel registro degli indagati gli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, il dg del Comune, Christian Malangone, l'ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune ed allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, Simona Collarini, i consulenti dei due club, Fabrizio Grena e Marta Spaini, e i manager Mark Van Huukslot, in quota nerazzurra, Giuseppe Bonomi, presidente di "Sport Life City", controllata del Milan, e Alessandro Antonello, ex ceo corporate dell'Inter. 

le ipotesi accusatorie

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Le perquisizioni - disposte da un decreto del gip, Roberto Crepaldi, anche presso terzi - e i sequestri dei cellulari in corso oggi si sono resi necessari in seguito allo sviluppo dei contenuti delle chat e delle mail raccolte nella maxi indagine sulla gestione dell'urbanistica a Milano e che la scorsa estate aveva portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Tancredi, Malangone e De Cesaris, tra l'altro, sono già indagati proprio nella maxi inchiesta sull'urbanistica. Il fronte giudiziario sullo stadio è stato aperto in seguito a una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall'ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. L'ipotesi da verificare è che la vendita del Meazza a Inter e Milan, per cui il Comune ha incassato 197 milioni di euro, sia stata un'operazione che possa aver favorito gli interessi privati a scapito dell'interesse pubblico. Il sospetto è che sia stata "usata" la legge sugli stadi per sostenere il progetto di urbanizzazione dell'area e quindi di determinate società costruttrici.

la chat tra boeri e sala

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In particolare, nell'inchiesta si mette nel mirino una chat in cui l'architetto Stefano Boeri, constatando che il suo progetto di uno "stadio-bosco" non era stato apprezzato, il 10 settembre 2019 avvertiva "in amicizia" il sindaco di Milano Giuseppe Sala che sull'operazione San Siro stavano prevalendo gli interessi privati a scapito di quelli pubblici. "Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta - del Comune - basati sull'interesse collettivo. Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale... ma ti segnalo che qui la cosa è diversa", aveva scritto l'archistar al primo cittadino.

La Gazzetta dello Sport

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