Usa-Cina, Follini: "Xi vince il match, Stati Uniti in ritirata"

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Il punto di vista per Adnkronos

Marco Follini - (Fotogramma/Ipa) Marco Follini - (Fotogramma/Ipa)

17 maggio 2026 | 10.34

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"Il grande palcoscenico mondiale ci distrae dalle piccole cronache di casa nostra. Così ora l’incontro tra Trump e Xi Jing Ping, appena sparecchiato, ci consente di alzare lo sguardo oltre lo steccato di casa e di fare i conti - o almeno, cercare di farli - con tutti gli interrogativi globali che infine decideranno anche di noi e delle nostre sorti. Ai tempi di Mao e di Nixon 1972) gli Stati Uniti e la Cina erano (assieme all’Urss) i due poli della disputa globale. Tutto sembrava molto ordinato. Di qua la democrazia, di là il comunismo. Di qua il mercato, di là lo statalismo economico. Di qua le libere elezioni, di là le parate. All’epoca si trattava solo di far convivere, non senza una certa fatica, questi due opposti modi di vedere le cose. Ora quella nettezza si è un po’ perduta. Non perché i due sistemi si assomiglino di più. Ma perché hanno perso, questo sì, alcune delle loro caratteristiche. Dando vita a un nuovo duello, privo di alcune delle rigidità tipiche di certi nostri trascorsi ideologici. Così, la Cina sembra fare proprie molte delle modalità dell’economia di mercato, senza per questo mai allentare le briglie del controllo politico sui suoi cittadini. Mentre l’America nella versione di Trump appare assai meno partecipe dei valori e dei diritti più tipici delle democrazie. Valori e diritti che anche la vecchia guardia repubblicana a suo tempo aveva saputo custodire con una certa coerenza.

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Così oggi è cambiato per entrambi il terreno di gioco. Con una differenza, però. E cioè che la Cina sta ampliando il perimetro delle sue relazioni e si offre ormai come un riferimento strategico per il cosiddetto 'sud globale', e cioè quell’insieme di paesi che vogliono contendere al vecchio e malandato occidente il suo primato negli affari del mondo. Mentre gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, stanno a poco a poco sfilacciando quella vecchia e preziosa rete di complicità e di amicizie che hanno lungamente accompagnato e sottolineato la sua egemonia nel mondo che si è cercato di ricostruire all’indomani della fine della seconda guerra mondiale (e ancor più all’indomani della vittoria nella guerra fredda).

A suo tempo Nixon e Mao avevano percorso la strada della reciproca convenienza, trovando tra loro una sorta di equilibrio geopolitico. Mentre è piuttosto chiaro che nell’amichevole (?) match tra Trump e Xi è stato il secondo a trarre in maggior vantaggio dai colloqui. Infatti il cinese ha potuto sottolineare indisturbato che quello di Taiwan è un affare interno cinese, ed ha evitato con cura di agevolare il suo interlocutore americano infilatosi nel pantano dell’Iran e dello stretto di Hormuz.

La stessa evocazione della famosa trappola di Tucidide, e cioè la regola del conflitto che fin dai tempi di Sparta e di Atene tendeva a prodursi tra una potenza egemone in declino e una potenza sfidante in ascesa, è sembrata fatta apposta per tagliare su misura agli Stati Uniti il vestito grigio del paese in mesto declino e alla Cina l’abito scintillante del paese in pieno sviluppo di potenza. E' pur vero che il leader cinese ha concesso che forse questa volta, a differenza che nell’antica Grecia, quella 'trappola' si sarebbe potuta e ancora si potrebbe evitare. Ma solo a patto di lasciare ampio spazio al nuovo potere globale a spese del vecchio.

Dunque si può dire che tra i due l’uno abbia tratto un probabile vantaggio e l’altro si trovi invece a fare i conti con una difficoltà in più. Il fatto è che la debolezza americana in questo contesto ha qualcosa di 'ideologico'. O almeno, così sembra a chi coltiva il ricordo della storia. L’ascesa degli Usa nell’ordine mondiale era legata infatti assai largamente al suo significato politico e perfino ideologico. Al suo essere cioè il luogo e il portabandiera della 'liberaldemocrazia'. Fu questa la matrice ideale del conflitto rovente, caldissimo contro il nazifascismo e poi del conflitto freddo ma non freddissimo contro il socialismo reale. Oggi che quella bandiera appare stinta e quasi priva di significato -innanzitutto a coloro che più si erano dati da fare per farla sventolare, qualche volta perfino a sproposito- tutto quel mondo appare ormai in ritirata. Ideale ancor prima che strategica. Con tutte le conseguenze, anche economiche, che finiscono per discendere sopra ognuno di noi. Quanto all’Europa, è piuttosto ovvio che se non ci si pone ora all’altezza di questo dilemma, e di questi rischi, non andremo lontani. Ma questo, si sapeva anche prima". (di Marco Follini)

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