Uomini e donne: con i chili di troppo rischi diversi, servono cure di precisione

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L’obesità non è una malattia “a taglia unica”: ipertesi e con sofferenza epatica i maschi, più infiammate e dislipidemiche le donne e le terapie dovranno gestire le differenze

di Maria Rita Montebelli

14 aprile 2026

Doctor measuring obese man waist body fat. Obesity and weight to loose. JPC-PROD - stock.adobe.com

Doctor measuring obese man waist body fat. Obesity and weight to loose. JPC-PROD - stock.adobe.com

Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere anche nel modo in cui mettono su peso. E soprattutto per le conseguenze che ne derivano. I chili di troppo insomma non sono tutti uguali e uomini e donne sulla bilancia non giocano la stessa partita. È la scienza, che giorno dopo giorno, sta smontando pezzo dopo pezzo la falsa convinzione di un rischio che si misura semplicemente in chili di troppo, senza declinarlo per genere. E lo fa con dati sempre più solidi, come quelli che saranno presentati tra qualche settimana dalla dottoressa Zeynep Pekel e colleghi della Dokuz Eylul University (Smirne, Turchia) allo European Congress on Obesity (ECO 2026), che raccontano una realtà molto più sfaccettata e, per certi versi, anche più intrigante.

Perché no, non è vero che ingrassiamo tutti allo stesso modo. Ma soprattutto, non paghiamo tutti lo stesso prezzo: più ’panciuti’, ipertesi e con sofferenza epatica i maschi, più infiammate e dislipidemiche le donne con obesità.

Le differenze di genere

Immaginiamo due persone, un uomo e una donna, con lo stesso indice di massa corporea (il BMI, cioè il numero che si calcola dividendo il peso in chili per il quadrato dell’altezza in metri). Sulla carta sono simili, accomunati da uno stesso BMI. Nella realtà, il loro corpo sta reagendo in modo profondamente diverso ai chili di troppo. Nell’uomo, il grasso tende ad accumularsi dove fa più danni: attorno agli organi interni, nella pancia. È il grasso viscerale, quello metabolicamente più attivo e pericoloso, capace di impattare malamente su pressione arteriosa, glicemia, trigliceridi e persino sulla salute del fegato. Di certo è un accumulo che si vede, ma che lavora in silenzio, aumentando il rischio di infarto, diabete e malattie metaboliche.

Nelle donne, invece, il peso in eccesso prende un’altra strada. Il grasso ‘rosa’ si distribuisce più spesso nel tessuto sottocutaneo, sui fianchi e sulle cosce (i famigerati cuscinetti sui fianchi e la culotte de cheval su natiche e cosce), un tipo di accumulo che per anni è stato considerato “meno pericoloso”. Ma il nuovo studio che sarà presentato al congresso ECO, corregge questa prospettiva: il rischio nelle donne non è minore rispetto a quello dei maschi, è solo diverso. Le donne con obesità tendono a presentare livelli più elevati di colesterolo, in particolare quello “cattivo” (LDL), ma soprattutto esibiscono una maggiore infiammazione sistemica. Un rischio di certo più insidioso e meno immediatamente percepibile rispetto alla “pancia”, ma altrettanto minaccioso, perché coinvolge tutto l’organismo e prepara il terreno a malattie cardiovascolari e diabete.

I ricercatori turchi sono giunti a queste conclusioni, analizzando dati relativi a 886 donne (età media 45 anni) e a 248 uomini (età media 41 anni) con obesità, seguiti presso la Obesity Clinic del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università Dokuz Eylul.

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