Una crema probiotica contro il gelo

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In un futuro non troppo lontano, gli alpinisti e gli esploratori polari potranno contare su un valido alleato contro il rischio di congelamento: una crema probiotica da spalmare sulle parti del corpo più a rischio, come mani e piedi, capace di prevenire i danni del freddo. L'ingrediente segreto? Un batterio della pelle, che dopo un editing genetico con le forbici molecolari CRISPR è divenuto capace di produrre calore a comando e rilevare cambi di temperatura. Le sue virtù e le possibiili applicazioni farmaceutiche sono state presentate a marzo alla conferenza Synthetic Biology for Health and Sustainability a Hinxton, nel Regno Unito.

Generatore di calore

Il protagonista di questa storia è il Cutibacterium acnes, un batterio commensale della pelle che vive nel sebo, la miscela di lipidi che lubrifica il nostro "involucro" esterno, e i cui squilibri nella crescita sono stati collegati all'acne. Un gruppo di scienziati dell'Università Pompeu Fabra di Barcellona ha usato la CRISPR per modificare i livelli di una proteina che questo batterio usa per produrre energia, chiamata arcC. Dopo questa modifica, il batterio ha prodotto il doppio del calore rispetto a quello che normalmente emana. 

Inoltre, sempre con le forbici molecolari, gli scienziati sono intervenuti sui geni termosensibili di un altro lotto di C. acnes, trasformando i batteri in microscopici... termometri. I microrganismi sono stati riprogrammati per rilevare le temperature superiori a 32 °C e "accendersi" con un segnale fluorescente quando registravano il cambio di temperatura. In altri esperimenti, non ancora pubblicati, gli scienziati hanno infine dimostrato che diversi ceppi di questi batteri potrebbero sopravvivere all'interno di una crema da spalmare sul corpo.

Unire le competenze

I prossimi passi? Dimostrare che le diverse capacità testate possono convivere nei medesimi batteri. Gli scienziati dovranno appurare che i C. acnes possano rilevare anche i cali di temperatura pericolosi (e non solo i rialzi), e che, a quel punto, riescano a reagire producendo più calore.

Quindi bisognerà verificare che una crema contenente i batteri "termosifoni" funzioni sulla pelle dei topi e su campioni di pelle umana in laboratorio, prima di capire se il preparato sia ben tollerato da persone in carne e ossa. Infine, resta da capire come si possa fermare questa reazione, una volta riequilibrata la temperatura. Per evitare il rischio di calore eccessivo, e il surriscaldamento della pelle sotto i vestiti.

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