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Fu lui il fischietto di Unione Sovietica-Jugoslavia. Dai treni alle piscine, Adalberto Capuani, leggenda a Civitavecchia, a settembre festeggerà 100 anni: "Io? Intransigente e coerente, anche con Pizzo e De Magistris. L’Olimpiade? Non ero stato nemmeno convocato, ma tutti sapevano che ero il migliore"
Roberto Parretta
21 marzo - 18:04 - MILANO
Dai fischi per far partire i treni, a quelli della finale olimpica. Compirà 100 anni a settembre una leggenda della pallanuoto italiana, una vera e propria icona a Civitavecchia: Adalberto Capuani, arbitro della finale tra Unione Sovietica e Jugoslavia ai Giochi di Mosca 1980. Ma di mestiere capostazione. "Non sarei nemmeno dovuto andare, la Fin non mi aveva convocato. Mi volle personalmente e a tutti i costi il presidente della Fina, il messicano Javier Ostos Mora". Il presidente della Fin era Aldo Parodi, che per le Olimpiadi aveva designato Rino Merola, un’altra leggenda dei fischietti. Poi a Mosca finì che toccò a Capuani dirigere le due partite più importanti del girone finale, quelle che assegnarono le medaglie, la prima e l’ultima: Unione Sovietica-Ungheria 5-4 e Unione Sovietica-Jugoslavia 8-7. Perché era considerato tra i migliori arbitri del mondo.












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