serie a noir
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Cantarutti avrebbe potuto fare la storia, ma l'arbitro Benedetti annullò per gioco pericoloso. Il Cibali esplose: lancio di arance, accendini, pietre. E non finì affatto lì...
Quella domenica Aldo Cantarutti se ne stava all’altezza dell’area di rigore, di spalle alla porta, ignaro di tutto. Non aveva certezze, coltivava solo sensazioni. Il pallone, che qualche incauto aveva alzato a campanile, gli piovve dal cielo, lui lo stoppò con il petto, trattenendo ancora dentro di sé l’indecisione. Dietro di lui l’area di rigore era intasata, affollata di uomini che con modalità diverse aspettavano il loro destino. Cantarutti palleggiò una prima volta, già al secondo palleggio la sua fantasia aveva elaborato un’idea, folle, ma pur sempre un’idea. Alzò ancora una volta il pallone, quindi fece perno sulle punte dei piedi e con un balzo staccò l’ombra da terra. Va detto: si trattava di un’ombra extralarge, essendo il Cantarutti il prototipo del centravanti-boa di quegli anni.









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