Un cerotto di staminali contro la spina bifida

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Un cerotto a base di cellule staminali della placenta di donatrici ha migliorato nettamente gli esiti di una procedura chirurgica che si esegue sul feto quando è ancora nell'utero, e che serve a curare la spina bifida, un difetto congenito che può causare una disabilità permanente.

L'infusione di staminali nella colonna vertebrale dei feti ha favorito la guarigione, si è dimostrata sicura a breve termine e sembrerebbe aver potenziato la mobilità dei bambini quando è arrivata l'età dei primi passi, oltre ad aver migliorato il controllo di intestino e vescica.

I risultati della sperimentazione per la prima volta testata sull'uomo, pubblicati sul Lancet, sono promettenti: l'aggiunta del cerotto di staminali potrebbe diventare una prassi diffusa per questo tipo di interventi.

Spina bifida: che cos'è e come si cura

La spina bifida è un difetto del tubo neurale (una struttura embrionale da cui origina il sistema nervoso centrale) che consiste in uno sviluppo incompleto della colonna vertebrale e del midollo spinale del feto nell'utero. Nella sua forma più grave, il mielomeningocele, parte del midollo spinale e dei tessuti circostanti sporgono da un'apertura sulla schiena del feto, formando una specie di "sacca" che espone all'esterno il sistema nervoso.

Oltre a comportare un rischio di infezione dei tessuti esposti, questa condizione può causare difficoltà di deambulazione di varia gravità e problemi a intestino e vescica, per la ridotta funzionalità dei nervi spinali che li controllano.

Le cause della spina bifida non sono del tutto chiare, anche se un basso consumo di acido folico prima e durante la gravidanza è un fattore di rischio. Il trattamento per le forme più gravi prevede il reinserimento dei tessuti fuoriusciti nelle vertebre del feto prima della nascita, in un intervento di chirurgia prenatale. Tuttavia, anche dopo questa procedura, più della metà dei bambini continua a presentare problemi di deambulazione all'età di 2 anni e mezzo. Da qui l'idea di sfruttare le proprietà rigenerative delle cellule staminali, già studiate per trattamenti in utero di altre patologie.

Il cerotto di staminali

Diana Farmer, chirurga pediatrica dell'Università della California, Davis, e Aijun Wang, scienziato biomedico dello stesso istituto, avevano già dimostrato in vitro che cellule staminali mesenchimali, cioè cellule staminali adulte in grado di produrre diversi tipi di cellule del tessuto scheletrico, prelevate da placente donate, proteggono i neuroni dalle lesioni e ne stimolano la crescita.

In studi su animali queste cellule, incorporate in un cerotto fatto di una matrice di proteine appiccicose, avevano protetto i neuroni dopo un intervento chirurgico in utero contro la spina bifida, e ridotto i problemi di mobilità dopo la nascita.

Nel nuovo studio, gli stessi scienziati hanno arruolato sei donne tra la 24esima e la 26esima settimana di gravidanza, i cui feti avevano ricevuto una diagnosi di spina bifida grave (mielomeningocele con l'aggiunta di ernia del rombencefalo, la dislocazione della parte inferiore del cervello, il cervelletto, più in basso, attraverso un foro alla base del cranio). Durante l'intervento in utero, i chirurghi hanno applicato il cerotto a base di staminali sulla parte di midollo spinale esposta e reinserita, prima di suturare la ferita.

Trattamento sicuro e promettente

Alla nascita, le ferite di tutti i bambini erano guarite perfettamente, senza segni di crescita cellulare anomala (un rischio - la formazione di tumori - che poteva essere presente con l'uso di staminali) né altre complicazioni. I cervelli dei neonati erano guariti dall'ernia del rombencefalo; per i piccoli pazienti, questo ha significato un migliore recupero delle funzioni motorie e del controllo di vescica e intestino - anche se lo studio, ancora di fase 1, era per ora volto a testare soltanto la sicurezza del cerotto di staminali.

Ulteriori studi (di cui uno, la seconda parte di quello descritto, già in corso su 35 bambini, 19 dei quali hanno già ricevuto il trattamento) dovranno verificare i risultati a lungo termine di questo tipo di intervento rispetto all'approccio standard, e monitorare eventuali problemi di sicurezza del trattamento a base di staminali più a lungo nel tempo.

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