Il 26 marzo gli azzurri al primo step dei playoff mondiali contro la squadra di mister O'Neill: c'è da temere la loro voglia, un trequartista del West Bromwich e...
Cinque anni fa, l'Irlanda del Nord corrispondeva all'inizio di una disfatta. L'Italia rincorreva la qualificazione diretta ai Mondiali in Qatar, per staccare il pass era necessario vincere. Delle 12 conclusioni tentate, nessuna fu in grado di battere il portiere avversario, Bailey Peacock-Farrell. Quello 0-0 condannava gli Azzurri a passare per gli spareggi, dove un'insospettabile Macedonia del Nord si sarebbe messa di traverso, negandoci un'altra volta l'accesso ai Mondiali. Stavolta, almeno in parte, i grandi numeri che si ricavano dai precedenti sono dalla nostra parte. In undici sfide complessive - comprese le amichevoli - la Nazionale ha sempre vinto ogni volta che ha potuto giocare in casa; viceversa, non è mai riuscita a prevalere quando gli incontri si sono disputati in Irlanda del Nord. Giovedì 26 marzo la squadra di Gennaro Gattuso potrà contare sulla spinta della New Balance Arena di Bergamo, e non è poco.
STELLA ASSENTE
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Nel guardare come la bilancia penda dalla parte dell'Italia, un altro aspetto da considerare è l'assenza di Conor Bradley, il giocatore più talentuoso della selezione nordirlandese. L'esterno del Liverpool, infatti, ha riportato un grave infortunio al legamento crociato anteriore del ginocchio lo scorso gennaio. È stato operato e non sarà a disposizione di Michael O'Neill. Con Slot, Bradley si è distinto soprattutto come terzino destro, guadagnando rapidamente la fiducia dell'allenatore: delle 21 presenze totalizzate, in 13 occasioni era stato schierato titolare. Con la sua nazionale, invece, giocava più avanzato, alle volte quasi da seconda punta, per cercare di massimizzare l'impatto delle sue qualità. Per il resto, il gruppo dei convocati è composto perlopiù da calciatori della Championship (seconda divisione inglese), con 4 giocatori che militano in una prima divisione e ben otto che invece arrivano dalla terza divisione inglese.
IL CT
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Il condottiero dell'Irlanda del Nord è Michael O'Neill, 57 anni a luglio, calciatore tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, diventando all'epoca anche l'acquisto più costoso del Dundee United per 350 mila sterline. Oggi ricopre un doppio ruolo: è sia commissario tecnico sia allenatore del Blackburn, incarico che ha preso da circa un mese, fino alla fine della stagione. Ha ricevuto un'educazione cattolica ed era una promessa del calcio gaelico, un po' come il padre che era un giocatore affermato di hurling. Dopo aver concluso la carriera da calciatore, ne aveva intrapresa una nella finanza, diventando poi allenatore più come passatempo che lavoro. Le cose cambiano e nel 2011 diventa il ct dell'Irlanda del Nord. Nei nove anni della sua gestione, la nazionale centra la qualificazione agli Europei del 2016, dove si spingono fino agli ottavi di finale. Un traguardo che gli vale l'onorificenza come Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico. Dopo aver rifiutato nel 2018 una proposta dalla nazionale scozzese, O'Neill si è dimesso nell'aprile 2020, dopo il rinvio dei playoff per gli Europei a causa del Covid. Nel frattempo, l'anno prima, ottiene il permesso di allenare lo Stoke City da cui viene esonerato nell'agosto 2022. Nel dicembre seguente torna sulla panchina dell'Irlanda del Nord, a cui si lega fino a giugno 2028.
IL CASO
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"Siamo delusi, ma dobbiamo accettarlo". È con queste parole che O'Neill ha commentato il caso che sta agitando il calcio nordirlandese in questi ultimi giorni. Chris Atherton, promettente centrocampista classe 2008, ha scelto di rappresentare l'Irlanda, dopo aver giocato a livello giovanile con l'Irlanda del Nord. Atherton - che oggi è di proprietà del Chelsea - detiene anche il primato di calciatore professionista più giovane del Regno Unito, avendo fatto il suo esordio a 13 anni e 329 giorni con il Glenavon nella Coppa di Lega nordirlandese. "Ogni giocatore ha il diritto di fare questa scelta una volta nella propria carriera, non possiamo che augurargli ogni bene" ha chiosato O'Neill. E dire che nel 2018 era stato proprio il ct a lamentarsi di come l'Irlanda stesse convincendo molti calciatori del Nord a passare all'altra sponda, anche se per un accordo che intercorre tra le due federazioni, ogni giocatore nato in Irlanda del Nord è automaticamente idoneo a rappresentare l'Irlanda, qualora lo volesse. O'Neill sperava di poter limitare questa prassi. "Vorrei che si raggiunga un accordo informale in base al quale se un giovane ha giocato per l'Irlanda del Nord tra i 17 e i 21 anni, la Federcalcio irlandese non gli chieda di cambiare nazionale". Non è andata propriamente così.
I PUNTI DI FORZA
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Chiaramente non è la nazionale che fa del possesso palla la propria arma migliore, anzi. Per questo motivo, O'Neill punta molto sull'intensità e sull'abilità di rendere complessa la manovra per le squadre avversarie. Julian Nagelsmann aveva individuato nelle palle inattive e nell'attacco alla profondità le principali caratteristiche offensive dell'Irlanda del Nord. Isaac Price è il giocatore da tenere d'occhio, uno degli elementi di spicco del West Bromwich Albion, con 7 reti all'attivo in stagione. Ma è la voglia di tentare l'impresa che rende i nordirlandesi più temibili di quanto non siano. La qualificazione ai Mondiali manca infatti da quarant'anni. O'Neill già sta caricando il Paese. "È una sfida enorme, ma abbiamo l'opportunità di scolpire i nostri nomi nella storia del calcio in Irlanda del Nord. E abbiamo tutte le intenzioni di dare completamente noi stessi per raggiungere quest'obiettivo".












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