Non è più una questione di volumi ma
di valore. I vini Premium, che escono dalla cantina a minimo di
8 euro e che arrivano a seconda dei mercati tra i 25 e i 50
euro, cresceranno ancora nei prossimi anni, nonostante il calo
generale delle importazioni. E assieme ai Luxury, compenseranno
in parte la discesa dei prodotti della parte medio-bassa dello
scaffale. Una crescita in valore che da qui al 2029 sarà del
3,5% per i prodotti made in Italy. E' quanto emerge da
un'analisi dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr che
potrebbe riservare sorprese ancor più positive se l'Italia ci si
concentrasse su alcune aree dove incrementare la propria
presenza. Obiettivo è allargare il bacino commerciale di un
settore ancora troppo concentrato sui primi 5 mercati di sbocco,
che da soli quotano il 60% del totale dei valori esportati.
Secono l'analisi, i Paesi a maggior tasso di crescita potenziale
sono 12: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam,
Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India a cui si
aggiungono i top buyer extra-Ue, Stati Uniti e Regno Unito.
"Il valore export 2025 è risultato in calo di quasi il 4% -
ha detto il responsabile dell'Osservatorio, Carlo Flamini - ma
se avessimo avuto in pancia un'incidenza della quota Premium al
20% invece dell'attuale 17%, il saldo negativo si sarebbe
ammorbidito a -0.7%. Di più, se il nostro Paese si desse
l'obiettivo di aumentare di 1 punto l'anno il peso dei Premium
sulla propria offerta (+11% di valore in 5 anni), l'export ne
beneficerebbe, arrestando quella decrescita che, a fattori
costanti, è prevista continuare fino almeno al 2029 per cumulare
un -12% di saldo 2029/24".
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2 giorni fa
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