Ucraina, il segnale dei 'vannacciani'. E Salvini punta sulla sicurezza

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   Se doveva essere una conta dei 'vannacciani' in Parlamento, il risultato non è clamoroso. Ma qualche segnale è arrivato di fronte alla risoluzione di maggioranza sul sostegno a Kiev. Nelle analisi che si fanno ai piani alti della Lega le 7 assenze alla Camera e i due voti contrari alla risoluzione di maggioranza sono derubricati a "fisiologici distinguo". Il tema Ucraina in questo momento non è in cima alle priorità di Matteo Salvini, spiegano i suoi, perché nel partito c'è la "certezza" che il conflitto sia in fase di conclusione, ora l'attenzione è tutta focalizzata sul pacchetto sicurezza.

   Il vicepremier insiste sulla necessità di potenziare Strade sicure, al centro di una risoluzione dei suoi deputati in commissione Difesa alla Camera. Era all'ordine del giorno nel pomeriggio, ma la seduta è stata sconvocata. Forse un rinvio di prassi di una settimana, forse ha pesato il pressing - riferito da più fonti in Transatlantico - di vari deputati per chiudere in anticipo la settimana e tornare a casa.

   Un epilogo che ha comunque evitato il rischio di incidenti parlamentari mentre Giorgia Meloni era in Giappone. Ma la Lega ha chiarito che "non arretrerà di un millimetro sulla sua richiesta di aumentare il numero di militari impegnati in 'Strade Sicure'".

   E nel braccio di ferro con il ministero della Difesa Guido Crosetto, arriva una sponda da FI. "Siccome la priorità è garantire la sicurezza dei cittadini - chiarisce Antonio Tajani -, finché non ci sarà un numero adeguato di carabinieri, poliziotti, finanzieri e agenti della penitenziaria, saremo costretti ad utilizzare militari di Esercito, Marina e Aeronautica".

  Questioni che aleggiano attorno al dossier caldo del pacchetto sicurezza, di cui la Lega rivendica la paternità esprimendo "soddisfazione". È quella la priorità per Salvini, che prima della giornata campale tra Camera e Senato ha riunito i suoi parlamentari, e nelle ultime ore si è confrontato con i suoi dirigenti, incluso Roberto Vannacci. Tra il segretario e il vice "c'è totale serenità", viene assicurato. Nelle letture leghiste il leader non rincorre nessuno, e la fronda sulla risoluzione sull'Ucraina non è vissuta come uno scossone. Anche dai vertici del governo non filtra la preoccupazione di crepe: "I numeri si commentano da soli, la linea della maggioranza è chiara".

  Ecco i numeri. Al Senato il leghista Claudio Borghi non ha partecipato al voto perché "poi è complicato spiegare la differenza tra la risoluzione e il decreto" per prorogare la cessione di armi a Kiev, che ha giurato di non votare più. Alla Camera 7 della Lega erano assenti a vario titolo (come quelli di FdI, 6 di FI), e due hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull'Ucraina, Rossano Sasso e Edoardo Ziello. Come loro Emanuele Pozzolo, ex di FdI, che quando un mese fa Roberto Vannacci venne alla Camera ammise "una comunanza di visioni con molte posizioni del generale".

   Sono nomi che in Transatlantico vengono considerati affini alle idee dell'ex generale. Che premette di non voler commentare "il voto di altri parlamentari" ma è convinto che dietro la loro scelta ci sia la preoccupazione per "le prioritarie necessità del popolo italiano e gli interessi nazionali che sicuramente non vengono promossi contribuendo attivamente al prosieguo di questa guerra".

   Lo stesso messaggio contenuto nello striscione mostrato da una decina di attivisti del Team Vannacci Roma in un flashmob davanti a Montecitorio. "Hai voglia a fare sit in...", il commento di Tajani, che assicura di non essere preoccupato dalla nascita di un gruppo di 'vannacciani' in Parlamento: "Sarebbe una scelta suicida se qualcuno lo seguisse". 
   

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