Kiev presenta la sua flotta di velivoli a guida remota al Salone aeronautico di Farnborough: "Pensare di contrastare attacchi di massa con i soli sistemi d'arma tradizionali è insostenibile"
21 luglio 2026 | 15.35
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"Ogni tre mesi dobbiamo aggiornare i nostri droni perché i russi riescono a scovare delle contromisure. Solo il drone d'attacco a lungo raggio Liutyi, uno dei più grandi della nostra flotta, ha subito oltre 200 modifiche dalla sua nascita. Mentre uno dei più piccoli che usiamo sul campo di battaglia, lo Shrike, ne lanciavamo ad inizio conflitto poche centinaia al mese. Oggi siamo arrivati a più di 70mila”. A dirlo in un'intervista all'Adnkronos è un funzionario del ministero ucraino della Difesa presente al Salone aeronautico internazionale di Farnborough in corso questi giorni in Inghilterra.
Proprio nello stand ucraino sono esposti alcuni dei velivoli a pilotaggio remoto oggi impiegati sul campo di battaglia contro la Russia. L'interesse degli esperti militari arrivati da ogni parte del mondo è altissimo: questi droni rappresentano infatti la testimonianza concreta di come il conflitto si sia trasformato in una guerra tecnologica permanente, dove l'innovazione corre a una velocità tale da rendere obsolete in pochi mesi soluzioni considerate all'avanguardia. "Questi velivoli non sono più soltanto strumenti per la linea di contatto - spiega il funzionario che, per ragioni di sicurezza, ha scelto di rimanere anonimo - ma vettori capaci di ridefinire la mappa strategica del conflitto. E' con velivoli come il Liutyi, in grado di trasportare una testata da 50 chili, che le nostre forze armate hanno colpito obiettivi chiave nel cuore del territorio russo, comprese le raffinerie di petrolio e impianti nei pressi di Mosca e San Pietroburgo. Accanto a questi operano modelli a reazione come il Peklo, capace di volare fino a 700 chilometri all'ora con un raggio d'azione di 700 chilometri".
I volumi di fuoco testimoniano un'escalation quantitativa senza precedenti su entrambi i fronti, come spiega il rappresentante governativo di Kiev: "La Russia invia sui cieli ucraini tra i 300 e i 400 droni a notte, combinando velivoli d'attacco Shahed, esche e droni da ricognizione. Sul nostro fronte, rispondiamo lanciando migliaia di droni al giorno tra velivoli Fpv, intercettori e sistemi da ricognizione". Numeri che vengono confermati anche da Adrian Yablonskyi, manager di Skyfall, società ucraina che si è specializzata nella costruzione di piattaforme aeree a guida remota. "Ad inizio conflitto ne costruivamo poche centinaia al mese, basandoci su una tecnologia che oggi potrei definire medievale, nonostante siano appena passati quattro anni dall'inizio della guerra. Oggi produciamo centinaia di migliaia di pezzi al mese compreso il più piccolo modello in dotazione all'esercito ucraino, lo Shrike, lungo 25 centimetri, con un carico di munizioni che può giungere fino a 3 chili, una velocità di crociera fino a 120 km/h e una distanza percorribile fino a 30 chilometri".
Grazie all'impiego di questi droni intercettori economici sviluppati internamente, Kiev garantisce un tasso di abbattimento dei velivoli kamikaze russi pari al 95 per cento, neutralizzando tra i 250 e i 270 droni su un'ondata media di 300. La guerra elettronica rende tuttavia la vita di questi apparati brevissima: un drone da ricognizione al fronte ha oggi una speranza di vita stimata tra i tre e i cinque giorni. Questa dinamica evidenzia una profonda sproporzione economica. Come sottolinea il rappresentante ucraino: "Pensare di contrastare attacchi di massa con i soli sistemi d'arma tradizionali è insostenibile. Spostandoci al conflitto in Medio Oriente, se una città come Dubai dovesse affrontare un attacco da 300 droni in una notte provando a fermarli con missili Patriot da milioni di dollari, il costo finanziario sarebbe devastante. La sostenibilità passa da droni Fpv economici, nati con costi attorno ai 500 dollari, capaci di infliggere danni enormi a fronte di un prezzo irrisorio".
Nonostante la capacità di aggiornamento tecnologico e produzione raggiunti dall'Ucraina, per il ministero della Difesa si tratta ormai di un conflitto potenzialmente infinito. "Più che altro è un processo logorante destinato a non fermarsi per via della tecnologia che continua ad evolversi - conclude il funzionario di Kiev - e che potrebbe presto minacciare altri Paesi europei, dai Paesi Baltici alla Polonia, alla stessa Italia. Ormai con droni a basso costo e prodotti in massa, ogni luogo del mondo è potenzialmente un obiettivo militare". Proprio per questo Kiev si propone di guidare i partner di Europa e Nato, mettendo a disposizione la propria esperienza diretta sul campo per combinare la tecnologia occidentale con la capacità acquisita nel produrre droni economici, efficaci e scalabili su scala industriale con l'obiettivo sempre di utilizzarli per difendere i propri territori. (di Alessandro Allocca)
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