Le due aziende contestano la Local Law 52 del 2026, che impedisce loro di disattivare rapidamente gli account degli autisti, salvo in presenza di una "legittima ragione economica" o di una "giusta causa". Una legge che secondo i due colossi tutelerebbe anche i driver considerati pericolosi, per esempio quelli accusati di aver tenuto comportamenti sessualmente inappropriati
Marco Bruckner
16 giugno - 19:29 - MILANO
Uber ha cominciato, Lyft si è accodata: i due colossi a stelle e strisce hanno fatto causa allo città di New York. Il motivo? La Local Law 52 del 2026, la quale in generale impedisce alle piattaforme di ride-sharing la possibilità di disattivare rapidamente gli account degli autisti, salvo in presenza di una "legittima ragione economica" o di una "giusta causa". Una norma che, secondo le due aziende, tutelerebbe anche i conducenti pericolosi, come quelli accusati di comportamenti sessualmente inappropriati, un tema scottante per i due operatori con Uber che è coinvolta in 3.571 cause legali e Lyft in 54 al tribunale federale di San Francisco. La legge contestata - la causa è attualmente in stato di esame secondo quanto dichiarato da un portavoce dell'ufficio legale della città di New York - dovrebbe entrare in vigore il 28 luglio, dopo che a gennaio il Consiglio comunale ha ampiamente ribaltato il veto dell'ex sindaco Eric Adams. Scopriamo ora nel dettaglio quali aspetti della legge Uber e Lyft criticano e sperano di far modificare o annullare tramite le cause da loro presentate.
gli aspetti contestati
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Come detto, in generale Uber e Lyft criticano la Local Law 52 in quanto troppo "generalista" nel fornire tutele agli autisti. In particolare, le aziende si oppongono all'obbligo di fornire agli autisti un preavviso di quattordici giorni prima della disattivazione dell’account, una prassi che secondo loro darebbe l'opportunità ad autisti pericolosi di continuare a operare. Ancor meno gradita è la possibilità che le due aziende debbano reintegrare conducenti cui account è stato disattivato dal 2019 in poi proprio perché non avevano ricevuto tale preavviso. In ultimo, Uber e Lyft non concordano - per ragioni legate alla privacy - sull'obbligo previsto dalla legge di fornire agli autisti accusati dettagli sulle presunte condotte scorrette segnalate dai passeggeri. In ogni caso, Julie Menin, la presidente del Consiglio comunale, si è detta fiduciosa sul fatto che la norma verrà confermata dai tribunali, entrando dunque a tutti gli effetti in vigore.









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