Il presidente rinfaccia ad governo iberico le scarse spese militari e la mancata concessione delle basi per favorire i bombardamenti su Teheran: “Chiuderemo i commerci con loro”. Peccato siano gli Usa fare grandi affari nella penisola iberica, diventata in questi anni una potenza industriale, ad esempio nella produzione di auto e di energia verde
Gianluigi Giannetti
4 marzo 2026 (modifica alle 07:52) - MILANO
Esistono bersagli che è possibile colpire perché indifesi o irrilevanti, ma la Spagna non è fra questi. Interpellato dai cronisti alla Casa Bianca, il presidente Usa ha inscenato un attacco frontale nei confronti del governo di Madrid, colpevole secondo Donald Trump di essersi rifiutato di portare al 5% del Pil le spese in difesa come altri Paesi Nato, oltre che di aver negato l'utilizzo delle basi di Rota e Moron per gli attacchi all'Iran. Trump è arrivato ad ipotizzare un "embargo commerciale assoluto" nei confronti della Spagna, misura che guarda al Paese iberico come incapace di fare a meno dell’apporto economico del mercato statunitense. Cosa che non è. E se il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in visita nella capitale statunitense, ha già detto a Trump "che la Spagna è membro della Ue" e "non c'è alcuna strada per trattare particolarmente male la Spagna", per la mattina di mercoledì 4 marzo sono attese dichiarazioni del premier Pedro Sanchez in risposta alle minacce provenienti da Washington. Trump ha colpito, forse inconsapevolmente, quella che scopriamo essere diventata in questi anni una locomotiva industriale d’Europa, come il settore energetico e automobilistico dimostrano in modo lampante. Washington contro Madrid, di questi tempi, è come dire Golia contro un Davide assai ben messo.
Contromano Sull’Atlantico
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Il ministero dell’economia del Paese iberico è perfino scientifico nel riportare gli effetti dei dazi già imposti sui prodotti spagnoli venduti in Usa. Le esportazioni sono calate dell'8% nel periodo tra gennaio e novembre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, con una perdita di 1,3 miliardi di euro in fatturato. L'impatto sta colpendo tre settori strategici per la Spagna, cioè olio d'oliva, automobili e beni di consumo. Sono ben 1.377 gli esportatori che hanno rinunciato al mercato americano, ma non accade affatto il contrario. Le importazioni di prodotti statunitensi verso la Spagna sono aumentate dell'8% nello stesso periodo. Come conseguenza diretta, il deficit commerciale che la Spagna mantiene con gli USA sta salendo in modo vertiginoso, +35% nei primi 11 mesi del 2025, passando dai 9,5 miliardi nel 2024 a 12,8 miliardi. Madrid non è un ostacolo o un rivale per Washington, ma casomai un prezioso cliente di cui dovrebbe averne cura ben maggiore di quella mostrata dalle parole di Trump.
L'ambiente ideale
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La Spagna oggi è già fenomeno, seconda forza nell’industria automobilistica in Europa dopo la Germania, con 2.274.026 unità prodotte nel 2025 e impegnata nel realizzare con il piano Plan Auto 2030 un ulteriore salto in avanti verso quota 2,7 milioni di veicoli, di cui il 95% elettrici o ibridi plug-in. La cronaca racconta della presenza di gruppi automobilistici europei come Stellantis negli stabilimenti di Saragozza, Madrid e Vigo, di Ford a Valencia, Renault a Siviglia e Valladolid, ma anche Mercedes a Santander e naturalmente Volkswagen-Seat negli impianti di Barcellona e Navarra. Ma la notizia che forse stride più di tutte con le critiche rivolte alla Spagna da Donald Trump è proprio che quest’ultima sta riuscendo ad attrarre investimenti stranieri offrendo un ambiente ideale per lo sviluppo. Slogan che piacciono negli Usa, ma nella penisola iberica però diventano realtà. È noto l’interesse forte dei costruttori cinesi Geely, Chery, Saic e Changan ad impiantare in tempi rapidi stabilimenti di produzione in Spagna. Tra i motivi più evidenti, come sottolinea il centro studi sul mercato energetico europeo Ember, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, che nella prima metà del 2025 è stato inferiore del 32% rispetto alla media dell’Unione europea. La rapida crescita dell’eolico e del solare, con investimenti pubblici messi a regime con logica, ha ridotto del 75% l’utilizzo di gas e carbone rispetto al 2019, rendendo il Paese uno dei mercati elettrici più economici d’Europa. "La Spagna non ha una grande leadership" ha affermato Donald Trump. A dargli torto sono i fatti.











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