guantoni
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Portato sul ring dal fratello, l'irrequieto ragazzo di periferia iniziò al dopolavoro ferroviario di Bologna finendo col conquistare il titolo europeo e poi tornare nell'oblio
Un guerriero che sapeva muoversi entro i cerchi dettati dal compasso della sua mobilità, con punteggiatura di jab a scandire tutto il cammino di un ragazzo di periferia che prima di entrare in palestra era stato irrequieto; che una volta ricevuto in dono l'odore del cuoio e della fatica riconobbe in uno specchio appannato dalla condensa la migliore versione di se stesso. La dimenticanza è sempre un oltraggio, uno dei peggiori: non offende, apparentemente, ma soltanto perché non riserva alle sue vittime neppure il tempo di un insulto. È per questo che le oltraggia in silenzio; è così che le precipita nell'oblio. Scriviamo anche per risarcire, a volte; spesso per ricucire il filo di una memoria che riavvolgiamo recuperando storie che hanno conosciuto la grandezza, che sotto i riflettori di una sera hanno saputo essere grandiose. Quando qualche ragazzino, ancora oggi, riceve i primi rudimenti sul gioco di gambe e sulla giusta distanza da quel signore asciutto, dai bicipiti guizzanti e per sempre definiti, non è detto che sappia che il suo maestro una sera si prese un continente intero. È il modo con cui la memoria si distrae, mancando di rispetto sia al maestro che al ragazzino, forse soprattutto a quest'ultimo.











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