Una delle roccaforti del mercato dell'arte a New York sconfessa il modello della mega-gallery: "Il sistema non solo si è rotto, ma non si può più riparare", ha detto al New York Times il Ceo di Pace, Marc Glimcher, che una quindicina di anni fa ha trasformato la galleria 'più amica degli artisti che dei collezionisti' ereditata dal padre Arne Glimcher in una multinazionale con sedi anche a Los Angeles, Londra, Ginevra, Berlino, Seoul e Tokyo.
Non sembrerebbe il caso di gridare all'allarme a giudicare dalle ultime aste di primavera a New York che hanno fatto passare di mano capolavori per 2,4 miliardi di dollari: eppure, al di là di un segmento sottile di collezionisti miliardari in grado di sborsare 181 milioni di dollari per un Jackson Pollock o 107 milioni per la Danaide di Constantin Brancusi, l'attenzione degli acquirenti per opere meno "trofeo" lo scorso maggio è stata in effetti tiepida. Ed ecco dunque, in un nuovo segnale di una importante trasformazione del mercato, l'annuncio di Glimcher sul taglio di una cinquantina di artisti su un totale di 130 nomi e di un quinto dello staff finora di 250 persone. Tra gli esclusi figurano Keith Coventry, Glenn Kaino, teamLab e John Gerrard, mentre negli ultimi mesi sono entrati in lista Anicka Yi e l'eredità artistica di Brancusi, quest'ultima annunciata il giorno in cui la Danaide ha fatto entrare l'artista rumeno nel club dei cento milioni di dollari.
"Il mondo dell'arte è drammaticamente cambiato nell'ultimo decennio. Il modello attuale di galleria, troppo commerciale e 'corporate', non è soltanto rotto, è irreparabile", ha detto il Ceo di Pace, secondo cui ogni galleria sta adottando soluzioni temporanee e compromessi per tenere in piedi un sistema che non funziona più".
Pace è stata finora una delle poche gallerie dominanti a livello mondiale insieme a Gagosian, David Zwirner e Hauser & Wirth: colossi relativamente immuni alle oscillazioni del mercato grazie al numero di artisti di primo piano che rappresentano, alle sedi internazionali e ai prezzi delle opere trattate. La nuova mossa arriva dopo un lungo andamento al ribasso per l'arte contemporanea e tra illazioni sulla salute delle finanze della stessa Pace che, tra le altre spese, deve pagare un affitto di oltre otto milioni di dollari all'anno per il gigantesco quartier generale di Chelsea aperto nel 2019 e dove sono attualmente esposti i pini marittimi di Julian Schnabel e i chiari di luna di David Hockney realizzati sull'iPad nella sua casa in Normandia. I costi legati al mantenimento di spazi fisici permanenti e alla partecipazione alle fiere dell'arte, uniti all'andamento dei tassi d'interesse, all'elevata inflazione e all'incertezza economica globale, hanno creato per Pace una sorta di tempesta perfetta.
In una dichiarazione alla stampa Glimcher ha inquadrato la mossa come una svolta rispetto al modello della "mega-galleria" che ha dominato l'ultimo decennio. "Questo approccio richiede una struttura manageriale sovradimensionata che finisce per sottrarre risorse e attenzione al cuore del nostro lavoro", ha spiegato: "Ha inoltre prodotto scuderie di artisti così ampie da rendere impossibile offrire a tutti il livello di sostegno che meritano".
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