Ad interpretarlo Pietro Castellitto: "Ho avuto la sensazione che in quel periodo ci fosse un sentimento vivo e più forte di cambiare la storia"
03 febbraio 2026 | 17.21
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Prima dei riflettori di Netflix, c'era la Roma clandestina. E in quella Roma degli Anni 70, un uomo aveva un potere unico: far sembrare vero ciò che non lo era. E quell'uomo è stato Tony Chichiarelli, passato alla Storia come il falsario. Lo racconta il colosso dello streaming nel film 'Il Falsario' diretto da Stefano Lodovichi e scritto da Sandro Petraglia con protagonista Pietro Castellitto. "Non ho vissuto gli Anni 70. Ma attraverso i racconti del produttore Riccardo Tozzi (di Cattleya, ndr) e quelli di mio padre Sergio ho avuto la sensazione che in quel periodo ci fosse un sentimento vivo e più forte di cambiare la storia. Oggi siamo tutti un po' più rassegnati. A quel tempo, i giovani avevano un futuro tutto da scrivere, e questo inevitabilmente generava un ambiente più feroce. Per quelli di oggi è già scritto. La mia generazione non ha un rapporto così diretto con la Storia", aveva dichiarato Castellitto alla presentazione del film alla 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma. "Oggi i ragazzi sono più distratti dalla velocità del tempo e dal consumo delle informazioni: leggono il titolo, ma non il testo", aveva dichiarato Castellitto nell'intervista all'Adnkronos. "Allora la storia ti passava quotidianamente tra le mani", mentre oggi molti giovani vivono "il disagio di non sentirsi parte di nessun processo più grande. Spesso si trova senso solo se ci si sente dentro un contesto più ampio. All'epoca questo avveniva in maniera più naturale. Oggi meno".
Tony Chichiarelli, la vera storia del falsario: dalla Banda della Magliana al rapimento di Aldo Moro
Nato nel 1948 in provincia dell'Aquila, Tony Chichiarelli - all'anagrafe Antonio Giuseppe Chichiarelli - arrivò a Roma tra gli Anni 70 e 80 con il sogno di diventare un grande artista. Ma ad attenderlo, solo guai con la legge tra furti, truffe, scippi e ricettazione. Fu arrestato due volte. In carcere conobbe quello che allora era uno dei futuri capi della Banda della Magliana, Danilo Abbruciati. Dalla loro amicizia nacque un legame professionale: Abbruciati, al momento di fondare la banda, lo introdusse nel giro dello spaccio, riciclaggio, estorsione e prostituzione. E fece la conoscenza anche con il rappresentate di Cosa Nostra nella Capitale, Pippo Calò. "Tredici o quattordici anni fa io e lo sceneggiatore Sandro Petraglia (che ha scritto il film con la collaborazione di Lorenzo Bagnatori, ndr) individuiamo il librettino 'Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo' dei giornalisti Nicola Biondo e Massimo Veneziani. Io non conoscevo questo personaggio perché non è mai stato coinvolto in processi dalla magistratura". Il nome di Chichiarelli "viene fuori quando è stata costituita la seconda commissione Moro", aveva raccontato Tozzi, produttore e fondatore di Cattleya.
Il nome di Chichiarelli, infatti, è legato principalmente al rapimento da parte delle Brigate Rosse dell'allora presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. In quel periodo incontrò la proprietaria di una galleria d'arte a Trastevere, Chiara Zossolo (che in seguito diventò sua moglie), che lo introdusse nel mercato dell'arte realizzando e vendendo falsi d'autore. A lui viene attribuita la paternità del comunicato n.7 delle Br, quello che annunciava la presunta esecuzione di Moro e l’occultamento del corpo nel lago della Duchessa, in provincia di Rieti. "È un personaggio trasversale del dietro le quinte della Grande Storia degli Anni 70, tocca il mondo dei fascisti, dei brigatisti, dei servizi segreti e del rapimento Moro. Ha messo il piede un po' ovunque senza mai troppo apparire", aveva spiegato il regista. "Questo lo rende intrigante e vicino anche alla nostra epoca. Lui è uno di quei giovani che in realtà non prende una posizione precisa nei confronti della politica. E in quel periodo non potevi non prendere una posizione netta, dovevi essere rosso o nero. Ma lui lo fa, rappresentando il disinteresse dei giovani di oggi verso quella che è la Cosa pubblica". Le nuove generazioni "sono sempre più senza passioni ed è qualcosa che porta al non fare. Essere parte del nostro mondo non può che essere qualcosa di attivo: fare politica è questo, non per forza schierarsi con un partito o con l'altro".
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