Tomba: "Lavoro in campagna e mi tengo in forma. Mi sposo? Mai dire mai. Ho pranzato in riviera con Kimi e..."

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La leggenda dello sci azzurro: "Ho quasi 60 anni ma non li dimostro. Sinner è il mio contrario: lui tennista di montagna e io sciatore contadino. Mi sono commosso ai funerali di Zanardi"

Luca Bianchin

Giornalista

17 maggio - 09:33 - MILANO

Alberto Tomba non può avere 60 anni, dev’essere un errore del calendario. Tomba sarà per sempre l’uomo che scia con la potenza di una jeep, l’immagine dell’atleta al massimo della forza: giovane in eterno. In fondo, non è mai cambiato. Incontrarlo a un evento di Caffè Borbone, di cui è testimonial, significa ritrovare l’Alberto di sempre, solo un po’ più consapevole del tempo che passa, un po’ più colpito da Kimi Antonelli, un po’ più commosso perché non potrà più prendere un caffè con l’amico Alex Zanardi, a parlare in bolognese della vita e delle sue sfide. 

Sessant’anni a dicembre, che effetto fa? 

“Beh… Dicono che non li dimostro”. 

Nessun dubbio. Non mette un po’ di malinconia? 

“Ogni tanto ne parlo con mia mamma in cucina, all’ora di pranzo, e facciamo il conto degli anni che passano. A volte vivi di passato, di ricordi, ma devi rassegnarti: la vita è breve”. 

Che cosa resta da fare, in questa vita breve? 

“Vivo in campagna fin da bambino, amo gli animali, voglio vivere così questi anni. Ho preso un casale in collina, mi occupo della gestione, poi torno a casa per 8 chilometri a piedi. Devo tenermi in forma”. 

Sinner, Antonelli, Franzoni. Che cosa si prova a vedere i ragazzi di oggi? 

“Mi emozionano molto. Jannik è un vincente da anni ormai, lui ha provato lo sci e poi ha scelto il tennis, come se vivesse la mia vita al contrario. Jannik tennista di montagna, io sciatore cittadino”. 

Chi vincerebbe una gara di sci tra Tomba e Sinner? 

“Dai, non scherziamo. Per farla equilibrata dovrei dargli un po’ di vantaggio... e lui a me a tennis”. 

E Kimi Antonelli? 

“Un ragazzo di casa mia: bolognese. Mi piace molto, ci sentiamo, da poco ci siamo visti per un pranzo in riviera. Kimi con quel nome di battesimo era destinato a diventare un campione. Ora è alla Mercedes, e sicuramente in futuro arriverà alla Ferrari”. 

Ha senso dire che, tra tutti i campioni dello sport italiano dagli anni Novanta a oggi, Valentino Rossi è stato il più simile ad Alberto Tomba? 

“Come originalità nelle idee sì, anche lui aveva un fan club divertente. È difficile però parlare di me, solo chi mi conosce sa come sono”. 

Detto da uno sportivo che non ha i social... 

“Zero, non li sopporto: i social rovinano tutto”. 

In alcune recenti interviste si parla di un Tomba “timido”. Ma davvero? 

“A 18 anni lo ero. Noi sciatori siamo montanari, introversi, gente abituata al freddo, pronta ad adattarsi ad ogni situazione. A 21 poi vinci le Olimpiadi, diventi un personaggio soggetto a critiche, attacchi e pressioni dei media: l’altra faccia della medaglia”. 

Alex Zanardi invece era tutto tranne che timido. 

“Andai a trovarlo prima dell’incidente del 2001 e abbiamo legato. È venuto a qualche mia gara e da bolognesi ci sentivamo. Quello che ha dimostrato è stato unico: la forza, la passione, la volontà. Dopo l’incidente, ha detto 'aspetta, voglio provare altro' e ha vinto quattro medaglie d’oro in due Olimpiadi. Al suo funerale, mi sono commosso”. 

In quale momento? 

“Quando don Marco Pozza, durante l’omelia, ha raccontato l’incontro di Alex in autogrill con due ragazzi del carcere. Alex li ha ascoltati, ha fatto delle domande, ha spiegato la sua teoria dei cinque secondi. Ha detto che nella vita si può sempre resistere cinque secondi in più, per capire se si possa fare qualcosa in più. Quei due ragazzi sono tornati a casa con un altro modo di pensare”. 

Invece, ripensando all’Olimpiade di Milano-Cortina, che cosa torna in mente? 

“Il momento in cui io e Deborah Compagnoni accendiamo il braciere, con quella musica. La musica è tutto, se è commovente. Ho fatto parlare un po’ lei, perché io ero emozionato”. 

L’inizio di due settimane speciali. 

“È stata una grande Olimpiade, come le Paralimpiadi: io ero lì con Deborah, per supportare quei ragazzi e quelle ragazze, non smettiamo di seguirli. Anche loro hanno fatto il record di medaglie”. 

C’è uno slalomista o un gigantista che può farci sperare di riavere un italiano tra i primi 5 al mondo? 

“Non vedo nessuno, mi auguro di trovarlo presto. Le ragazze hanno Anna Trocker e Giada D’Antonio, tra i ragazzi mi piace Saccardi perché è emiliano ma... la competizione è dura”. 

Il 2026 è anche il 30° anniversario dai Mondiali di Sierra Nevada, con il doppio oro mondiale in gigante e slalom. Vittorie e polemiche, come sempre. 

“Mondiali perfetti, i più precisi della storia: incredibile, in Spagna, non sulle Alpi. In gigante avevo il pettorale n.1, non potevo tradire le attese. Quella vittoria mi caricò per lo slalom. Le mie due gare erano nell’ultimo fine settimana e, rispetto alle gare precedenti, era cambiato il meteo, perché Sierra Nevada è vicina al Marocco”. 

Rinascendo ora e non potendo fare lo sciatore, che sarebbe di Alberto Tomba? 

“Farei il tennista! A parte gli scherzi, forse sarei un imprenditore immobiliare, che è quello che in piccolo sto facendo. Girando il mondo, ho capito di avere un certo gusto per architettura, design, arredamento. Resterei a contatto con la natura, grazie a mio papà che, quando avevo 10 anni, ha portato la famiglia via dalla città. Vivere lì mi ha dato una marcia in più”. 

Una curiosità, da una frase di una intervista al Corriere della Sera: “Non sposarmi non è stata una scelta”. Significa che c’è ancora una possibilità? 

“Io dico di sì. Mai dire mai. Bisogna solo pensarci bene... Si dice che sposarsi è 'mettere la testa a posto' ma il 90% delle coppie poi si separa...”.

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