Todt: "Italia sogna, Kimi un campione. La mia vita in Ferrari? Anche 16 ore di lavoro al giorno per 16 anni"

12 ore fa 1

L’ex direttore della rossa e presidente Fia: “Va dato merito alla Mercedes di avere una vettura fantastica. Ma è una costante in F1 che un grande pilota guidi una grande macchina. Lui ha saputo reggere la pressione delle attese”

13 giugno - 09:04 - MONTMELò (SPA)

Jean Todt cammina per il paddock della Formula 1 con la sicurezza di chi, le strade della massima serie, le ha abitate per molto tempo. Senza pensare troppo al passato però, perché “la vita va avanti e si possono fare grandi cose ogni giorno” anche fuori dal motorsport, come quelle che l’ex direttore generale della Scuderia Ferrari ed ex Presidente della Fia sta facendo in questa fase della sua vita, impegnato in importanti battaglie sociali. Arrivato a Montmeló per la presentazione del libro “Emozioni. I 500 GP di Pirelli nel Campionato del Mondo di F1” Todt, oggi Inviato Speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale, sorride di fronte a una Formula 1 che continua a stupirlo.

 AllsportUK  /Allsport

Jean Todt

Pierrefort (Francia) 25 febbraio 1946

In F1 alla Ferrari ha vinto 14 titoli piloti e Costruttori con Schumacher e Raikkonen. È stato Presidente della Fia da dal 2009 al 2021

Todt, questa F.1 le sembra molto diversa rispetto a quella di dieci o quindici anni fa?
“In molti parlano di rivoluzione in Formula 1, come se fossimo davanti a qualcosa di completamente diverso rispetto al passato. Ma per me non è così. È un’evoluzione, non una rivoluzione. Ci sono stati cambiamenti che hanno portato a grandi successi, di cui sono felice, ma il cuore della Formula 1 rimane lo stesso”.

C’è qualcosa che le manca del passato?
“No, perché non voglio entrare nella nostalgia. Non ha senso e non mi è mai piaciuto. La vita è come un film, le cose si evolvono, cambiano, e chi smette di seguire il cambiamento si ritrova perso. Io mi ritengo un uomo molto fortunato perché ho potuto trascorrere la mia vita facendo cose che ho amato molto, in diversi settori e dove ho avuto anche un certo successo. Fasi diverse che mi hanno reso quello che sono e che oggi mi danno una credibilità, e una fama, che mi garantisce la possibilità di fare altro con la stessa passione”.

Preferisce, quindi, non guardarsi indietro?
“Esatto. La carriera sportiva, e i successi in Formula 1, mi hanno dato tanto e per questo sono convinto che sia giusto cercare di dare qualcosa indietro, fare la mia parte. Utilizzo il mio vissuto per fare cose che per me sono importanti, come l’impegno nella sicurezza stradale e non solo. Ho contribuito alla fondazione di un istituto che si occupa della ricerca medica sul cervello, l’Institut du Cerveau, con oltre mille ricercatori, mi occupo della fondazione del Premio Nobel per la pace San Suu Kyi… tante cose diverse, che faccio con la stessa intensità con cui in passato mi dedicavo al motorsport, che comunque avrà sempre una parte del mio cuore”. 

Gli anni in Ferrari sono stati i più importanti della mia carriera

Jean Todt

 Cosa le dà maggior soddisfazione ripensando a quegli anni?
“Tante cose, partendo dal fatto di aver portato una squadra importante come la Ferrari a tornare a vincere. E poi sicuramente vedere molti ragazzi che hanno lavorato con me che oggi si sono guadagnati delle posizioni di grande importanza in Formula 1: vedere Stefano Domenicali a capo della F.1 è un orgoglio incredibile, così come Laurent Mekies alla guida della Red Bull, Mattia Binotto dell’Audi e Andrea Stella della McLaren. Non mi prendo meriti su di loro, ma sono felice di aver condiviso parte del loro viaggio. Vederli oggi competitivi e preparati in quello che fanno mi ricorda quanto sia stato importante il percorso fatto insieme”.

Come vede oggi la Ferrari?
“Preferisco non parlarne, perché non ha senso creare paragoni. L’unica cosa che voglio dire è che auguro, e augurerò sempre, ogni bene alla Ferrari. Qui nel paddock, passando davanti al loro hospitality, ho notato alcuni ragazzi del team che appena mi hanno visto mi hanno sorriso. È speciale per me aver potuto contribuire a questa grande storia”. 

Come descriverebbe quel periodo?
“Lavorare in Ferrari è stato il capitolo più importante della mia storia lavorativa. Sedici anni della mia vita passati a lavorare tanto, anche sedici ore al giorno, senza mai mancare un singolo giorno. Tante fatiche ma indimenticabili soddisfazioni. Ferrari è unica nel suo genere: vincere con la rossa forse è più difficile, ma sicuramente più gratificante”. 

 Race winner Andrea Kimi Antonelli of Italy and Mercedes AMG Petronas F1 Team celebrates on the podium with his FIA medal during the F1 Grand Prix of Monaco at Circuit de Monaco on June 07, 2026 in Monte-Carlo, Monaco. (Photo by Joe Portlock/Getty Images)

L’Italia adesso può tifare anche per un giovane pilota, Andrea Kimi Antonelli, che attualmente guida la classifica Mondiale. L’ha stupita?
“Non lo conosco personalmente ma è un ragazzo di enorme talento, e lo dicono i risultati. Sicuramente bisogna dare merito anche alla macchina che guida, perché la Mercedes quest’anno è fantastica, ma le cose in F.1 vanno sempre insieme: un grande pilota su una grande macchina. L’anno scorso faticava di più, ma è cresciuto nel modo giusto, e ha resistito molto bene a una situazione anche non semplice psicologicamente. Lo vedo educato, gentile, umile, quindi gli faccio i miei più sinceri auguri. Penso che sia molto bello per voi in Italia, perché sognavate di avere un pilota di livello da tantissimo tempo, e ora ce l’avete finalmente”.

 La sicurezza è sempre stata un tema fondamentale per lei, anche da Presidente Fia. Di cosa va più orgoglioso vedendo il livello di sicurezza in F.1?
“Io l’ho sempre messa al primo posto nel mondo delle corse, e non solo in Formula 1 ma in tutto l’ambiente e in ogni campionato, anche quando venivo criticato. Oggi si pensa che sia normale vedere un pilota uscire illeso, sulle proprie gambe, anche da incidenti molto violenti. Ma non è così. Ripenso a scelte come quella dell’omologazione dell’Halo in F.1 (la barra curva posta a protezione della testa del pilota, ndr) che inizialmente nessuno voleva. Eppure, ha salvato tanti piloti, come Grosjean nel terribile incidente in Bahrain nel 2020”.

Oggi l’impegno si è spostato sulla sicurezza stradale. Di che cosa dovrebbero essere più consapevoli le persone?
“Quando si studiano i numeri, si resta veramente colpiti da quello che succede in strada. È una pandemia silenziosa (come il titolo del suo libro, ndr) perché ogni anno circa 1,19 milioni di persone vengono uccise in incidenti stradali e 50 milioni di persone rimangono ferite. È un ambiente complesso, soprattutto perché c’è grande differenza tra parti del mondo diverse, sia in termini di numeri che di sviluppo, cambiamenti e miglioramenti. Vista la credibilità che ho acquisito nel settore da anni sono Inviato speciale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale e mi impegno per cercare di creare soluzioni per una trasformazione della mobilità”.

Leggi l’intero articolo