Limiti di personalità e contratti troppo lunghi: i dubbi dell'estate di Oklahoma City dopo la resa ai playoff contro gli Spurs
“Sono stati la squadra migliore, stavolta”. I playoff di Oklahoma City sono finiti così, con l’ammissione onesta di Shai Gilgeous-Alexander, il loro miglior giocatore, l’Mvp Nba del 2026, dopo la sconfitta di Gara 7 nella finale dell’Ovest. Tutto vero, nel senso che San Antonio aveva già sconfitto quattro volte su cinque i Thunder in stagione regolare e li ha battuti a domicilio, in Oklahoma, quando contava di più, alla “bella”. Però le aspettative erano diverse e più ambiziose. Di titolo, per il secondo anno di fila, a maggior ragione dopo il doppio 4-0 rifilato a Phoenix e Los Angeles Lakers ai primi due turni di playoff. E invece si è fatto tardi presto, d’improvviso. I Thunder vanno in vacanza e avranno davanti un’estate di domande scomode a cui rispondere, a partire dalla legittimità dei contratti a lungo termine fatti firmare a Chet Holmgren e Jalen Williams, per continuare con il futuro prossimo di Lu Dort e Isaiah Hartenstein, entrambi in scadenza di contratto. Rifirmarli o lasciarli partire?











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