L'ex centrocampista: "L'Italia di Gattuso mi piace, ha creato un grande gruppo. A Nicolò l'Inter dovrebbe dare un mese di vacanza. Il Mondiale? Occhio ad Brasile di Ancelotti..."
"Barella giù di questi tempi? Non si può mica essere sempre al massimo. Ci sono stagioni o momenti più difficili. Succedeva anche a me. Stanchezza fisica e mentale, altre motivazioni, e non sempre sai il perché. Tre mesi negativi, però, non cambiano una carriera. Devi soltanto avere pazienza e ricordare quello che mi disse Bearzot in Argentina". Marco Tardelli si è spesso rivisto in Nicolò Barella, mezzala d’incursione instancabile, generosa e con il piacere del gol. Negli ultimi mesi l’azzurro non è parso al top, però i segnali da Bergamo sono stati positivi. E se anche lui volesse ascoltare Bearzot…
Cosa era successo con il ct?
"Non lo dimenticherò mai. Era fine maggio ’78, io ero letteralmente a pezzi. Non mi riuscivano neanche le cose più facili. Bearzot mi sostituì in un’amichevole prima del Mondiale in Argentina. Io, depresso, gli dissi: 'Mister, capisco che lei non ha più fiducia in me. Mi lasci fuori, se vuole”…'.
E lui?
"Rispose subito: 'Marco, non dire cazzate. Se non riesci a fare altro, passa la palla al compagno'. Voleva dire: fai le cose semplici, non strafare. Poi è andata come sappiamo, con la Nazionale anche più bella di quella del 1982".
Barella con i nordirlandesi ha fatto le cose facili…
"Perché è un giocatore intelligente".
Vera la storia che Barella o Tardelli, dopo dieci anni di corse a perdifiato, non possono avere le energie di un tempo?
"No, le energie si ricaricano. E poi, se fossi l’Inter, dopo il Mondiale gli darei un mese di vacanza assoluta. Basta per recuperare".
Dopo il Mondiale: quindi andiamo?
"Sono sicuro. La Bosnia non è all’altezza dell’Italia. E anche se non abbiamo una Nazionale forte, sento che faremo grandi cose. L’avevo detto anche prima del 2006: quella di Lippi mi ricordava l’Italia di Bearzot nel 1982, calciopoli, il pessimismo, tutti contro, una situazione difficile".
Insomma, quest’Italia le piace.
"Sì e mi piace Gattuso. Ha creato un gruppo unito. Chiama i giovani, da Esposito che non è più una novità, a Pisilli a Palestra. Ricordiamoci di Rossi e Cabrini in Argentina: Antonio debuttò proprio contro la Francia".
Gattuso è stato un suo giocatore nell’Under 21.
"Fin dalla prima partita, nel marzo ’98 a Malta. Giocava nei Rangers. Era com’è oggi: un ragazzo serio, generoso, sempre a disposizione della squadra. Sa che anche lui mi fece quel discorso che io avevo fatto a Bearzot?”. Da non crederci. “Dopo una sostituzione in un’amichevole. “Mister, devo parlarle…”. E poi: “Se lei non ha fiducia in me…”. Non lo lasciai finire: “Sei fuori di testa, Rino!”, gli risposi. Dava tutto, aveva la maglia azzurra addosso, carattere, personalità, nella squadra era importantissimo. Aggiungo che la sua generosità, il fatto che fosse dovunque, a inseguire tutto e tutti, nascondeva le sue qualità che non erano male. Tecnicamente era meglio di quanto si pensasse. Un Gattuso in una squadra ci vuole sempre".
Accanto aveva Pirlo. Uno che non starebbe male in questa Nazionale.
"Pirlo oggi non ce l’ha nessuno. Se ci fosse, sarebbe il leader. Ma Barella, Locatelli e Tonali compongono il miglior reparto possibile. Cristante, Pisilli e Frattesi possono aggiungersi in ogni momento".
Barella meno incursore e più uomo d’ordine e di gestione: una trasformazione legata all’età?
"Posso dirle che io a tutte queste cose non credo? Se sei un giocatore dell’Inter e della Nazionale, devi saper fare tutto. Vai dove trovi lo spazio, e lui si lancia sempre. Come facevo io".
Barella compie 70 presenze in Nazionale come Mazzola: solo Bergomi e Facchetti ne hanno di più tra i nerazzurri. Qualificarsi darà anche una spinta in chiave Inter?
"Barella è un simbolo assoluto dell’Inter e andare al Mondiale moltiplicherà le forze. Ma direi che l’Inter è già molto vicina allo scudetto".
E chi è vicino al Mondiale?
"Io ho paura di Ancelotti".
Il Brasile ha perso con la Francia.
"Sì, ma è Ancelotti...".







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