L'ex centrocampista bianconero analizza il complicato momento del club: "Deve fare il mercato più difficile del mondo. Mi ha sorpreso la scelta di individuare Locatelli come colonna portante, Kessié darebbe un plus a questa squadra"
"Sono molto preoccupato perché ormai sono anni che si aspetta una squadra da titolo. E penso che lo sia anche Spalletti, perché il tempo passa, tra un po' arriva il campionato e fa bene a non sbilanciarsi...". Alessio Tacchinardi non ha peli sulla lingua quando si tratta di parlare della "sua" Juventus e non si nasconde. "Ha un grande allenatore, ha messo a posto la dirigenza - spiega -, ma deve fare il mercato più difficile del mondo, perché si porta dietro un carrozzone di esuberi che non la fa partire da zero, ma da -50 o -100. La Juve ha veramente difficoltà e mi dispiace che Carnevali venga giudicato per questo mercato, nonostante il carrozzone non l'abbia certo creato lui...".
Alessio Tacchinardi
ex centrocampista
Nato nel 1975, esordisce nell'Atalanta, poi gioca per 11 stagioni alla Juve e chiude con Villarreal e Brescia. Ora è commentatore tv.
Alessio, sembra che le priorità sul mercato siano portiere e centravanti, ma non crede che sia il centrocampo il reparto da rinforzare di più?
"Sì, perché è il punto nevralgico di una squadra e ormai sono un po' di anni che lì la Juve soffre terribilmente. Considerando solo le big italiane, per me quello bianconero è inferiore a tutte: Inter, Napoli e pure Milan. La Juve l'anno scorso ha dimostrato di non riuscire a fare gol, a dominare le partite e a comandare il gioco: Locatelli è quello lì, Thuram non è cresciuto, si è salvato un po' McKennie, che è un tuttofare. Questa squadra ha bisogno terribilmente di un giocatore di enorme personalità e di carisma, che prenda per mano i compagni".
Secondo lei, quindi, è più un problema di leadership che di qualità tecniche?
"Penso che la qualità si possa cercare di lavorarla dalla trequarti in su. Ma in mezzo al campo alla Juve serve un leader, uno che quando la palla scotta la comanda e dà i tempi alla squadra. Abbiamo visto come Rodri, o Modric lo scorso anno al Milan, siano in grado di cambiare volto a una squadra. Ecco, la Juve ha bisogno di un giocatore del genere".
Locatelli è il capitano ed è cresciuto molto nell'ultima stagione: non può essere lui questo tipo di calciatore?
"Mi ha sorpreso la scelta della Juve di individuare Locatelli come colonna portante, contrattualizzandolo anche a livello economico con un ingaggio importante. Se lo reputi tale, però, devi mettergli vicino giocatori con tutt'altre caratteristiche: un McTominay della situazione, cioè calciatori che abbiano gamba e gol facili nei piedi. Se al fianco di Locatelli metti un Tacchinardi, un Gattuso o un Ambrosini, o anche quel Thuram che non è cresciuto di gamba o soprattutto di gol, resta sempre quello lì. Ma cosa vuol fare la Juve? Che progetto tecnico ha per questo centrocampo? Io sono veramente curioso... Se Spalletti ha individuato in Locatelli il suo perno centrale e vuole giocare a due, deve mettergli a fianco una figura diversa da quelli che ha. Se, invece, vuole giocare a tre dovrebbe affiancargli due alfieri che fanno gol. Altrimenti, come è successo negli ultimi anni, la Juve con il centrocampo le reti non le fa più".
Kessié potrebbe essere il rinforzo giusto?
"Sicuramente è un giocatore di spessore e personalità: darebbe un plus a questa squadra e potrebbe "trascinare" Locatelli. Tra l'altro, in un centrocampo a due l'ivoriano mi piace perché non va tanto in giro per il campo: sta lì, martella e comanda. La Juve ha bisogno di un giocatore in mezzo al campo che alzi il livello di tutti: quello che sono Calhanoglu per l'Inter, Modric per il Milan, McTominay e Anguissa per il Napoli. Quello che Koopmeiners non riuscito ad essere, strozzato dalla pressione della maglia. Con un calciatore di enorme personalità che comanda in mezzo al campo, anche Thuram ne potrebbe giovare...".
Come mai secondo lei il francese non è cresciuto in questi due anni?
"Ci sono i giocatori, e lo dico perché l'ho vissuto sul campo, che da soli rendono da 6 o 6,5, ma che se gli affianchi un compagno di carisma e personalità, che li trascina e fa arrivare loro la palla sempre nel modo e nel tempo giusto, possono salire anche a 7,5. Se hai tutti i giocatori "discreti", non vinci e non elevi nessuno. Ecco Thuram, che è un giocatore di gamba, ma non è riuscito a fare lo step di crescita, avrebbe proprio bisogno di avere vicino un compagno di carisma, che lo comandi e lo gestisca, Per me, infatti, non ha ancora espresso il suo vero potenziale".
Per lei Koopmeiners è ormai irrecuperabile?
"Sì. Secondo me, ha bisogno di andare a giocare in una squadra dove ci sia un livello di pressione e di aspettative più basso. La Juve dovrebbe darlo in prestito sperando che faccia una buona annata. A Torino ha sofferto molto la pressione, perché le qualità e il piede di livello li ha: lo si vede quando gioca da dietro. Poi, però, manca di carisma e di ritmo, quindi è giusto che vada a confrontarsi un livello un po' più basso in un contesto dove non abbia sempre gli occhi addosso. Con la speranza, per la Juve, che si rilanci e, di conseguenza, possa monetizzare e recuperare qualcosa".
Spalletti vorrebbe provare a recuperare Douglas Luiz: missione possibile per lei?
"Penso che il brasiliano abbia delle buone qualità, ma non lo spessore per comandare il centrocampo della Juve. Fa sempre parte della categoria dei calciatori "discreti", ma non di quelli che hanno un impatto tale da cambiare volto a un reparto. Spalletti è un grande allenatore, lo può aiutare con il suo modo di giocare e la volontà di dominare la partita e ne potrebbe pure esaltare le caratteristiche, ma Douglas Luiz dovrebbe metterci molto più ritmo, dinamismo e personalità. E questa o ce l'hai o non ce l'hai... Davids è arrivato alla Juve e ha comandato, Zidane lo stesso, così Nedved, ma pure Modric al Milan lo scorso anno. Il brasiliano alla Juve non l'ha dimostrato e nemmeno nei prestiti dello scorso anno. E non credo che Spalletti abbia la bacchetta magica per farlo diventare un super giocatore".
Miretti ha segnato l'ultimo gol delle prime due amichevoli juventine: cosa può dare nella prossima stagione?
"Dal mio punto di vista è anche un buon giocatore: ha inserimento e qualità, assist nei piedi, ma sembra che se ha addosso tanta pressione faccia un po' fatica. A me piacevano le aspettative, però credo che tanti giocatori di questa Juve facciano un po' fatica ad accettarle. Per questo, se Miretti dev'essere il giocatore che può dare il cambio a un trequartista di grande qualità, quale potrebbe essere Brahim Diaz, uno che deve entrare senza l'obbligo deve ribaltare il mondo, secondo me si può anche tenere. Poi mi auguro che Fabio ci metta un po' più di spavalderia e di cazzzimma in campo".
A conti fatti, dunque, per lei l'unica certezza della mediana juventina è McKennie?
"Lo puoi far giocare da tutte le parti, fa sempre 5-6 gol a campionato, della pressione se ne sbatte e negli ultimi anni è stato quello che ha sofferto meno il peso delle responsabilità e che ha sempre cercato di provare a metterci qualcosa in più. Per me è un giocatore sottovalutato dalla gente: è forte e può fare il titolare. Come mezz'ala destra in un 4-3-3 sarebbe perfetto, mentre in un centrocampo a due rischierebbe di essere un po' anarchico. Non sarà un Vidal o un Marchisio, ma è uno che segna, fatica e pedala. Per me, McKennie tutta la vita".










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