La band torinese celebra 30 anni di carriera e torna con il nuovo album ‘Terre Rare’: "Da sempre predatori di suoni e influenze, non ci adattiamo all’algoritmo"
(dall'inviata Federica Mochi) - Raccontare trent’anni dei Subsonica significa fare i conti con una storia che non segue traiettorie lineari. Più che una sequenza di capitoli ordinati, quello di Samuel, Boosta, Max Casacci, Vicio e Ninja è un libro con un finale tutto da scrivere. ‘Terre Rare’, undicesimo album in uscita il 20 marzo per Epic Records/Sony Music Italy, si inserisce in questo percorso come una nuova tappa, coerente e insieme aperta a ulteriori sviluppi. A Torino, città d’origine e riferimento costante per il gruppo, per la presentazione del disco, giornalisti e musicisti attraversano insieme a piedi i portici di via Po, Piazza San Carlo e Piazza Vittorio Veneto fino all’Accademia delle Scienze, tra le immagini di ‘Istantanee - Ritratti a cielo aperto’, la mostra diffusa che raccoglie momenti di palco e backstage. Tappa immancabile il cortile di Casasonica, lo storico studio di registrazione della band, dal quale parte il tour per la città che fan e curiosi potranno svolgere in dieci luoghi simbolo, ciascuno attivato da un Qr code: un racconto che lega musica e città senza soluzione di continuità.
Dentro questo contesto si inserisce ‘Cieli su Torino 96-26’, il programma che celebra i trent’anni con quattro concerti già sold out (31 marzo, 1, 3 e 4 aprile alle Ogr) e una costellazione di eventi dal 31 marzo al 12 aprile: mostre, dj set e percorsi sonori. Un modo per restituire alla città e al pubblico ciò che in questi anni è stato costruito insieme. “Siamo tornati - esordisce Boosta -. Trent’anni insieme non succedono tutti i giorni: abbiamo pensato che avesse senso regalarci del tempo di qualità, stare sul palco con le persone che amiamo. Abbiamo scelto cosi’ di mettere in piedi questo circo Barnum di meraviglie. Passeggiando in via Po, vedere queste foto nella propria città e sotto quei portici che hanno fatto risuonare la nostra musica, rimane un momento molto emozionante”. Il nuovo album ‘Terre Rare’ si sottrae alle logiche dell’algoritmo e delle hit a tutti i costi: nelle dodici tracce prendono forma stratificazioni e suggestioni raccolte anche sull’altra sponda del Mediterraneo, tra strumenti inconsueti e ricercati. Dopo ‘Radio Mogadiscio’ e ‘Il tempo in me’, in ‘Straniero’, terzo singolo estratto, si ribalta la prospettiva dell’identità e dell’appartenenza, affidandosi anche alla voce della cantante palestinese TÄRA come gesto simbolico di connessione.
Tra i brani che emergono con più forza, oltre alla title track ‘Terre Rare’, che chiude il disco, spiccano ‘Ghibli’ e ‘Grida’. Il primo, un ibrido etnico-elettronico, è nato durante un viaggio a Essaouira, dove la band è entrata in contatto con la tradizione Gnawa e con strumenti come gimbri e krakeb, imparati e suonati in modo empirico tra i vicoli della Medina. ‘Grida’ è invece il brano più immediatamente riconoscibile come ‘subsonico’, costruito su un pattern ritmico identitario, che riporta al cuore del suono della band. Per Samuel, ‘Terre Rare’ è soprattutto un nuovo inizio: “Le scelte dei Subsonica non sono mai state basate sulla semplicità – osserva -. Non abbiamo mai fatto musica per diventare famosi, abbiamo sempre avuto l’urgenza di scrivere per passione, per farci conoscere. Il racconto più bello, dopo trent’anni di carriera, è continuare a farlo, continuare a essere quello che siamo stati. Io vedo un nuovo inizio: da ‘Realtà Aumentata’ è successo qualcosa all’interno della band che si vede in ‘Terre Rare’ e si vedrà nei prossimi lavori. Ci stiamo togliendo di dosso lo sguardo sulla classifica che il sistema ti impone, e quando riesci a farlo possono accadere cose incredibili”.
Una libertà che si riflette anche nella struttura dei brani, lontani da qualsiasi standard algoritmico. Max Casacci lo dice senza mezzi termini: “Se dovessimo adeguare le nostre scelte alla nutrizione dell’algoritmo dovremmo amputare le nostre capacità. Condensare le canzoni in tempi sempre più ristretti sarebbe un torto a noi stessi, non funzionerebbe e limiterebbe quello che possiamo esprimere. Paradossalmente, la competitività emerge proprio restando noi stessi”. Il suono di ‘Terre Rare’ nasce da una tensione continua tra radici e apertura al mondo. “Già con ‘Realtà Aumentata’ - spiega Vicio - avevo voglia di tirare fuori questo strumento, il fretless, con note non convenzionali. ‘Al confine’, che apre il disco, è nata come una jam basata su una scala modale: il fretless insieme al guembri, è una follia voluta, legata alla musica rituale scoperta nel nostro viaggio a Essaouira. Sono strumenti che ti portano fuori dalla zona di comfort, oltre il piccolo confine, dentro le ‘terre rare’ nel senso più concreto”. Ninja sottolinea invece la dimensione quasi rituale dell’esperienza marocchina: “La settimana trascorsa a Essaouira è stata fortissima – ammette -. Lì la musica ha una funzione spirituale, di guarigione, e va oltre il modo in cui siamo abituati a pensare la forma canzone. È un flusso in cui ti ritrovi, guidato dalla percussione: un flusso ritmico impossibile da trascrivere su un pentagramma. Abbiamo provato a portarne una parte nel disco”.
Per qualcuno il risultato potrebbe essere consierato un azzardo ma non per i Subsonica, che hanno fatto dell’eclettismo la propria cifra stilistica. E infatti Boosta chiarisce che in realtà non esistono rischi quando si resta fedeli a sé stessi: “Fare musica è un posto sicuro. Il rischio esisterebbe se scegliessimo di fare qualcosa che non siamo. Qui c’è il desiderio di mettere insieme tutto ciò che si è stratificato negli anni: sono passate ere geologiche. Siamo sempre stati noi, fin dall’inizio, predatori di influenze e di suoni”. Anche la voce di Samuel, marchio distintivo della band, viene riletta come elemento parte di un insieme. “Ho sempre utilizzato la mia voce come uno strumento e nei Subsonica tutti gli strumenti hanno lo stesso valore - rimarca -. Quando ho fatto dischi solisti mi sono accorto che mi mancavano gli strumenti per sostenere quella dimensione. Io sono la voce dei Subsonica e non voglio essere un cantante solista. Lavorando da solo, mi sono reso conto che mi mancava tutto questo: il confronto, quella tensione creativa con gli altri. Per questo, la verità è che non voglio fare altro: voglio essere la voce dei Subsonica”.
Nella loro musica entra inevitabilmente anche la tensione geopolitica. Parlando del video di ‘Lo straniero’, nel quale indossano degli abiti mimetici, Casacci spiega: “Quando lo abbiamo girato era la prima domenica dopo l’attacco in Iran. Non sapevamo cosa sarebbe successo e ci siamo interrogati sull’opportunità di dare un taglio esplicito alla guerra. Oggi la percezione è quasi quella di un videogioco, come nei video postati dagli acount ufficiali della Casa Bianca: non sentiamo le grida, non vediamo il dolore, ma immagini di persone che uccidono a distanza. Per questo abbiamo scelto di non essere didascalici. Oltre allo smarrimento, crediamo esistano ancora elementi di connessione profonda che ognuno può trovare dentro di sé”.
Trent’anni insieme, però, non sono solo musica, ma anche relazioni umane. “Guardando i video e le foto di allora si vede chiaramente il passaggio del tempo – osserva Ninja -. Ci sono persone che non ci sono più e oggetti di cui si è persa la memoria. Eppure, quando abbiamo provato i primi pezzi nuovi, ho avuto una sensazione fortissima di contemporaneità. Il legame che abbiamo costruito è talmente profondo da annullare il tempo”. Casacci sottolinea la forza del collettivo: “Percepiamo chiaramente la differenza tra un percorso solista e uno condiviso. Da soli forse non saremmo mai arrivati a esperienze come quella di Essaouira. Trent’anni insieme non sono facili, è un legame ancora più complesso di quello familiare, ma è proprio l’incastro delle fragilità individuali a renderlo solido. Da soli, forse, non avremmo avuto la forza di arrivare fin qui”.
Anche Samuel la vede allo stesso modo: “Quando ci siamo incontrati eravamo tutti un po’ disadattati, e stare insieme ci ha permesso di condividere ed esorcizzare i nostri demoni. Abbiamo trovato un modo di stare al mondo. Questi sono i Subsonica”. Dopo Torino, il viaggio continuerà nei principali festival estivi con il tour ‘Terre Rare 96-26’, al via il 26 giugno. Ma è sotto i portici torinesi e dentro la loro storia, che tutto prende forma. I Subsonica lo sanno bene, e anche quando sembrano guardare altrove, continuano a tornare qui, nelle strade dove il loro viaggio e' iniziato.












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