Stramaccioni: "Ranieri, parole controproducenti. Roma, quanti problemi, ma Gasp è il tecnico giusto"

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L'ex allenatore e opinionista: "Non vedo che benefici potesse avere rendere pubbliche alcune osservazioni sugli allenatori che avevano rifiutato il club"

Lorenzo Cascini

Giornalista

16 aprile - 08:55 - MILANO

La situazione a Roma è tesa. Lo è per Gasperini, l’allenatore scelto in estate dalla proprietà per aprire un ciclo e che ha più volte espresso il suo malcontento, ma lo è anche per la dirigenza. Da Ranieri a Massara. E con Gasp le crepe sono state molteplici, fino allo sfogo di venerdì sera prima della gara contro il Pisa. Come uscirne? Ne abbiamo parlato con Andrea Stramaccioni, uno che la piazza la conosce bene: “Bisogna chiarire i ruoli e prendere una posizione. Serve unione d’intenti”. 

Come e perché si è arrivati a tanto? 

“Credo che lo sfogo di Ranieri sia stato solo la punta dell’iceberg. Mi spiego: i problemi ci sono da tanto tempo e hanno radici più profonde. Dalle incomprensioni sui giocatori da comprare - sia in estate che a gennaio - a un discorso sul progetto e sui rinnovi. Anche perché è da lì che si costruirà la Roma che verrà”. 

Quali meriti ha avuto Gasperini in questo primo anno in giallorosso? 

“Ha avuto la bravura e la forza di imporre le sue idee e la sua filosofia di gioco. D’altronde i Friedkin lo hanno presto per questo. Guardate Malen: con Gasp sta avendo un rendimento straordinario. Però, forse era il caso di affiancargli un altro attaccante di livello”. 

Ranieri venerdì scorso ha parlato chiaro: il suo intervento può destabilizzare l’ambiente? 

“Premetto che è una situazione che sarebbe difficile da gestire anche altrove, non solo a Roma. Gasperini ha fatto presente che secondo lui alcuni giocatori non sono da Roma e Claudio credo abbia scelto di replicare. Conosco entrambi da tanto tempo e so che sono due grandi uomini di calcio, con un carattere forte. In particolare, sulle dichiarazioni pre partita di Ranieri, penso che siano state controproducenti, non solo per Gasperini, ma anche per la squadra in un momento così importante della stagione. Perché onestamente non vedo che benefici potesse avere rendere pubbliche alcune osservazioni sugli allenatori che avevano rifiutato la Roma o fare un confronto con i risultati dell’anno scorso”. 

È mancata una presa di posizione da parte della società? 

“A questo punto è necessaria. E non lo penso da oggi. I Friedkin devono scendere in campo e chiarire la situazione. Gasperini è un allenatore che hanno fortemente voluto e su cui hanno investito, che senso ha prenderlo e non supportarlo dopo pochi mesi? Stessa cosa, però, dico su Ranieri. Vanno chiariti compiti, poteri e ruoli. E possono farlo soltanto loro”. 

È una situazione che sembra ripetersi quasi ciclicamente ormai. Prima con Mou, poi con De Rossi. È un caso? 

“No, non può esserlo. La proprietà ha speso tanto e ha a cuore il bene della Roma, ma restano delle zone grigie su ruoli e poteri decisionali all’interno della società che causano da anni problemi su problemi. E questo non può più andare bene. Anche perché sennò ogni volta sei costretto a ripartire da zero. Gasperini, Ranieri e Massara possono convivere, basterà avere unione d’intenti”. 

La Champions sarà fondamentale. La Roma può farcela? 

“È lì, sta lottando. Ha dovuto combattere con tanti infortuni e tutti questi problemi, eppure è ancora in piena corsa per giocarsela. La Champions sarebbe un grandissimo risultato, non decisivo però. L’obiettivo della proprietà è restare in Europa e costruire una squadra che possa puntare al vertice in futuro. Se poi sarà Champions da subito, ben venga”. 

Si immagina un progetto a lungo termine con Gasperini? 

“La Roma ha puntato sull’allenatore giusto, che a sua volta l’ha scelta nonostante avesse tante richieste. Sono convinto che la soluzione sia creare un mix vincente, tra giocatori esperti e giovani che possono crescere. E in rosa ce ne sono parecchi. Un esempio? Pisilli. Ma in generale la società giallorossa ha sempre avuto una grande tradizione di settore giovanile”. 

Parlava prima di una Roma competitiva per posizioni di vertice. Cosa manca secondo lei? 

“Come dicevo, forse un altro giocatore offensivo da affiancare a Malen. Un calciatore pronto, in grado di essere determinante da subito. E poi un esterno sinistro, così che Wesley possa essere usato a destra”. 

Si è parlato a lungo di una figura come Totti in società. Può essere utile o sarebbe un’ulteriore figura ingombrante? 

“Totti è Totti. È la Roma. Lo prenderei di corsa. Poi, certo, la differenza la fanno sempre competenze e ruoli. Ingombrante lo diventi se non hai mansioni chiare e non c’è ordine. Ma io credo che uno come Francesco possa essere solo un valore aggiunto”.

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