Storia di un piatto di pasta e quattro campioni al Giro

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From left to right, Italian competitors Franco Bitossi, Felice Gimondi and Gianni Motta and interviewed by journalists Luigi Chierici and Sergio Zavoli during the 1966 Giro d'Italia (Tour of Italy). Motta was the overall winner of the race. (Photo by Keystone/Hulton Archive/Getty Images)

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Motta, Adorni, Anquetil e Gimondi al Giro del 1966: amicizia e rivalità, campioni affermati e giovani rampanti, dietro a un piatto le tensioni per un Giro segnato da colpi di scena e il talento di un ragazzo che ha scoperto di avere talento andando al lavoro su un'Atala da donna

Alessandra Giardini

Collaboratore

30 maggio - 15:32 - MILANO

È la sedicesima tappa del Giro d'Italia, il 3 giugno 1966, un venerdì. I corridori sono partiti da Brescia per 143 chilometri di strada fino a Bezzecca, in Trentino. La foto la scattano pochi minuti dopo la partenza: Jacques Anquetil, con indosso il cappello da chef, offre un piatto di spaghetti ad alcuni suoi colleghi del gruppo. Il primo a buttarsi è Vittorio Adorni, vincitore del Giro l’anno precedente, che proprio il giorno prima ha perso la maglia rosa. A portargliela via è stato il ragazzo a sinistra nella foto, Gianni Motta, 23 anni. Anche l’altro giovane, quello a destra, allunga un braccio perché ha fame: è Felice Gimondi, un Tour vinto l’anno prima, al debutto. Adorni è il suo capitano e anche il suo compagno di stanza. È curioso che a servire il piatto italiano per eccellenza a tre corridori italiani al Giro sia un francese. Uno che normalmente non segue la dieta mediterranea. Anquetil, che ha vinto 5 Tour, 2 volte il Giro e 1 Vuelta, è infatti conosciuto dai suoi colleghi per aver detto a un giornalista che "per prepararsi a una corsa non c’è niente di meglio di un buon fagiano, dello champagne e una donna". 

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