Stelle Nba, compagni di scuola e Lucio Dalla in un angolo: a Bologna c'è un torneo che vale più della Serie A

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BOLOGNA. Finale dei Gardens, il 43mo Walter Bussolari Playground tra Carpanelli Orplast Mulino Bruciato e Tatto#13.
Vincitori del torneo: Carpanelli Orplast Mulino Bruciato

racconto

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Per un mese monopolizza la città, fa 5.000 persone a sera senza far pagare un solo biglietto, unisce generazioni, ci trovi vip in tribuna e fanatici che vengono da tutta Europa, rettori dell'Università in panchina e in campo ha visto giocatori Nba e marpioni di Serie A mescolati a ragazzi di provincia. Storia e aneddoti dal torneo dei Giardini Margherita, Gardens per gli amici: in palio c'è la gloria

Giorgio Burreddu

Collaboratore

11 giugno - 12:01 - MILANO

Cari, ci dispiace: chi non conosce i playground ai Giardini Margherita gode solo a metà. Ma tranquilli: è appena cominciata la nuova edizione, la numero 44 di questa mirabolante storia. E a Stefano Dall’Ara, 63 anni, viene un po’ da ridere. “L’idea fu semplice: misurarsi con il concetto di playground americano. Non avevamo nemmeno vent’anni. Eravamo quasi tutti giocatori di basket di B e di C. E spesso anche compagni di classe. Gravitavamo su Piazza Azzarita, davanti al PalaDozza: la sera ci trovavamo lì”. A Bologna, Dall’Ara è un volto noto. Dirigente, manager, amministratore. Un’istituzione, insomma. Ma a lui, come a tutto quel gruppo di ragazzi degli anni Ottanta (da Massimo Romeo a Stefano Muratori), per una cosa la città dovrà essere eternamente grata: l’invenzione del torneo di basket all’aperto più incredibile che esista. “Ai Giardini Margherita c’era questo campetto. Lo verniciammo, cambiammo le retine, lo tirammo fuori dal fango. All’epoca era un cemento più grezzo, anche se non è tanto diverso da com’è oggi. Nei primi anni di torneo mancavano le luci e la sera bisognava tagliare corto”. 

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