Stellantis Termoli, come funziona e quanto pesa in busta paga il contratto di solidarietà

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Stellantis Termoli sceglie la solidarietà per un anno, dal 1° settembre 2025 al 31 agosto 2026. Sono coinvolti tutti i 1.823 addetti, con riduzioni a rotazione di reparti e settimane fino all’80% del monte ore. Non è un fermo, ma una gestione “verticale/mista” che distribuisce il poco lavoro in attesa della ripresa prevista nel 2026

Valerio Boni

28 agosto - 09:21 - MILANO

Quando una fabbrica rallenta, le storie che contano non sono solo quelle industriali: sono quelle di chi timbra, a turni alterni, e prova a tenere assieme conti di casa e futuro. A Termoli, Stellantis e sindacati hanno scelto di allungare il ponte: dal primo settembre 2025 al 31 agosto 2026 lo stabilimento va avanti con un contratto di solidarietà che abbraccia tutti i 1.823 dipendenti. Non è un “fermo”: è una riduzione d’orario manovrata a rotazione per fasi, reparti e settimane, con taglio del monte ore fino all’80% sull’intero periodo. Tradotto: alcuni reparti resteranno spenti per blocchi di giorni o settimane, altri accesi, poi si alterna; i ratei (ferie, tredicesima, Tfr) continuano a maturare. Il pacchetto sostituisce lo schema appena scaduto, che riguardava circa 900 persone. I calendari di dettaglio li vedremo nelle prossime settimane. Perché ora? Perché Termoli è in mezzo al guado: l’addio al ciclo Fire è alle spalle, la gigafactory è in stand-by, e la nuova linea del cambio e-Dct arriverà non prima del 2026 (con regime pieno nel 2027). In un contesto di domanda incerta e nervi tesi anche sul fronte dazi Usa, la ricetta è distribuire il poco lavoro su tutti, tenendo caldo l’organico in vista del rilancio.

che cos'è (e non è) la solidarietà

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La solidarietà difensiva è un ammortizzatore: l’azienda riduce l’orario per evitare esuberi, e sulle ore non lavorate interviene l’Inps con un’indennità fino all’80% della retribuzione persa, fermo restando un massimale mensile fissato ogni anno. A Termoli la gestione “a rotazione” non è un taglio identico di ore tutti i giorni (orizzontale), ma una pratica verticale/mista: intere giornate o settimane senza lavoro per alcuni, mentre altri lavorano, poi si fa lo scambio. È la formula tipica quando le linee si accendono e spengono a ondate.

busta paga, i conti in tasca

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La matematica è semplice (anche se l’effetto psicologico non lo è): si prende lo stipendio per le ore fatte, più l’integrazione Inps per le ore saltate. La regola generale è 80% della retribuzione perduta, ma con il tetto. Per il 2025, il massimale ordinario è 1.404,03 euro lordi, 1.322,05 euro dopo la trattenuta del 5,84% prevista dalla legge (che serve a finanziare la copertura contributiva). In pratica, si confronta: (80% – 5,84%) della retribuzione persa rispetto al massimale; vale il minore. Facciamo due esempi (ragionando lordo su lordo per coerenza col massimale): Stipendio 2.200 euro/mese, –50% ore: si perdono 1.100 euro; l’80% equivale a 880 euro (circa 829 euro dopo il 5,84%). Totale mese circa 2.200 – 271 = 1.929 €. Non si tocca il massimale. Stipendio 3.600 euro/mese, –50% ore: si perdono 1.800 euro l’80% sono 1.440 uro, ma scatta il tetto: l’integrazione si ferma a 1.404,03 euro lordi (circa 1.322,05 euro dopo il prelievo del 5,84%). La perdita sale (in percentuale), perché il massimale “taglia” l’indennizzo. Un dettaglio spesso trascurato: verticale o orizzontale non cambia la formula, cambia quando si sente l’impatto. Con sospensioni a blocchi è più facile concentrare molte ore perse nello stesso mese e incidere sul massimale; con tagli uniformi giornalieri, la perdita si ripartisce.

tfr e contributi

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Qui c’è una buona notizia. Nei periodi coperti da Cigs/solidarietà, i mesi valgono per la pensione grazie alla contribuzione figurativa: l’Inps accredita i contributi calcolandoli sulla retribuzione globale di riferimento, così l’anzianità non si "buca". È il motivo per cui sull’integrazione scatta quella famosa trattenuta del 5,84%. E il Tfr? Continua a maturare. La quota relativa alla “retribuzione persa” (quella coperta dall’integrazione) è a carico della gestione Inps competente e il datore di lavoro la recupera con le modalità indicate dall’Istituto: su questo l’Inps ha ribadito principi e tempi, chiarendo anche quando scatta il diritto al recupero. Insomma: per il lavoratore, quei mesi non “spariscono” dal Tfr.

solidarietà contro cassa integrazione

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Nel parlato comune si mescolano, ma la differenza di taglio esiste. La cassa integrazione (Cigo/Cigs) è lo strumento che sospende o riduce l’attività per causali tipizzate (crisi, riorganizzazione, eventi oggettivi), sempre con copertura Inps all’80% entro i massimali. La solidarietà è una Cigs “difensiva” costruita per evitare licenziamenti, con una riduzione concordata dell’orario e spesso con rotazioni e clausole sui ratei. In entrambi i casi paga Inps la parte non lavorata; l’azienda paga le ore fatte e può integrare ulteriormente per accordo.

il filo logico di termoli

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Mettendo in fila i pezzi, il racconto è coerente: un anno di flessibilità spinta (fino all’80%), rotazioni verticali/miste, ratei tutelati, contributi figurativi e Tfr in continuità. Obiettivo: presidiare l’occupazione fino all’avvio dell’e-Dct e alla (eventuale) riapertura dei cantieri sulla gigafactory. È una scelta di tenuta, più che di cura definitiva. Ma oggi è la misura che consente a Termoli di non disperdere competenze nell’attesa del prossimo giro.

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