Stefano Rosso: "Il mio Vicenza, come una sfilata di Galliano. I soldi? Non conta quanto spendi, ma come"

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Il presidente biancorosso racconta la gioia della promozione: "Vincere non è mai scontato, ora siamo dove meritiamo di stare. Mio padre Renzo merita questa promozione più di tutti, ha sofferto con noi. Gallo resta? Per me si, ma dev'esserci la sua volontà"

Nicola Binda

Giornalista

18 marzo - 08:47 - MILANO

Ci sono emozioni ed emozioni. Quelle che regala il calcio sono speciali. Intense, affollate, molto desiderate, complicate da raggiungere. Stefano Rosso nella vita ne ha vissute tante, questa nel calcio con il Vicenza è stata la prima, vera, perché l’altra, nel 2020, era stata più triste, senza tifosi, causa Covid. L’ha attesa a lungo, dopo averla sfiorata due volte. E si è commosso.

Presidente, si è presentato allo stadio senza il solito cappellino. Questione di cabala?

 “No no, solo un caso… Lo porto solo per il freddo, o per nascondere la tensione. Stavolta ho assorbito tutto”. 

Vi siete ripresi la B e anche la festa saltata per il Covid.

“Questa è stata stupenda, la aspettavamo da tanto. Quella del 2020 c’era rimasta qui… Non è facile vincere e non succede sempre, non poterlo fare con i tifosi era stato un peccato. Festeggiare insieme significa unire tutte le componenti che stanno attorno alla squadra, ora siamo stati ripagati e continueremo a fare festa fino alla fine. È stato un percorso fatto con tante persone e sanno quanto ci ho messo per riportare il Vicenza al posto minimo dove deve stare”.

Le hanno fatto i complimenti in tanti: una frase che l’ha colpita?

“Vedere la felicita negli occhi dei tifosi è stato bellissimo. Carlo Capirello, nostro preparatore dei portieri da 30 anni, non era stato bene e vederlo felice mi ha emozionato. “Te lo meriti” mi ha detto. E soprattutto la telefonata con mia figlia Rania, che era a Milano: “Ti amo bravo papà” mi ha detto (e si commuove)”. 

Papà Renzo è un uomo di successo, lunedì sera al fischio finale è sceso in campo a festeggiare con la squadra: una gioia così è insolita anche per lui.​

“I successi hanno un sapore diverso. Nel calcio è un’esplosione, un momento che ripaga tanto tempo e tanti sacrifici. È un’emozione unica e lui se la merita più di tutti, perché ci ha supportato e ha sofferto con noi”​.

Al Menti c’erano 12mila tifosi ma anche qualche spazio vuoto. La città può fare di più? 

“La città ha sempre dato tanto, sta a noi mettere i tifosi nelle condizioni giuste e facilitare la loro vita. Anche nei momenti difficili ci sono sempre stati, puntiamo ad avere 10mila abbonati”.

Una promozione è uno step: nel mondo fashion a cosa si può paragonare? 

“A certe sfilate che tracciano il segno nel mondo della moda, come l'ultimo Couture show di John Galliano per Maison Margiela o lo show di Meryll Rogge per Marni. Cambiano il corso della vita di un brand”. 

Il mattino dopo la festa era già a Milano al lavoro. Bisognerà lavorare tanto anche per la B... 

“Mi voglio godere la festa, surfiamo sull’onda dell’entusiasmo. Poi partiamo dalle consapevolezze: società solida, con un percorso importante e tanti pezzi del sistema che funzionano bene. Da qui costruiamo per fare bene in un campionato che è il più difficile e non si può mai vivere sereni”.

Gallo lo confermate? L’Entella dopo la promozione gli fece capire che era meglio dividersi. 

“Per me ovviamente sì, ma ci deve essere la sua volontà. Non l’abbiamo mai messo in discussione, abbiamo stravinto grazie al lavoro di tutti e alle sue capacità”.

La scelta di portare in prima squadra ragazzi cresciuti in casa è stata premiata. Sarà ancora così?

“Sì certo, abbiamo investito molto sui giovani del territorio, che è molto ricco e ha passione e strutture. Il responsabile Nicolin è al lavoro per scovare talento e portarlo in prima squadra. Siamo entrati nel calcio proprio per far giocare i giovani di qui, è un progetto prima sociale e poi sportivo, stiamo raccogliendo soddisfazioni” 

Dopo la caduta in C di quattro anni fa avete perso due promozioni per un soffio. Quale promozione rimpiange?

 “Quella dell’anno scorso. Abbiamo fatto una grande rimonta sul Padova e poi siamo siamo scivolati su una buccia di banana (sconfitta sul campo della Virtus Verona, ndr) e le grandi squadre non lo devono fare. La finale dei playoff a Carrara invece l’avevamo fatta dopo aver dato tutto, eravamo stremati”.

Second Calcio e Finanza dal 2018, quando avete rilanciato il Vicenza, avete investito 50 milioni. Dopo la retrocessione del 2022 avete via via abbassato il budget di un milione: vuol dire che contano più le idee dei soldi?

“Sì. Non conta quanto, ma come spendi. Ci siamo portati dietro il peso di una retrocessione con contratti pesanti, poi ci siamo ricalibrati e abbiamo vinto investendo bene, con persone e idee giuste”. 

Una delle poche proprietà italiane forti, radicate col territorio, contro i fondi stranieri. 

“Noi siamo partiti per coinvolgere imprenditori forti del Vicentino per rappresentare città e provincia. Ognuno ha le sue idee e strategie, il nostro vuol valorizzare il territorio, ma non escludo che in futuro si possa lavorare su uno scouting più ampio, anche sull’estero. Così come i soci: la porta è aperta. Il Vicenza è una società che deve andare oltre chi lo guida. Oggi il calcio è più globale: valorizziamo le risorse locali ma non restiamo chiusi nell’orticello, come hanno fatti in tanti, per esempio l’Atalanta”.

In B potrebbero esserci derby tosti contro Padova e Verona. 

“Molto exciting, ricominceremo a vivere sfide che infiammano i tifosi”. 

Se poi giocherete ancora per vincere… 

“La B è il minimo per Vicenza. Ma il calcio in generale deve darsi una ridimensionata. È uno sport, si vince e si perde, invece c’è troppa esasperazione, servono valori sani per godersi il bello dello sport”.

Non pensa che l’esasperazione nasca dal fatto che l’aspetto economico sia preponderante su quello tecnico? 

“Sì, ma potrebbe esserlo per noi proprietari, non per i tifosi. Bisogna ammortizzare meglio promozioni e retrocessioni: se saltano le società si mette a rischio il sistema”

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