Stan e Josh Kroenke: quando stravincere è lo sport di famiglia

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Dopo i trionfi americani in basket, hockey, calcio e football, padre e figlio si sono presi anche la Premier con l’Arsenal. Ecco storia, strategie (e mantra) dell’impero sportivo numero 1 al mondo

Il Super Bowl 2022 e, qualche mese dopo, la Stanley Cup. L’anello di campioni Nba 2023 e il trofeo della Premier League di quest’anno. In comune non dovrebbero avere molto, in realtà dietro questa collezione di trofei c’è l’impero sportivo più grande del mondo. È quello della famiglia Kroenke, che Cnbc l’anno scorso ha valutato in circa 21,5 miliardi di dollari, praticamente 19 miliardi di euro. Ne fanno parte i Los Angeles Rams (football Nfl), i Denver Nuggets in Nba, i Colorado Avalanche (hockey Nhl), i Colorado Rapids in Mls e l’Arsenal in Premier League, tutte squadre di cui i Kroenke sono proprietari al 100 per cento. L’impero sportivo l’ha fondato il 78enne Stan, il patriarca, e oggi lo gestisce insieme al figlio Josh, suo numero due. Ogni club opera in autonomia ma segue lo stesso principio: il progetto è sempre a lungo termine, svenarsi per vincere un titolo oggi non è importante quanto invece il successo duraturo e sostenibile a lungo termine. 

fenomeno mcvay

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Guardare l’Arsenal, per capire. La famiglia Kroenke ne è diventata proprietaria unica nel 2018. Era azionista di riferimento dal 2011, ma con troppe complicazioni per dare ai Gunners la forma e l’identità propria dei gioielli di famiglia. Una delle loro prime mosse è stata affidarsi, nel dicembre 2019, a un allenatore 37enne e senza esperienza: Mikel Arteta. I Kroenke avevano visto in lui lo stesso potenziale ancora inespresso che un paio d’anni prima avevano scovato in Sean McVay, cui nel 2017 avevano affidato i Rams trasformandolo, a 31 anni, nel coach più giovane nella storia della Nfl. Il potenziale di Arteta, come quello di McVay (i due si sentono regolarmente, scambiandosi idee e opinioni su come gestire atleti, pressioni e talenti), i Kroenke l’hanno lasciato crescere, credendo nel progetto a lungo termine senza pretendere risultati subito. A Londra sono finalmente arrivati a maggio, quando l’Arsenal ha vinto la Premier League dopo 22 anni. In panchina c’è ancora Arteta, nel frattempo cresciuto fino a diventare uno dei tecnici più stimati del campionato più difficile del mondo. Dietro la scrivania, c’è il 54enne bresciano Andrea Berta, arrivato nel 2025 dopo 12 anni nell’Atletico Madrid e lasciato libero di lavorare come direttore sportivo senza la pressione di un proprietario iper esigente e ansioso di vincere. "Essere su quel prato con mio padre, tenendo in mano il trofeo della Premier, è qualcosa che non dimenticherò mai", ha detto Josh Kroenke il 25 maggio, quando l’Arsenal è diventato campione d’Inghilterra. I Gunners adesso sono pronti per aprire un ciclo, per essere un punto di riferimento vincente come le altre squadre di famiglia. 

stan uomo dei record

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Stan Kroenke ha una fortuna che Bloomberg stima in quasi 27 miliardi di dollari, circa 23,8 in euro (è tra i 100 uomini più ricchi del mondo), costruita nel settore immobiliare. È nato e cresciuto in Missouri, nel cuore d’America, nel paesino di Mora in cui il padre era proprietario di una piccola azienda di legname e dove lui ha cominciato spazzando il pavimento. Da lì ha costruito una fortuna che oggi lo rende il più grande proprietario terriero privato degli Stati Uniti. La testa nello sport l’ha sempre avuta (al liceo giocava a basket e baseball e faceva atletica) e, a metà degli anni Novanta, ha comprato per passione una quota di minoranza nei Rams. È stato il primo passo verso la costruzione del suo impero, uno in cui la famiglia Kroenke non supervisiona ogni singolo dettaglio di ogni singolo club, ma individua il talento negli allenatori e nei dirigenti e si fida di loro, lasciandoli liberi di muoversi seguendo il loro mantra, ovvero il quadro generale viene sempre davanti a tutto, ogni club di famiglia è unico, specifico del proprio sport e della propria città e va gestito di conseguenza. Ci possono essere punti comuni, ma il modo di gestire l’Arsenal a Londra non può essere lo stesso per i Rams a Los Angeles o per i Nuggets a Denver. 

uno stadio da 5,5 miliardi

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C’è un altro punto fondamentale: la fortuna della famiglia Kroenke viene dal settore immobiliare e il know-how di anni di esperienza lo hanno unito agli investimenti nello sport. Quando nel 2016 la famiglia ha riportato i Rams da St. Louis a Los Angeles, parte integrante del progetto era la costruzione del modernissimo SoFi Stadium, lo stadio più costoso del mondo coi suoi 5,5 miliardi di dollari ammirato oggi al Mondiale di calcio. Attorno all’impianto è stato sviluppato Hollywood Park, un’area di 82mila metri quadrati che comprende anche appartamenti, uffici, un parco pubblico e diversi locali commerciali. A Denver, attorno alla Ball Arena dove giocano i Nuggets e gli Avalanche, sta per essere costruito il nuovo quartier generale delle due franchigie. E a Londra, oltre all’Emirates Stadium e al centro di allenamento dell’Arsenal, la famiglia Kroenke ha contribuito alla trasformazione di Highbury, lo storico stadio del club, in un edificio residenziale che ha riqualificato l’intero quartiere. A livello sportivo, i gioielli della famiglia non hanno punti di contatto se non i proprietari: Stan e Josh si vedono poco, parlano ancora meno in pubblico, ma portano avanti la loro visione e il loro modello di business: trovare talenti e personalità che condividano la visione, affidare loro i club e lasciarli lavorare lì fino a quando non ottengono risultati. 

l’abbaglio superlega

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Non è sempre un trionfo, perché ogni titolo vinto negli ultimi quattro anni ha alle spalle una controversia. Come quando i Kroenke hanno detto sì alla Superlega e i tifosi dell’Arsenal, per protesta, hanno impiccato un pupazzo di Stan a un palo fuori dall’Emirates Stadium, pretendendo che la squadra si ritirasse dal progetto poi fallito e, successivamente, chiedendo alla famiglia di vendere il club (i Kroenke ovviamente non hanno ceduto). Oppure come le lunghe controversie legali per trasferire i Rams da St. Louis a Los Angeles, finite in tribunale. Ma anche come quando i Nuggets, la settimana prima dell’inizio dei Playoff Nba 2025, hanno licenziato l’head coach e il general manager che solo due anni prima li avevano portati a vincere il titolo. L’idea di fondo era che non fossero più adatti, che la Denver del basket sarebbe stata meglio senza di loro, e i Kroenke non hanno avuto problemi a cambiare. 

modello da collezione

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Ci vuole anche coraggio, saper pensare fuori dagli schemi, per costruire l’impero sportivo più grande del mondo. A Stan e Josh non è mai mancato: osare, fare qualcosa con lo sport e attorno allo sport che non era mai stato fatto prima. Tutto nel nome del successo, sportivo e imprenditoriale. Lo sport non rende ricchi, non chi possiede una squadra perlomeno. Permette però di lasciare il segno, specie se si producono risultati. Di creare un modello. C’è una collezione di trofei, vinti in città diverse, in sport diversi, con anche un oceano di mezzo, a dire che il modello Kroenke funziona. Così bene che non esiste impero sportivo più ricco e vincente del loro.

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